Fra venerdì 16 e domenica 18 ottobre i Rolli Days riaprono palazzi, chiese, musei e altri luoghi della città: più di quaranta tappe, con il tema «Abitare il cambiamento», nell'anno del ventennale dell'iscrizione di Genova nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco, avvenuta nel 2006 con le Strade Nuove e il sistema dei Palazzi dei Rolli. Fra le dimore in elenco c'è il palazzo di Paolo Giustiniani e Agostino De Franchi, in piazza della Posta Vecchia.
Non lontano, sempre nel centro storico, c'è piazza Giustiniani. Il palazzo di Marc'Antonio Giustiniani, al civico 6, fa parte anch'esso del sistema dei Rolli e ha sul portale dell'ala nord un leone di San Marco in bassorilievo, arrivato da Pola nel 1380 dopo una sconfitta di Venezia. Secondo la scheda dell'Università di Genova, la piazza è il luogo simbolo di un «albergo», l'alleanza di famiglie che a Genova mettevano in comune case e proprietà. E ricorda che quella parentela, organizzata come maona, ottenne nel Medioevo l'amministrazione dell'isola di Chio. La stessa scheda definisce la maona una «forma peculiare di azienda semipubblica»: dietro un cognome, insomma, c'è un'impresa.
Un'isola al posto del rimborso
Tutto comincia nel 1346. Una flotta guidata dall'ammiraglio Simone Vignoso, armata da privati, conquista Chio, isola dell'Egeo davanti alla costa dell'odierna Turchia. Finita la spedizione, la Repubblica non ha il denaro per rimborsare chi l'ha finanziata. La soluzione, fissata in una convenzione del febbraio 1347, è un esempio di ingegneria finanziaria medievale: il credito degli armatori viene diviso in quote, i «luoghi», e ai creditori viene affidato lo sfruttamento dell'isola e delle sue entrate.
La Treccani definisce la maona proprio così: un'associazione finanziaria con la garanzia dello Stato ma con un'amministrazione propria, usata soprattutto da Genova per imprese marittime che da sole né il governo né i privati avrebbero potuto sostenere. Oltre a Chio l'enciclopedia cita la spedizione di Ceuta del 1235.
Le quote si potevano cedere: dopo pochi anni molti dei primi soci vendettero la loro parte a coloni già stabiliti a Chio o a genovesi che vi si erano trasferiti. Nel 1362 le famiglie della maona, fra cui i Campi, gli Arangio, i Branca e i Garibaldi, si fusero in un unico albergo e presero un cognome comune, Giustiniani: da allora l'impresa è ricordata come maona dei Giustiniani.
Il mastice, le «lacrime» di un arbusto
Fra le ricchezze dell'isola ce n'era una che non si trovava altrove: una resina. Il mastice si ricava da un arbusto, il lentisco, che a Chio dà un prodotto particolare solo nella parte meridionale dell'isola. La tecnica è descritta nella scheda dell'Unesco: a metà giugno si prepara il terreno sotto le piante, da luglio si incide la corteccia con un attrezzo di ferro e la resina cola in gocce che si solidificano, le «lacrime», poi raccolte, lavate e riposte in cassette di legno. È un lavoro che coinvolge intere famiglie: d'inverno gli uomini potano e curano gli arbusti, d'estate le donne preparano il terreno e raccolgono la resina, e gli anziani insegnano ai più giovani come incidere la corteccia.
Per circa due secoli i Giustiniani furono signori dell'isola: battevano moneta e controllavano in esclusiva il commercio del mastice e dell'allume, oltre ai traffici di sale, vino e seta. La resina era abbastanza importante da avere un dazio dedicato, e nel Dizionario biografico degli italiani compare, nel 1476, un Paolo Giustiniani responsabile proprio del dazio del mastice. Il dominio genovese finì nel 1566, quando la flotta ottomana occupò l'isola.
Un'associazione, un distributore
Il curioso è che anche oggi il mastice passa per un solo distributore. Dal 1938 la vendita è affidata all'Associazione dei produttori di mastice di Chio, che riunisce 20 cooperative locali e circa 4.850 soci ed è il distributore esclusivo della resina in Grecia e all'estero. Circa il 70% della produzione viene esportato. Secondo l'associazione, il carattere del mastice dipende dal terreno, dal microclima e dalla coltivazione tradizionale del sud dell'isola, e il marchio di origine serve anche a tenere fuori dal mercato le imitazioni che ne sfrutterebbero la reputazione.
Dal 1997 il «mastiha Chiou» è una denominazione di origine protetta dell'Unione europea e nel 2014 l'Unesco ha iscritto il sapere legato alla sua coltivazione nella lista del patrimonio culturale immateriale. Al posto di una compagnia di mercanti genovesi, oggi a gestire la vendita è un'associazione di cooperative di coltivatori.
Altre resine, altri mercati
Le resine vegetali hanno ancora un mercato. Il mastice si trova in cristalli, olio e gomme da masticare, e molte altre piante producono sostanze resinose che vengono raccolte, lavorate e vendute in piccole quantità.
Fra queste c'è anche la canapa, che accumula la sua resina in minuscole ghiandole sulle infiorescenze femminili. Dalla canapa si ricavano anche resine pressate: negli shop online si trova hashish al CBD in confezioni da pochi grammi, venduto accanto alle buste di cannabis light coltivata indoor. Lontano dalle stive delle galee, anche qui una parte del commercio ruota attorno a una resina vegetale.
Chi passerà dal centro storico durante i Rolli Days può allungare il giro fino a piazza Giustiniani e guardare dall'esterno il portale con il leone di Pola. I Rolli raccontano palazzi e collezioni; il nome della piazza ricorda invece che Genova seppe trasformare un debito in un'isola e un'isola in un mercato.