"A marzo scorso la Giunta Salis aveva annunciato chiaramente che entro settembre – mese di scadenza dell’ordinanza antialcol – si sarebbe arrivati alla revisione e all’approvazione definitiva del Regolamento di Polizia Urbana in merito alle norme antialcol. Oggi prendiamo atto che gli impegni presi sul timing non sono stati rispettati". A dichiararlo è Paola Bordilli, capogruppo della Lega in Consiglio comunale ed ex assessore al Commercio del Comune di Genova.
"Già a inizio estate, assieme al collega Alessio Bevilacqua, avevamo denunciato forti criticità sia nel metodo sia nel merito. Se da un lato l’Amministrazione ha confermato la validità delle ordinanze antialcol introdotte dalla Lega e dal centrodestra a partire dal 2018, dall’altro ha inserito un’unica vera novità, gravemente penalizzante: il divieto di vendita di bevande refrigerate dalle ore 12 alle 8 del mattino successivo in diverse aree cittadine. Una scelta calata dall’alto che, all’atto pratico, rischia di soffocare e far chiudere pizzerie d’asporto, panifici, botteghe e negozi in regola, impedendo loro di vendere anche solo una birra fresca ai propri clienti. Assieme al collega Bevilacqua pensiamo che non possano essere gli artigiani e le attività sane a pagare il prezzo della gestione della sicurezza in città. Per questo motivo, ieri abbiamo inviato una nota ufficiale agli assessori competenti e al presidente della Commissione, mettendo a disposizione la nostra esperienza e avanzando soluzioni concrete e applicabili".
E ancora: "Chiediamo innanzitutto maggiore flessibilità dello strumento normativo. La norma sul divieto delle bevande refrigerate è estremamente gravosa e rigida: per questo proponiamo di non inserirla in modo permanente all’interno del Regolamento di Polizia Urbana, ma di gestirla attraverso apposite ordinanze, uno strumento che permette di intervenire e modulare le misure in tempi rapidi, a seconda delle reali esigenze del territorio".
Qualora la Giunta "intendesse comunque mantenere questa disposizione, riteniamo fondamentale salvaguardare le attività virtuose. Proponiamo quindi che la misura non si applichi a chi possiede o potrà ottenere marchi di qualità come “Artigiani in Liguria”, riconosciuto da Regione Liguria sulla base di un apposito disciplinare. La Regione, ne siamo certi, sarà pienamente disponibile a collaborare per implementare ed estendere le categorie interessate, creando così un percorso premiale e virtuoso a difesa del tessuto economico e dell’artigianato locale", prosegue.
"Chiediamo inoltre che, qualora si decida di applicare questo divieto, esso non sia vincolato o automaticamente connesso alla rigida suddivisione delle aree cittadine, le cosiddette Zone A e Zone B. La misura deve poter essere valutata e decisa di volta in volta, analizzando puntualmente le reali criticità di ciascuna porzione di territorio, al fianco delle associazioni di categoria e insieme a loro. Siamo pronti a un confronto serio e costruttivo. Ci auguriamo che la Giunta accolga le nostre proposte per arrivare a un testo serio ed equilibrato, che garantisca la sicurezza senza affondare chi lavora onestamente nel rispetto delle regole", conclude.