Le Segreterie UIL FP dell' E.O. Ospedali Galliera e di Genova si trovano costrette a denunciare l'ennesimo episodio di violenza ai danni del personale sanitario.
La UIL FP esprime solidarietà e vicinanza ai tre colleghi coinvolti in questo ennesimo episodio: nessuno dovrebbe avere paura, o subire violenza, mentre sta prendendosi cura di un'altra persona. Il pensiero di UIL FP va anche a tutto il personale del Sistema Sanitario Regionale che, giorno dopo giorno, con competenza, professionalità, dedizione e spirito di sacrificio, continua a garantire un servizio essenziale alla cittadinanza, spesso tra difficoltà, aggressioni verbali, psicologiche e carenze che pesano ormai da troppo tempo.
"Lo diciamo senza mezzi termini: il Pronto Soccorso non può e non deve continuare a essere il luogo dove si scaricano situazioni che richiederebbero ben altre risposte - spiegano Marco Vannucci e Marco Deidda, rispettivamente segretario generale UIL Fp Genova e segretario aziendale E.O. Ospedali Galliera - È una logica inaccettabile, che affida al personale sanitario, già piegato da carichi di lavoro insostenibili, il compito di gestire ciò che non gli compete, creando inevitabilmente condizioni di pericolo per cittadini e operatori.
Da tempo, come Organizzazione Sindacale, esigiamo che questo non accada più, anche mediante il rispristino dei posti di polizia H24.
Non è purtroppo la prima volta, e non possiamo più permetterci che accada ancora. Un presidio ospedaliero, che per definizione dovrebbe essere un luogo sicuro tanto per chi vi lavora quanto per chi vi si rivolge, si sta trasformando, con sempre piu' preoccupante frequenza, in un vero e proprio far west".
Uil Fp ha chiesto a più riprese risposte e soluzioni nei tavoli competenti, rimaste ad oggi lettera morta. Non è più tollerabile continuare ad affidarsi alla buona sorte, sperando che non si verifichi un evento dalle conseguenze ben più gravi per la salute di sanitari e cittadini. "Ribadiamo inoltre anche la nostra netta contrarietà ad iniziative come l'utilizzo di body cam o all'introduzione di corsi di autodifesa rivolti al personale sanitario - spiegano Vannucci e Deidda -
La sicurezza di chi lavora ogni giorno per curare gli altri non è negoziabile, non può continuare a dipendere dal caso e soprattutto non deve essere scaricata sulle spalle del personale sanitario.
Pretendiamo, con la massima urgenza, che le Istituzioni competenti diano risposte immediate, concrete e non più rinviabili, prima che si debbano conseguenze irreparabili".