Il pubblico ministero si è opposto all’attenuazione della misura cautelare nei confronti di Mattia Cuffari, il 39enne arrestato dopo aver colpito con un pugno al volto un funzionario della Digos lo scorso 25 settembre nel centro storico di Genova. L’uomo si trova attualmente in carcere e questa mattina è comparso davanti alla giudice Elisa Centore nel processo per direttissima per le lesioni riportate dal poliziotto.
L’episodio era avvenuto al termine di una manifestazione dei residenti del centro storico. Secondo la ricostruzione, il funzionario della Digos stava chiedendo a Cuffari e a un gruppo di anarchici di non avvicinarsi alla manifestazione appena conclusa quando sarebbe stato raggiunto da un pugno al volto. Il 39enne era stato arrestato il giorno successivo.
La gip Alice Serra aveva successivamente convalidato l’arresto disponendo la custodia cautelare in carcere. Contro il provvedimento il difensore Fabio Sommovigo ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame, con udienza fissata per venerdì 9 ottobre. Nel frattempo il funzionario di polizia si è costituito parte civile, assistito dall’avvocata Rachele De Stefanis.
Durante l’udienza Cuffari ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee, spiegando che quella sera si trovava in uno stato di forte turbamento per la morte dell’amico Francesco Carrieri e sostenendo di non avere mai avuto, in precedenza, comportamenti violenti.
Il pm Federico Panichi ha però espresso parere contrario alla richiesta di attenuazione della misura cautelare, avanzata dall’avvocata Marta Magnanini e finalizzata a ottenere gli arresti domiciliari o l’obbligo di firma. Secondo il pubblico ministero, il 39enne non avrebbe formulato scuse formali per quanto accaduto e l’aggressione sarebbe stata “totalmente gratuita”. La giudice si è riservata sulla decisione, che potrebbe arrivare nelle prossime ore.
Il processo è stato intanto rinviato al prossimo 23 novembre. Alla base dello slittamento c’è una questione di legittimità costituzionale attualmente pendente davanti alla Corte Costituzionale sulla pena prevista per il reato di lesioni a pubblico ufficiale: secondo alcuni giudici, la disciplina potrebbe violare il principio di proporzionalità e determinare una disparità di trattamento rispetto a fattispecie analoghe.