Si è svolta oggi, 12 settembre, alla caserma “Nino Bixio” di Bolzaneto, la commemorazione dell’83° anniversario del combattimento di Cremeno, episodio del settembre 1943 ricordato come uno dei momenti che segnarono l’inizio della guerra di liberazione a Genova.
A rendere omaggio ai dodici militari caduti durante gli scontri è stato anche il presidente dell’ILSREC Giacomo Ronzitti, intervenuto in qualità di oratore ufficiale. La cerimonia si è svolta nonostante le difficoltà legate ai lavori di messa a norma dell’area.
"Siamo qui, come ogni anno, nonostante le difficoltà dovute ai lavori di messa a norma dell’area, a rendere il nostro deferente omaggio ai 12 soldati caduti qui il 9 Settembre del 1943, i quali con il loro sacrificio segnarono l’inizio della guerra di liberazione nella nostra città", ha ricordato Ronzitti.
Il presidente dell’ILSREC ha quindi ricostruito le circostanze che portarono al combattimento. I dodici soldati facevano parte del presidio dell’89° Fanteria “Salerno”, circondato durante la notte dai reparti della Wehrmacht. Di fronte all’ultimatum tedesco, i militari decisero di reagire.
"Fu, il loro, un gesto spontaneo di ribellione all’ultimatum intimato dai reparti della Wermacht che, nel corso della notte, avevano circondato il presidio dell’89° Fanteria 'Salerno'", ha spiegato Ronzitti, ricordando come quella scelta rappresentò un atto di "coraggio e spirito patriottico".
Nella sua orazione, il presidente ILSREC ha inserito il sacrificio dei militari di Cremeno in un quadro più ampio, quello dei tanti soldati italiani che dopo l’8 settembre si trovarono a combattere o a essere deportati. «Un atto di coraggio e spirito patriottico che li accomuna a tanti altri soldati caduti a Porta San Paolo a Roma e in altri borghi d’Italia o dispersi sui vari fronti di guerra come a Cefalonia, a Corfù, nei Balcani e in altre terre lontane».
Una pagina di storia che, ha sottolineato Ronzitti, ebbe un costo umano altissimo: "Pagarono un prezzo altissimo con decine di miglia di morti e feriti e oltre 600.000 deportati nei lager". Un'esperienza che lo storico e politico Alessandro Natta definì "altra Resistenza".