Un grande striscione bianco con una scritta rossa: “La scuola che esclude è incostituzionale”.
Una scalinata, quella che porta alla scuola Daneo, piena e una piazza, la Meridiana, altrettanto piena. Genitori, docenti, ex alunne e alunni, in centinaia hanno preso parte questa mattina al presidio organizzato dalla comunità scolastica dell’istituto di salita San Francesco dopo la vicenda dello striscione “Qui nessun* è stranier*”, appeso all’ingresso della scuola e rimosso venerdì mattina da due poliziotti che, stando a quanto riportato, avrebbero agito in autonomia.
Francesca Pastore, presidente dell’associazione Daneo, nel prendere la parola ha voluto chiedere ancora una volta a tutte e tutti di proteggere lo spazio dei più piccoli. “Venerdì - ha ricordato - due agenti hanno portato via lo striscione che resta appeso al portone. Ribadiamo i principi costituzionali. Qui nessuna persona è straniera”.
Non è mancato un riferimento al decreto Valditara che fissa al 30% il numero di stranieri per ogni classe, con modalità che allontanano dal tema dell’integrazione: “Il concetto di straniero - ha proseguito Pastore - introduce una discriminazione, noi ci opponiamo a questo. I tetti e le sanzioni danneggiano l’inclusione”.
Tra gli interventi più incisivi c’è quello di una ex insegnante della Daneo che ha ripercorso la storia dell’istituto che sin dai primi anni Ottanta ha accolto bambini e bambine provenienti da lontano: “I primi bambini che arrivavano da lontano erano eritrei, era il 1981. Sono 40 anni che facciamo una scuola dove tutti hanno spazio, in un clima eterogeneo, perché è così che si cresce. Dividere i bambini è una bestemmia pedagogica". E ancora: “Erano bambini eritrei che scappavano dalla guerra. In quarant'anni non è cambiato niente”.
Dalla piazza è arrivata anche la voce di Robin, oggi liceale, che ha frequentato l’istituto Daneo e che ha voluto condividere la propria esperienza nella scuola contestando con forza l'idea di considerare automaticamente “stranieri” alcuni compagni. “Quando io frequentavo questa scuola non pensavamo ai nostri compagni come stranieri ma li pensavamo addirittura come un’aggiunta", ha spiegato.
Robin ha poi raccontato nel dettaglio il percorso interculturale seguito alla Daneo: “Io ho frequentato il corso B dal 2019 al 2020 quindi per quanto non sia così tanto tempo fa comunque un po' di tempo con i miei compagni io mi ricordo ancora cosa ho studiato, perché ho conosciuto culture di ogni parte del mondo. Ripeto, avevo compagni dalle Filippine, avevo compagni del Kenya, avevo compagni del Marocco, avevo compagni di qualunque parte, avevo una compagna cinese, avevo compagni del Bangladesh e conosco culture e tradizioni di ogni paese”.
Ancora, riferendosi al percorso scolastico: “Il nostro programma in questa scuola non si studia religione, si studia intercultura, un programma interculturale di religione in cui si studiano miti provenienti da ogni parte della terra con i miei compagni".
Per Robin, l'esperienza alla Daneo ha avuto un significato: “Questa scuola è un punto focale della cultura di Genova”.
Rita Bruzzone, assessora ai Servizi educativi, Diritto all’Istruzione e Pari opportunità del Comune di Genova, è tornata sulla polemica nata dopo la rimozione dello striscione dalla scuola Daneo: “Il ministro ha subito detto che qua si fanno indottrinamenti, che non si capisce come sia possibile mistificare il senso di questo decreto legge. Allora, vorrei fare una battuta. È la seconda volta che Valditara ci indica, ci addita perché manipoliamo le menti dei bambini. Non credo che sia così”.
L'assessora ha quindi rivendicato il valore del dissenso: “Ribadisco il concetto per cui intanto in Italia esista il dissenso, perché è una grande espressione di democrazia, ovviamente è un dissenso pacifico”. E, riferendosi allo striscione comparso alla Daneo, ha aggiunto: “Penso che quello che è stato scritto su questi striscioni, come pare che stia comparendo peraltro in moltissime, non solo a Genova, ma in moltissime scuole d'Italia, esprima un sentimento prima di tutto, che è il sentimento di chi da italiano, e lo dico da italiana e da genovese, penso che siamo una città, una nazione, che deve accogliere e integrare”.
Per Bruzzone, la presenza di studenti e studentesse con origini diverse rappresenta un elemento di arricchimento: “Penso che mettere insieme persone che arrivino da culture diverse sia solo un arricchimento”. L'assessora ha poi allargato la riflessione al concetto di cittadinanza e al ruolo della scuola: “Il più grande compito che ha la cultura è quello di insegnare alle nostre figlie e ai nostri figli che siamo tutti uguali, e tutti i cittadini del mondo”.
Nel passaggio più duro del suo intervento, Bruzzone ha contestato anche l'idea che la scuola e i bambini siano stati utilizzati nella protesta: “Sono loro che strumentalizzano i bambini e le bambine e non chi integra ed accoglie. Ricordo questo”.
L'assessora ha poi ricordato il significato che avrebbe dovuto avere la giornata alla Daneo: “Noi venerdì dovevamo accogliere la fiaccola della pace. Il messaggio era un messaggio di pace. Non credo che a queste bambine e a questi bambini sia arrivato un messaggio di pace”.
Sul comportamento dei due agenti che avevano rimosso lo striscione, Bruzzone ha riferito di essere a conoscenza delle interlocuzioni avvenute con la Questura: “Penso che esistano degli episodi che vadano analizzati perché il problema è stato anche il metodo con cui è stato fatto”.
E proprio alla manifestazione di piazza Meridiana Bruzzone affida il significato della risposta della città: “Credo che questa sia la risposta che i genovesi e le genovesi danno sempre".
La conclusione torna ancora sul carattere della città e sulla scuola: "Quando si parla di temi di integrazione di pace e contro i genocidi direi che questa città risponda molto bene”.
Intanto, nei prossimi giorni non si escludono ulteriori iniziative e l’appello rivolto alla cittadinanza da parte della comunità scolastica è chiaro: esporre lo stesso messaggio perché diventi un simbolo.