Sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti ex Ilva: verso le 8 di questa mattina i lavoratori sono partiti dalla fabbrica di Cornigliano, percorrendo la strada Guido Rossa verso la stazione di Cornigliano, in direzione della prefettura. La mobilitazione ha preso il via dopo l’assemblea cominciata alle 7 davanti alla portineria dello stabilimento, convocata dai sindacati per decidere le iniziative contro la prospettiva di chiusura degli impianti del Nord.
Gli annunci delle ultime ore lasciano prevedere un avvio immediato della protesta, che potrebbe ripercorrere le cinque giornate del dicembre 2025. In quell’occasione, attraverso blocchi e cortei, con momenti di tensione davanti alla prefettura, gli operai ottennero garanzie sulla continuità produttiva.
Il primo rappresentante delle istituzioni a parlare è stato il presidente della Regione Marco Bucci, che ha ribadito la necessità di mantenere in attività lo stabilimento. "Oggi è una giornata importante perché vogliamo che da Genova arrivi un messaggio molto chiaro: non vogliamo la chiusura della fabbrica, vogliamo che continui a lavorare. Qui si realizza un prodotto molto richiesto, che importiamo dall’estero. Sarebbe assolutamente sciocco non essere in grado di produrlo".
La proposta indicata da Bucci riguarda l’acquisto di coils, i rotoli d’acciaio da lavorare nello stabilimento, attraverso fornitori esterni, anche italiani. Il presidente ha riferito di averne già parlato con il Governo: "Sia giovedì sia venerdì ho chiesto al sottosegretario Mantovano e al ministro di prevedere l’acquisto di coils da portare qui, anche attraverso fornitori italiani e non soltanto dall’estero. Se serviranno uno, due o tre mesi per qualificarli, l’essenziale è che ci sia un progetto per garantire le forniture da lavorare nello stabilimento".
Secondo Bucci, la domanda di mercato rende ingiustificata la prospettiva di fermare la produzione. "È assolutamente irrazionale prevedere la chiusura di una fabbrica che realizza un prodotto richiesto in Italia e nel mondo e che porta anche un guadagno all’azienda. Non sono d’accordo con questo approccio di chiusura totale delle fabbriche".
Il presidente ha esteso il ragionamento anche a Novi, distinguendo queste situazioni da quella di Taranto. "Per Taranto il discorso è diverso, perché lì interviene la magistratura e noi seguiamo quello che dice. Per quanto riguarda queste fabbriche, invece, non c’è nessuno che dica che devono chiudere. Penso quindi che la decisione non sia corretta e faremo tutto il possibile affinché si possa continuare a lavorare".
Palombo: "Marciamo verso la prefettura, serve un piano B per continuare a produrre"
Nel discorso di apertura dell’assemblea, Armando Palombo, Rsu Fiom Cgil di Genova, ha chiesto un piano alternativo per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti, ribadendo la vicinanza ai lavoratori di Taranto. "Capiamo e verificheremo se la magistratura chiuderà davvero Taranto, ma Genova, vicina a Taranto e alle soluzioni per Taranto, può e deve continuare a produrre". Palombo ha contestato la lettera dei commissari che prevede la chiusura di Genova, Novi, Racconigi, Paderno, Milano e Porto Marghera, impianti che, ha sottolineato, "niente hanno a che fare con la legge Seveso". La richiesta è di reperire rotoli d’acciaio da lavorare: "Chi gestisce questa azienda ha avuto dieci mesi di tempo. Trovare i rotoli non è semplice, ma non è impossibile. Questo è il messaggio che manderemo oggi al Governo e alla prefettura: devono sterilizzare quella lettera e trovare un piano. Un mese, due mesi, ottanta giorni: si può fare, però devono metterci dei soldi e non sprecarli in cassa integrazione".
Palombo ha quindi annunciato la marcia verso la prefettura, con l’utilizzo dei mezzi dei lavoratori. "Marciamo con i nostri mezzi: c’è chi lo considera inconsueto, ma lo faremo con disciplina, senza sporcare". Ha ringraziato le istituzioni e i parlamentari vicini alla protesta, ricordando anche la lettera di solidarietà dell’arcivescovo di Genova e del vescovo di Tortona. La mobilitazione, ha aggiunto, proseguirà oltre la giornata di sciopero: "Oggi combattiamo una battaglia, continueremo anche domani e vedremo fino a quando, per chiedere che venga sterilizzata la lettera e che ci sia un piano B. Marciamo verso la prefettura".
Terrile: "È una battaglia di tutta la città: servono lavoro e dignità"
A fianco dei lavoratori anche il vicesindaco Alessandro Terrile, che ha definito inaccettabile la lettera dei commissari sulla chiusura degli stabilimenti del Nord entro il 15 novembre. "Avevano dieci mesi per trovare una soluzione. Speriamo che la situazione di Taranto possa risolversi, ma è inaccettabile che in questo tempo non sia stato costruito un piano B. Gli stabilimenti del Nord possono andare avanti anche senza Taranto: possono lavorare se si trovano bramme e coils. Questo è lo sforzo da fare". Terrile ha richiamato la lettera inviata il giorno precedente dalla sindaca Silvia Salis, ribadendo la necessità di garantire l’approvvigionamento degli impianti. "Questo Paese non può rinunciare alla siderurgia e nemmeno Genova, che ha fatto la storia industriale del Paese. Grazie per lo sciopero che state facendo, per difendere il lavoro e la storia industriale e operaia di questa città". Il vicesindaco ha confermato il sostegno del Comune alla mobilitazione: "Questa non è soltanto una battaglia degli operai dell’Ilva, ma di tutta la città. Saremo al vostro fianco finché non si troveranno soluzioni, che non devono essere gli ammortizzatori sociali, ma il lavoro, per garantire dignità".
Salis: "Lo stabilimento funziona, i lavoratori ci sono: manca la materia prima"
Alla mobilitazione si è unita anche la sindaca Silvia Salis, che ha ribadito il sostegno della città e dell’amministrazione alla vertenza, chiedendo al Governo di garantire l’approvvigionamento necessario per continuare a produrre a Cornigliano. "Qui non solo c’è il mercato, ma ci sono tutte le caratteristiche per continuare a produrre: basta l’approvvigionamento della materia prima sui mercati internazionali. Credo che questo sia un dovere del Governo, perché abbiamo centinaia di lavoratori che vogliono soltanto lavorare e un mercato che richiede le lavorazioni effettuate nello stabilimento di Genova".
La sindaca ha contestato la prospettiva di fermare un impianto che può continuare la propria attività. "Non c’è nessun motivo per fermarlo: lo stabilimento funziona, i lavoratori ci sono, manca la materia prima, che deve essere comprata sul mercato internazionale. Qui ci sono le vite delle persone".
Bonazzi: "Il Governo deve far ritirare la dichiarazione di chiusura degli impianti"
"Questa mattina i lavoratori ex ilva sono in lotta. A Genova, per dire che non vogliono ammortizzatori sociali ma lavoro, perché gli impianti genovesi se adeguatamente alimentati possono lavorare a pieno regime. La scelta surreale e scellerata di dichiarare lo stop di tutti gli impianti di Acciaierie d’Italia il 15 novembre è inaccettabile". Così Stefano Bonazzi Segretario generale Fiom Cgil Genova.
"Perché la Corte di cassazione dovrà pronunciarsi dopo il 20 ottobre, ma soprattutto perché nonostante la chiusura dell'area a caldo di Taranto gli impianti del nord possono continuare a lavorare. Il Governo deve fare una cosa semplice: far ritirare la dichiarazione di chiusura degli impianti per il 15 novembre e fare acquisire coils o bramme sul mercato per garantire la continuità produttiva degli impianti a freddo. I lavoratori oggi lottano per questo, per dire basta alla cassa integrazione, perché ciò che serve è il lavoro".
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