Venticinque anni sono trascorsi, ma quelle immagini appartengono ancora alla memoria collettiva di intere generazioni. Il fumo che avvolge le Torri Gemelle, il secondo aereo che attraversa il cielo di Manhattan e si schianta contro la Torre Sud, le persone in fuga ricoperte di polvere, i soccorritori che corrono nella direzione opposta. Poi i crolli, uno dopo l'altro, trasmessi in diretta dalle televisioni di tutto il mondo.
Era l'11 settembre 2001. Un martedì che avrebbe cambiato per sempre gli Stati Uniti e, con loro, gli equilibri politici, militari e sociali del pianeta.
Oggi, 11 settembre 2026, sono passati esattamente 25 anni dagli attentati terroristici organizzati da Al-Qaeda contro gli Stati Uniti. A New York, Washington e Shanksville, in Pennsylvania, il ricordo torna nei luoghi nei quali quella mattina morirono 2.977 persone, oltre ai 19 dirottatori. Migliaia di persone partecipano alle commemorazioni e ancora una volta i nomi delle vittime tornano a essere pronunciati uno per uno.
Dalle 8.46 alle 10.28, 102 minuti che cambiarono la storia
Alle 8.46, ora di New York, il volo American Airlines 11, partito da Boston e diretto a Los Angeles, si schiantò contro i piani dal 93° al 99° della Torre Nord del World Trade Center.
In un primo momento si pensò anche a un incidente. Le televisioni iniziarono a collegarsi con Manhattan mostrando una delle torri avvolta dal fumo. Diciassette minuti più tardi, alle 9.03, davanti alle telecamere ormai puntate sul World Trade Center, il volo United Airlines 175 colpì la Torre Sud.
Fu in quell'istante che il mondo comprese di trovarsi davanti a un attacco. Alle 9.37 un terzo aereo dirottato, l'American Airlines 77, si schiantò contro il Pentagono, alle porte di Washington. Alle 9.59, dopo 56 minuti di incendio, la Torre Sud crollò.
Quattro minuti dopo, alle 10.03, il volo United Airlines 93 precipitò in un campo vicino a Shanksville, in Pennsylvania. Passeggeri e membri dell'equipaggio, dopo aver saputo attraverso le telefonate a terra quanto stava accadendo a New York e Washington, avevano tentato di riprendere il controllo dell'aereo ai dirottatori. Nessuno sopravvisse.
Alle 10.28 cedette infine la Torre Nord. Dal primo impatto erano trascorsi soltanto 102 minuti.
Quasi tremila vittime e centinaia di soccorritori
Il bilancio dell'11 settembre fu di 2.977 vittime. Al World Trade Center morirono lavoratori, persone che si trovavano negli edifici, passeggeri degli aerei e centinaia di uomini e donne intervenuti per soccorrere chi era rimasto intrappolato. Il solo dipartimento dei Vigili del Fuoco di New York perse 343 membri.
Ma a distanza di un quarto di secolo il conto dell'11 settembre non può essere limitato a chi morì quella mattina. Migliaia di soccorritori, lavoratori e residenti sono stati esposti per settimane e mesi alle polveri tossiche di Ground Zero e negli anni successivi si sono ammalati.
Proprio alla vigilia del venticinquesimo anniversario il sindaco di New York Zohran Mamdani ha reso pubbliche migliaia di pagine di documenti sulla qualità dell'aria dopo il crollo delle Torri, sostenendo che le autorità fossero a conoscenza della presenza di amianto e di altri rischi mentre alla popolazione veniva assicurato che l'aria fosse sicura. Mamdani ha ricordato come le vittime delle malattie collegate all'11 settembre abbiano ormai superato quelle morte nel giorno degli attentati.
Anche per questo, nel venticinquesimo anniversario, alla tradizionale cerimonia di Ground Zero è stato aggiunto un settimo momento di silenzio, dedicato a chi negli anni ha perso la vita a causa di malattie e conseguenze legate agli attentati. Gli altri sei scandiscono ancora gli orari degli impatti dei quattro aerei e dei crolli delle due Torri.
Il mondo dopo l'11 settembre
Le conseguenze andarono ben oltre i confini degli Stati Uniti. L'amministrazione di George W. Bush dichiarò la “guerra al terrorismo” e poche settimane dopo iniziò l'intervento militare in Afghanistan contro i Talebani, accusati di offrire protezione a Osama bin Laden e ad Al-Qaeda.
Negli Stati Uniti cambiarono radicalmente i controlli negli aeroporti, le politiche di sicurezza e gli strumenti concessi alle agenzie di intelligence. Nell'ottobre 2001 arrivò il Patriot Act. Due anni più tardi gli Stati Uniti invasero l'Iraq: una guerra inserita politicamente nel nuovo scenario seguito all'11 settembre, pur non essendo emerso un coinvolgimento del regime iracheno negli attentati.
Per anni la caccia a Bin Laden sarebbe rimasta uno degli obiettivi principali di Washington. Il leader di Al-Qaeda venne ucciso soltanto nel maggio 2011, durante un'operazione delle forze speciali statunitensi ad Abbottabad, in Pakistan.
Ma l'11 settembre cambiò anche qualcosa di più difficile da misurare: il rapporto con la sicurezza, il modo di viaggiare, la percezione del terrorismo internazionale e la sensazione di vulnerabilità dell'Occidente.
I 411 nomi della memoria italiana
Nel venticinquesimo anniversario emerge anche una pagina della tragedia legata all'Italia. Un progetto indipendente e senza scopo di lucro ha ricostruito 411 nomi, volti e storie di vittime di origine italiana e italo-americana dell'11 settembre.
Il lavoro, realizzato da Giulio Picolli attraverso registri ufficiali, fotografie, testimonianze e contatti con le famiglie, viene presentato proprio oggi al Consolato italiano di New York. L'obiettivo è sottrarre quelle persone alla dimensione impersonale di un numero e conservarne le storie individuali.
A ricordare l'anniversario anche la sindaca di Rapallo Elisabetta Ricci. “Sono ormai passati 25 anni dal terribile attentato che colpì le Torri Gemelle nel 2001, eppure ogni anno questa memoria continua a insegnarci tanto”, ha scritto.
“Ci insegna che l'odio, la violenza, il rancore, la vendetta sono motivazioni che portano solo al dolore e alla disperazione, rimangono inutili e improduttive. Ci insegna, soprattutto, che dopo il frastuono c'è il silenzio, e dopo il silenzio, la rinascita. Per sempre”.
Balleari: “Da quel momento il mondo non è stato più lo stesso”
Anche il presidente del Consiglio regionale della Liguria Stefano Balleari ricorda il venticinquesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre, soffermandosi sulla forza di una memoria rimasta nitida a distanza di un quarto di secolo. “Se ci domandassero cosa stessimo facendo esattamente in quel tragico 11 settembre 2001, in quegli istanti precisi di orrore, tutti daremmo una risposta ben precisa”, afferma Balleari.
Il presidente del Consiglio regionale richiama poi i profondi cambiamenti avvenuti negli anni successivi: “Tra attentati, crisi, pandemia e nuovi scenari geopolitici, da quel momento il mondo non è stato più lo stesso”.
La chiusura è affidata a un messaggio di speranza: “Ma nessuno potrà mai toglierci la speranza di un mondo migliore”.
Giordano: “Ai miei fratelli oltre oceano, onore e memoria”
Un ricordo legato soprattutto al sacrificio dei soccorritori arriva anche da Stefano Giordano, capogruppo in regione del Movimento 5 Stelle, che richiama la propria esperienza da pompiere e dedica un pensiero ai colleghi che l’11 settembre corsero verso le Torri Gemelle mentre migliaia di persone cercavano di mettersi in salvo.
“Quel maledetto giorno, mentre migliaia di persone scendevano dalle Torri Gemelle, i miei fratelli oltre oceano salivano”, scrive Giordano, ricordando i 343 vigili del fuoco di New York, i 37 agenti della Polizia dell’Autorità Portuale e i 23 agenti della Polizia di New York morti negli attentati, insieme agli altri soccorritori.
Giordano sottolinea anche come il bilancio non si sia esaurito l’11 settembre 2001, ricordando le centinaia di soccorritori morti negli anni successivi per malattie legate all’esposizione alle sostanze respirate tra le macerie di Ground Zero.
“Da pompiere, li sento fratelli anche a migliaia di chilometri di distanza. Non si dimenticano. Si ricordano con rispetto, amore e devozione”, aggiunge, rivolgendo infine “il pensiero più grande” alle vittime civili e alle famiglie che da venticinque anni convivono con quelle assenze.