Attualità - 11 ottobre 2026, 09:03

Ex Ilva, la Fiom respinge lo stop degli impianti: “I coils si possono acquistare sul mercato, non ce la beviamo”

La Rsu di Cornigliano contesta le motivazioni di Acciaierie d'Italia sulla fermata degli stabilimenti: “Materiale disponibile e costi competitivi, non si possono mandare migliaia di lavoratori in cassa integrazione con queste logiche”. Lunedì sciopero di 24 ore

La fermata degli impianti a freddo dell'ex Ilva può essere evitata acquistando sul mercato internazionale i coils necessari a garantire la continuità produttiva. È quanto sostiene la Rsu Fiom di Acciaierie d'Italia e Ilva in amministrazione straordinaria di Genova, che interviene duramente contro le motivazioni fornite dall'azienda per giustificare lo stop degli stabilimenti di Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi, previsto entro il 15 novembre.

Al centro dello scontro c'è la possibilità di continuare a lavorare anche senza l'approvvigionamento diretto dall'area a caldo di Taranto, interessata dai provvedimenti giudiziari che hanno imposto la sospensione della produzione. Nella nota diffusa sabato 10 ottobre, Acciaierie d'Italia ha definito la fermata una scelta “dolorosa, ma inevitabile”, sostenendo che l'acquisto di materie prime dall'esterno non rappresenterebbe una soluzione immediatamente praticabile, soprattutto per i tempi di consegna e per la necessità di rispettare gli standard qualitativi richiesti dai clienti.

Una ricostruzione che i rappresentanti dei lavoratori genovesi respingono, portando a sostegno della propria posizione dati commerciali e considerazioni economiche. “I rotoli a caldo sono il prodotto siderurgico più esportato tra tutti i prodotti siderurgici, sia lunghi che piani, e la loro reperibilità sui mercati internazionali è quindi adeguata a questo tipo di operazioni, pur comprendendone la complessità”, sottolinea la Fiom, ricordando come nel 2025 ne siano state esportate oltre 80 milioni di tonnellate a livello internazionale.

Secondo il sindacato, inoltre, non esisterebbe un problema insormontabile legato alla qualità delle forniture. Sul mercato sarebbero infatti disponibili anche acciai destinati alle lavorazioni più complesse, comprese quelle per il settore automobilistico, mentre i possibili fornitori potrebbero essere individuati sia all'interno dell'Unione europea sia nei Paesi terzi.

La Rsu richiama anche il rallentamento della domanda siderurgica europea, che potrebbe rendere i produttori maggiormente interessati a nuove commesse. Una disponibilità che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, consentirebbe di mantenere in funzione gli impianti dell'Area Nord evitando di interrompere attività produttive ancora in grado di rispondere alle richieste del mercato.

La questione, per la Fiom, è anche economica. Il sindacato sostiene che l'acquisto di coils sul mercato potrebbe avvenire a prezzi inferiori rispetto ai costi della produzione interna, penalizzata dal ridotto utilizzo degli impianti. A rendere più convenienti le forniture provenienti dai Paesi extraeuropei contribuirebbe anche l'indebolimento del dollaro.

Un eventuale risparmio che, sempre secondo la Rsu, sarebbe sufficiente a compensare le maggiori spese derivanti dall'adattamento dei materiali alle specifiche richieste dei clienti e dagli scarti di lavorazione. “Non sottovalutiamo la difficoltà di questa operazione, ma riteniamo che non generi diseconomie tali che giustifichino la fermata degli impianti di laminazione a freddo di tutta l'Area Nord”, osservano i rappresentanti sindacali.

Altro punto di contestazione riguarda i tempi di approvvigionamento. Acciaierie d'Italia ha sostenuto che l'acquisto di materiale dall'esterno richiederebbe diversi mesi, mentre la Fiom ribalta il ragionamento, ricordando come i tempi storici di consegna dell'ex Ilva superino già i tre mesi. “L'acquisto sul mercato di rotoli a caldo ridurrebbe l'arco temporale che separa l'ordine del cliente dalla consegna, quindi esattamente il contrario di ciò che sostiene l'azienda nella sua nota”, afferma il sindacato.

La proposta non si limiterebbe ai coils. Una programmazione più ampia, secondo la Rsu, permetterebbe anche di acquistare bramme sul mercato internazionale, creando le condizioni per un'eventuale ripresa dei treni di laminazione a caldo di Taranto, compatibilmente con i vincoli giudiziari. “Il passaggio dall'essere produttori a ciclo integrale all'essere solo temporaneamente rilaminatori non è semplice, ma gestibile e forse anche economicamente conveniente”, evidenzia la Fiom.

La presa di posizione arriva in un momento particolarmente delicato per il futuro del gruppo siderurgico. Dopo l'annuncio della fermata generale, le organizzazioni sindacali nazionali hanno proclamato 24 ore di sciopero per lunedì 12 ottobre in tutti gli stabilimenti, denunciando l'assenza di un piano industriale capace di garantire la continuità produttiva e occupazionale.

Sul fronte giudiziario resta invece attesa per l'udienza del 20 ottobre in Cassazione, dalla quale potrebbe arrivare un pronunciamento decisivo per il destino dell'area a caldo di Taranto e, di conseguenza, dell'intera filiera.

La Rsu genovese conclude con un attacco diretto alla gestione della vertenza: “Anche noi riteniamo che il dibattito politico-sindacale tenga conto dell'intero quadro, non solo giudiziario e quindi anche industriale, ma ciò va fatto con le giuste argomentazioni. Non si possono fermare gli impianti e mandare migliaia di lavoratori in cassa con queste logiche farlocche e con il gioco delle tre tavolette, perché non ce la beviamo”.

Redazione