Attualità - 09 ottobre 2026, 09:09

Ex Ilva, lunedì sciopero nazionale di 24 ore: mobilitazione in tutti gli stabilimenti

La protesta proclamata dai sindacati dopo il vertice a Palazzo Chigi contro la fermata degli impianti annunciata entro il 15 novembre. A Cornigliano la Rsu Fiom: “Genova non accetterà nessuna serrata”

Ventiquattro ore di sciopero nazionale in tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva a partire da lunedì 12 ottobre. È la risposta dei sindacati all’annuncio della fermata temporanea degli impianti di Genova e Novi Ligure, comunicata da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria alle istituzioni regionali liguri e piemontesi. La mobilitazione è stata proclamata al termine del vertice a Palazzo Chigi con il governo, mentre resta incerto il futuro produttivo e occupazionale dei siti siderurgici.

L’azienda ha annunciato che entro il prossimo 15 novembre sarà disposta la fermata temporanea generale degli stabilimenti del Nord e che “provvederà a inoltrare richiesta per la conseguente attivazione di idonei ammortizzatori sociali”.

A Genova sono impiegati 929 lavoratori, di cui 250 già in cassa integrazione, mentre a Novi Ligure gli addetti sono 552, con 150 già interessati dagli ammortizzatori. La prospettiva dello stop riaccende così l’allarme per il futuro industriale dei due territori e per le aziende dell’indotto.

La decisione è legata alle conseguenze del decreto della Corte d’Appello di Milano relativo allo stabilimento di Taranto. Proprio nel sito pugliese, secondo quanto riferito da fonti vicine alle istituzioni locali, gli impianti sono destinati a entrare in modalità stand by dal 9 ottobre, in attesa della decisione della Cassazione prevista per il 20 ottobre.

Durissima la reazione dei sindaci di Genova e Novi Ligure, Silvia Salis e Rocchino Muliere, che in una nota congiunta hanno contestato l’ipotesi di fermata degli stabilimenti.

“Questa mattina Acciaierie d'Italia S.p.A. in Amministrazione Straordinaria ci ha annunciato che, in seguito al noto decreto della Corte d'Appello di Milano che riguarda la fabbrica di Taranto, entro il prossimo 15 novembre avverrà la fermata temporanea generale degli stabilimenti ex Ilva di Genova e di Novi Ligure”.

“Pur comprendendo la lunga e complessa fase di difficoltà che sta attraversando l'azienda - proseguono i sindaci -, l'annuncio di una serrata è del tutto inaccettabile. Le conseguenze nefaste dei continui ritardi che stanno caratterizzando il percorso di vendita non possono ricadere ancora una volta sui lavoratori, sulle loro famiglie e sui territori in cui vivono e lavorano”.

I due primi cittadini avevano affidato agli incontri romani la speranza di un cambio di scenario: “Ci auguriamo vivamente che negli incontri di oggi e domani a Roma, tra le rappresentanze sindacali, il governo e le parti interessate, il quadro possa migliorare sensibilmente. Una serrata della fabbrica rappresenta una prospettiva insostenibile: lo è per le lavoratrici e i lavoratori, lo è per le città di Genova e di Novi e lo è per l'intera filiera siderurgica del nostro Paese”.

SINDACATI: “NESSUN RISPETTO, SIAMO STATI ESCLUSI”

Tra le contestazioni delle organizzazioni sindacali c’è anche il metodo con cui è stata comunicata la possibile fermata, senza un preventivo confronto con i rappresentanti dei lavoratori.

“Si stanno determinando situazioni scorrette nei confronti del sindacato perché bastava chiamare le organizzazioni sindacali di Novi e di Genova annunciando e comunicando l'intenzione di questa comunicazione, quantomeno c'era un rispetto, ma vediamo che non ce n'è neppure questo”, ha dichiarato Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, arrivando a Palazzo Chigi per il vertice sull’ex Ilva.

Sulla stessa linea Davide Sperti, segretario generale della Uilm: “I sindacati non erano stati allertati. So che hanno mandato una comunicazione preventiva da legge Seveso, quindi loro si stanno preparando per legge alla fermata degli impianti. A maggior ragione noi vogliamo capire qual è la soluzione per il lavoratore”.

Il timore è che la comunicazione non riguardi soltanto gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure, ma l’intero gruppo. Michele De Palma, segretario generale della Fiom Cgil, ha denunciato l’esclusione delle rappresentanze sindacali dal confronto sulle decisioni dei commissari.

“Quello che stiamo vedendo in queste ore è che ci sono delle comunicazioni prodotte dai commissari nei confronti delle istituzioni locali da cui noi siamo stati completamente esclusi. Vorrei essere molto chiaro con il governo: per noi sarebbe inaccettabile la chiusura dell'ex Ilva, perché questa comunicazione dice che si fermano tutte le attività. Significherebbe chiudere tutte le attività dell'ex Ilva”.

De Palma ha aggiunto: “Io spero che le agenzie che abbiamo letto in queste ore non corrispondano al vero e che invece questo vertice a Palazzo Chigi serva per confrontarci, contrattare e trovare delle soluzioni. I lavoratori hanno mostrato grande senso di responsabilità, bisognerebbe evitare che a pagare il prezzo siano come al solito loro. Parlo di Genova e di Novi, ma ho la sensazione che le medesime comunicazioni siano arrivate per tutti i siti”.

A Genova la proclamazione dello sciopero nazionale si inserisce in un clima di forte preoccupazione per il futuro dello stabilimento di Cornigliano. Armando Palombo, Rsu Fiom Cgil, ha ribadito l’opposizione dei lavoratori all’ipotesi di fermata, sottolineando la presenza di un mercato e di richieste di ordini.

“Genova non accetterà nessuna serrata dello stabilimento di Cornigliano, abbiamo il mercato, abbiamo richiesta di ordini, non vogliamo fare cassaintegrazione”.

Palombo ha richiamato le mobilitazioni già svolte nei mesi scorsi: “Abbiamo respinto il ciclo corto a dicembre con le mobilitazioni respingeremo questo scenario surreale per i lavoratori di Genova. Che comincino a cercare rotoli sul mercato”.

E sulla giornata di lunedì ha annunciato: “Lunedì i lavoratori saranno tutti in portineria”.

Dura anche la presa di posizione di Fabio Ceraudo, presidente del Municipio VI Medio Ponente e dipendente di Acciaierie d’Italia, che in un post su Facebook ha denunciato le ricadute occupazionali della crisi.

“Basta prenderci in giro. Questa mattina abbiamo appreso che entro il 15 novembre gli stabilimenti ex Ilva di Genova e Novi Ligure rischiano di fermarsi. Tradotto: 1.200 lavoratori a Genova, 800 a Novi Ligure e oltre 1.000 posti dell’indotto appesi a un filo. Un'autentica devastazione sociale”.

Ceraudo ha quindi criticato la politica industriale del governo: “Questo non è un incidente di percorso. È il fallimento di una politica industriale inesistente. Oggi non servono telefonate, passerelle o post sui social. Oggi si certifica l'incompetenza di un Governo senza una visione industriale, incapace di difendere i grandi asset produttivi nazionali e i posti di lavoro”.

Il presidente del Municipio ha concluso ribadendo il sostegno ai lavoratori e alle loro famiglie: “Come Municipio diciamo con forza che questa situazione è inaccettabile. Se qualcuno pensa di spegnere l'acciaieria e il futuro del nostro territorio nel silenzio generale, ha sbagliato indirizzo. Noi staremo dalla parte dei lavoratori, delle loro famiglie e di chi ogni mattina si alza per costruire la ricchezza di questo Paese. Perché senza lavoro non esiste dignità, non esiste sviluppo e non esiste futuro”.

I.R.