Nessun passo indietro sui 131 licenziamenti annunciati da Ericsson per il sito di Genova. Il primo confronto tra l’azienda e le organizzazioni sindacali dopo l’apertura della procedura si è chiuso senza le aperture sperate dai rappresentanti dei lavoratori: la multinazionale ha confermato l’intenzione di portare a termine gli esuberi entro la fine del 2026.
Una posizione che irrigidisce ulteriormente una vertenza esplosa nei giorni scorsi e che coinvolge circa il 40% della forza lavoro genovese. Su un organico di poco più di 300 dipendenti, infatti, la procedura interessa 131 persone. Nei giorni scorsi i lavoratori erano già scesi in piazza, portando la protesta prima davanti alle istituzioni regionali e poi nel centro della città.
Dal tavolo di oggi, mercoledì 16 settembre, non sarebbero emersi spiragli neppure sulle possibili soluzioni alternative ai licenziamenti. Al momento non sono previsti percorsi di formazione né il ricorso ad ammortizzatori sociali, mentre i sindacati riferiscono di non aver ottenuto aperture neppure sul fronte dei ricollocamenti. La richiesta di avere più tempo per gestire la crisi avrebbe inoltre ricevuto risposta negativa dall’azienda.
Resta poi il nodo del futuro della presenza di Ericsson nel capoluogo ligure. Durante l’incontro, secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, non sarebbero arrivate indicazioni precise sui prossimi investimenti e sulle prospettive industriali del sito genovese. Un aspetto che alimenta le preoccupazioni dei lavoratori anche oltre la procedura attualmente aperta.
Durissimo l'intervento Giorgio Merlino, segretario generale Fistel Cisl Liguria: "C’è stato un muro di gomma, nessuna apertura". Per il sindacato la partita non può più rimanere confinata a livello locale e deve approdare al ministero competente, trasformandosi in una vertenza nazionale. Merlino ha inoltre definito particolarmente preoccupante l’assenza di risposte sulle prospettive di investimento a Genova.