Attualità - 22 settembre 2026, 14:38

Oltre 10mila firme contro le sedi neofasciste, la petizione arriva a Tursi: “Genova può essere la scintilla”

Consegnate alla Presidenza del Consiglio comunale le adesioni raccolte in quattro mesi. I promotori chiedono la chiusura delle sedi, nessuna nuova concessione e una modifica al regolamento per l'utilizzo degli spazi pubblici. Giovedì nuovo presidio davanti alla Prefettura

Oltre diecimila firme raccolte in quattro mesi e ora consegnate alle istituzioni. La petizione promossa da Antifascisti e Antifasciste Genovesi è arrivata oggi, martedì 22 settembre, davanti a Palazzo Tursi, dove si è tenuto il primo dei due presidi annunciati dai promotori. Al termine della manifestazione le firme sono state consegnate alla Presidenza del Consiglio comunale.

Le richieste rivolte all'amministrazione sono tre: la chiusura delle sedi riconducibili dai promotori a realtà neofasciste, la mancata concessione di nuove autorizzazioni per l'apertura di altre sedi e il diniego di spazi pubblici e privati per manifestazioni e iniziative riconducibili al fascismo e al nazifascismo.

“Le richieste che faremo saranno queste - spiega Antonella Marras, storica militante -. Non è tollerabile che nella città Medaglia d'Oro per la Resistenza ci siano ancora queste realtà. Parliamo di organizzazioni che riescono anche a intercettare un disagio sociale ed economico importante dando però, secondo noi, risposte basate sull'odio, sulla xenofobia e sul sessismo”.

La mobilitazione, però, punta anche a ottenere un provvedimento concreto da Palazzo Tursi. “Di parole ne abbiamo dette tante e di mobilitazioni ne abbiamo fatte - prosegue Marras -. Questa è un'ulteriore forma di antifascismo militante. Chiederemo all'amministrazione di fare quello che è già stato fatto in altre città come Brescia, Firenze, Pisa, Prato e Livorno”.

La proposta è quella di intervenire sul regolamento comunale relativo alla concessione degli spazi pubblici, introducendo l'obbligo di una dichiarazione con cui chi presenta la richiesta affermi di ripudiare fascismo e nazismo e le iniziative riconducibili a quelle ideologie.

Nel mirino della petizione c'è anche la presenza in città di CasaPound. “Vogliamo che vada via da dove si trova, ma anche che non apra da nessun'altra parte - dice Marras -. Non vogliamo che vengano date ulteriori concessioni alla presenza di queste realtà”.

La raccolta firme, partita ad aprile, ha coinvolto partiti, associazioni, sindacati, collettivi e comitati cittadini. Tra le adesioni figurano, tra gli altri, Anpi provinciale, Camera del Lavoro Cgil Genova, Arci, Usb, Emergency Genova, Music for Peace, Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano, Potere al Popolo, Sinistra Anticapitalista, oltre a numerose realtà territoriali e comitati.

Secondo Marras, l'iniziativa potrebbe inoltre superare i confini cittadini. “Durante la raccolta, anche in occasione delle commemorazioni del G8, persone arrivate da altre città ci hanno detto che sarebbe il caso di fare qualcosa di simile anche altrove. Credo che Genova possa essere la scintilla di un movimento trasversale”.

“Quando abbiamo chiesto l'adesione alle diverse realtà politiche e sociali antifasciste - aggiunge - la petizione è stata accolta con favore. Il lavoro che c'è dietro riguarda anche l'analisi delle ragioni per cui queste realtà riescono a svilupparsi e a radicarsi nei territori, scuole comprese. Dobbiamo essere anticorpi sani e porre dei limiti”.

Dopo la tappa di Palazzo Tursi, la mobilitazione proseguirà giovedì 24 settembre alle 17.30 davanti alla Prefettura. In quella occasione è prevista la comunicazione dell'avvenuta consegna delle firme anche alla prefetta.