Attualità - 23 settembre 2026, 13:41

Un defibrillatore alla Cucina popolare: “Spazi più sicuri per i nostri ospiti fragili”

La struttura di via del Fossato, che serve circa 70 pasti al giorno grazie a una rete di 350 volontari, si è dotata del dispositivo salvavita donato da A.Se.F.

Un nuovo defibrillatore per rendere più sicuri gli spazi della Cucina popolare genovese di via del Fossato, in Valbisagno. Il dispositivo salvavita, un Philips HeartStart HS1, è stato donato da A.Se.F. alla struttura che da cinque anni offre sostegno alle persone più fragili, servendo circa 70 pasti al giorno grazie all'attività di 350 volontari e al supporto di aziende e fondazioni.

“Da oggi i nostri spazi sono più sicuri”, spiega il presidente Marco Furnò. “Un defibrillatore, nel nostro specifico caso, non è un obbligo di legge. Siamo un ente del Terzo settore e non saremmo obbligati ad averne uno. Tuttavia abbiamo sentito la necessità di rendere più sicure le nostre aree, garantendo ai nostri ospiti un efficiente salvavita nel caso qualcuno fosse colpito da un’aritmia cardiaca o, peggio, da un arresto cardiaco”.

Alla presentazione del nuovo dispositivo è intervenuto anche l’assessore comunale ai Servizi civici Emilio Robotti. “Questa è una struttura che sento particolarmente vicina. Anche io, per molti anni, ho fatto volontariato. Tra le altre cose sono stato fondatore e coordinatore per 13 anni dello sportello genovese di ‘Avvocato di strada’, che ha sede nei locali della comunità di San Benedetto al Porto”.

La Cucina popolare vive del contributo dei tesserati, dei volontari e delle donazioni di soggetti pubblici e privati. Proprio da A.Se.F., già da tempo al fianco della struttura, è arrivato il nuovo defibrillatore.

“Tra noi vi è un rapporto consolidato: già in passato l’azienda aveva fornito strumenti professionali di potabilizzazione dell’acqua e di igienizzazione delle stoviglie e dei pavimenti”, sottolinea l’amministratore unico di A.Se.F. Paolo Scovazzi. “Macchinari utili per gestire al meglio una struttura che ha un impatto sociale incalcolabile. La rete creata dal presidente Marco Furnò, dal vicepresidente Aldo Milfa e dal socio e fundraiser Roberto D’Avolio conta oggi oltre 350 soci volontari e più di venti aziende e fondazioni. Servire dodicimila pasti all’anno, sani e nutrienti, a chi non può assicurarsi il sostentamento quotidiano, non è cosa da poco”.

Tra le persone che frequentano la struttura ci sono anche ospiti segnati da lunghi percorsi di marginalizzazione e con condizioni fisiche fragili. Da qui la scelta di dotare gli spazi di uno strumento capace di intervenire nelle emergenze cardiache. “Un defibrillatore ben utilizzato può fare la differenza ed evitare una tragedia”, conclude Scovazzi.

Redazione