Attualità - 09 ottobre 2026, 16:50

"Fuori dal Comune", sette spazi pubblici da rigenerare tra Centro Storico e Ponente: raccolte oltre 100 partecipazioni ai tavoli di progettazione

Dai locali di via San Bernardo e vico Vegetti alle Tre Piazze di Prè, fino ai campi sportivi di Ca' Nova. Il progetto punta a restituire nuove funzioni agli immobili e alle aree pubbliche attraverso il coinvolgimento di cittadini e associazioni. La sperimentazione proseguirà fino a novembre

Sette spazi pubblici da recuperare e valorizzare, distribuiti tra il Centro Storico e il Ponente genovese, con l'obiettivo di trasformarli in luoghi di aggregazione, servizi e attività per i quartieri. È il progetto "Fuori dal Comune", avviato nell'ottobre 2025 dall'amministrazione comunale e presentato questa mattina, venerdì 9 ottobre, in Commissione consiliare alla presenza dell'assessora all'Urbanistica Francesca Coppola e dell'assessore alla Partecipazione e al Patrimonio Davide Patrone.

L'iniziativa punta a superare il modello degli interventi di riqualificazione isolati, costruendo una rete di spazi pubblici con funzioni differenti ma complementari. Al centro del percorso c'è il coinvolgimento diretto di cittadini, associazioni, comitati e realtà del territorio, chiamati a contribuire alla definizione delle possibili destinazioni e modalità di gestione degli immobili.

I sette spazi coinvolti nel progetto

La prima fase, avviata nel 2025, ha interessato due locali nel Municipio I Centro Est, situati in via San Bernardo 22R e vico Vegetti 8/1. La raccolta iniziale ha prodotto 58 proposte e successivamente 29 manifestazioni di interesse. Dodici soggetti hanno aderito al percorso di progettazione, culminato nella sottoscrizione di due Patti di collaborazione, attualmente sottoposti a sperimentazione e monitoraggio.

Da febbraio 2026 il progetto si è esteso ad altri cinque luoghi, coinvolgendo anche il Municipio VII Ponente e avvalendosi del supporto tecnico di LAMA Impresa Sociale.

Nel dettaglio, le nuove aree interessate sono il sistema delle Tre Piazze nel Sestiere di Prè, la palestra di arrampicata negli ex ruderi di Santa Sabina, l'atrio di Palazzo Rebuffo Serra su via del Campo, il locale di via di Prè 100R e i campi sportivi di via Novella/Ca' Nova, nel Ponente cittadino.

L'obiettivo è individuare per ciascuno spazio funzioni compatibili con le esigenze del quartiere, valutando contemporaneamente le condizioni economiche, organizzative e amministrative necessarie a garantirne l'apertura e la gestione nel tempo.

Oltre 200 presenze agli incontri pubblici, 107 partecipazioni ai tavoli di progettazione

Il percorso partecipativo ha coinvolto uffici comunali, Municipi, servizi pubblici, enti del Terzo settore, associazioni, commercianti, comitati di quartiere e residenti.

Gli eventi pubblici di presentazione e ascolto hanno registrato complessivamente tra le 200 e le 250 presenze stimate, mentre i tavoli di progettazione condivisa, organizzati sia in presenza sia online, hanno raccolto 107 partecipazioni.

Il confronto ha consentito di raccogliere proposte sulle possibili destinazioni degli immobili, facendo emergere anche criticità legate alla sostenibilità economica, alle responsabilità gestionali e alla disponibilità delle realtà interessate a partecipare alle future attività.

Al momento, tuttavia, non sono ancora state definite le destinazioni definitive dei cinque spazi inseriti nella seconda fase, né individuati i soggetti che potranno gestirli. Il percorso, che proseguirà fino a novembre, servirà proprio a fornire all'amministrazione gli elementi necessari per valutare le soluzioni più appropriate.

Coppola: "Recuperare un immobile non basta, serve una strategia più ampia"

"Nel Centro Storico dobbiamo superare la logica degli interventi isolati. Recuperare un immobile o riqualificare una piazza è importante, ma non basta se non inseriamo questi luoghi in una strategia più ampia, capace di leggere insieme i bisogni dei quartieri, le risorse già presenti e le funzioni che mancano", spiega l'assessora Francesca Coppola.

"Con Fuori dal Comune proviamo a costruire una rete di spazi pubblici con funzioni diverse e complementari, che possano rafforzarsi a vicenda. In un territorio dove convivono grandi fragilità e una straordinaria ricchezza di esperienze sociali e associative, la partecipazione ci permette di mettere in relazione le energie che già esistono. Perché rigenerare non significa soltanto riqualificare, ma creare le condizioni affinché questi luoghi siano davvero accessibili, vissuti e capaci di generare nuove relazioni".

Sulla partecipazione dei cittadini insiste anche l'assessore Davide Patrone: "Abbiamo avviato un percorso di partecipazione che coinvolgesse la cittadinanza per mettere a sistema i bisogni e le necessità dei territori. Tantissime realtà associative e cittadini singoli hanno partecipato per immaginare funzioni e modelli di gestione".

"È un percorso che tiene assieme la rigenerazione urbana, la partecipazione dei cittadini, il coinvolgimento dei Municipi e nuovi indirizzi sperimentali sulla rigenerazione del patrimonio pubblico. Allo stesso tempo, investiamo sulle competenze del personale comunale, così da consolidare un metodo di lavoro che possa essere applicato anche in future iniziative di collaborazione tra Amministrazione e comunità locali", aggiunge Patrone.

La sperimentazione fino a novembre e le prossime decisioni

Accanto al lavoro sui singoli immobili, il progetto prevede anche un'attività di formazione sul campo per i dipendenti comunali, con approfondimenti sulle procedure amministrative e sugli strumenti normativi disponibili per la gestione condivisa del patrimonio pubblico.

La fase conclusiva sarà dedicata alla verifica della fattibilità delle proposte raccolte, mettendo a confronto le funzioni ipotizzate con le risorse disponibili, i costi di gestione, le responsabilità e l'effettivo interesse dei soggetti coinvolti.

Soltanto al termine di questa valutazione il Comune potrà stabilire quali strumenti e percorsi amministrativi adottare per ciascuno spazio.

L'ambizione è che il progetto non si esaurisca con la riqualificazione dei sette luoghi individuati, ma possa diventare un modello replicabile anche in altre zone della città, attraverso nuove forme di collaborazione tra amministrazione pubblica e comunità locali.

Redazione