“Ieri sera nei quattro principali Pronto Soccorso genovesi risultavano quasi 300 pazienti presenti. Al Galliera in particolare ci sono state segnalate 12 ambulanze in attesa di accesso. Questa è la fotografia reale con cui bisogna confrontarsi”.
Lo segnala il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano, che poi ricorda: “Ci è stato più volte detto che le Case di Comunità funzionano e che hanno registrato circa 60mila accessi. Bene, ma quanti di quei pazienti finiscono poi comunque in Pronto Soccorso? È un dato che continuiamo, purtroppo invano, a chiedere e che serve per valutare seriamente l’efficacia della medicina territoriale. Anche la narrazione dei codici bianchi che intaserebbero i PS viene smentita dai numeri: nei quattro presidi analizzati rappresentano infatti appena circa il 2% dei pazienti presenti”.
“Gravissimo quanto sta accadendo al Galliera, con il primo mezzo fermo dalle ore 16. Un dato che impone una verifica immediata anche sul sistema con cui il 118 distribuisce i pazienti tra i diversi Pronto Soccorso dell’area metropolitana. Chiederemo con urgenza la convocazione della Commissione consiliare competente per acquisire i dati su boarding, tempi di presa in carico, attese delle ambulanze e criteri utilizzati dal 118 per indirizzare i mezzi. Agli operatori del 118 devono essere messi a disposizione strumenti più puntuali e aggiornati sulla reale capacità di assorbimento dei singoli ospedali. Servono numeri, flussi e responsabilità organizzative. Non inutili rassicurazioni”.
“A medici, infermieri, OSS e a tutto il personale che ogni giorno deve fare i conti con le scelte scellerate di un centrodestra senza visione, va il nostro più sentito ringraziamento: sono loro a reggere il sistema nonostante le pesantissime criticità organizzative. La politica deve smettere di raccontare che tutto sta migliorando e iniziare invece ad ascoltare chi lavora nei reparti e chi aspetta nei corridoi. E va fatto subito, soprattutto ora che arriva il nuovo Piano sociosanitario regionale: noi chiediamo di rallentare, ascoltare professionisti e pazienti e verificare gli effetti reali della riforma prima di compiere altre scelte irreversibili”.
“Quando è in gioco il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, gli slogan sono inutili: servono verità, trasparenza e responsabilità”, conclude Giordano.