Non solo repressione e azioni mirate a contrastare la criminalità ma anche progetti pensati per agire sul tessuto sociale e migliorare la comunità.
Questo è, in sintesi, quanto chiedono gli abitanti della Maddalena e del centro storico tutto. Lo ribadisce AMA - Abitanti della Maddalena, dopo l’incontro che si è svolto ieri in Prefettura tra la sindaca di Genova Silvia Salis e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Dopo le parole della Prima Cittadina in Consiglio Comunale, i residenti della Maddalena hanno scelto di prendere parola accogliendo positivamente il dialogo avviato tra Comune e Governo ma chiedendo che le interlocuzioni seguano impegni concreti e verificabili.
“È certamente positivo che la sindaca dialoghi con il Governo per affrontare una situazione che da anni pesa sulla vita quotidiana di chi abita e lavora nel quartiere. Ma siamo preoccupati: continuiamo a non vedere una visione organica, capace di tenere insieme sicurezza, politiche sociali, contrasto alla criminalità e ricostruzione del tessuto di comunità", sottolinea AMA.
Il punto, per gli abitanti della Maddalena, è superare una gestione del problema frammentata, nella quale i controlli non siano accompagnati da interventi sociali, prevenzione e politiche di rilancio del territorio. "La sicurezza non può essere ridotta al rafforzamento dei controlli o all’installazione di nuove telecamere. Servono risposte coordinate, continuità degli interventi e obiettivi verificabili, a partire dai problemi che da tempo interessano il territorio”.
Uno dei nodi centrali riguarda il consumo di sostanze e lo spaccio, fenomeni che richiedono, secondo AMA, un approccio capace di affiancare l’attività investigativa e repressiva a strumenti di prevenzione, assistenza e riduzione del danno.L’associazione ha voluto richiamare il tema delle stanze del consumo assistito, presidiate da personale qualificato, una soluzione proposta anche dalla Comunità di San Benedetto: “Non basta parlare di misure repressive o di CPR. Occorre una strategia capace di intervenire sulle reti dello spaccio, ma anche sulle condizioni di vulnerabilità delle persone, con servizi adeguati e interventi continuativi", evidenzia AMA, che chiede di non perdere di vista né il contrasto alle organizzazioni criminali e alle mafie né la necessità di offrire percorsi di sostegno a chi vive situazioni di fragilità.
Una distinzione che, per l’associazione, non deve tradursi in una contrapposizione tra sicurezza e politiche sociali: le due dimensioni devono procedere insieme, evitando che le condizioni di marginalità si consolidino e che le strade del quartiere diventino luoghi nei quali problemi complessi vengono soltanto spostati o lasciati irrisolti.
Sicurezza e trasformazioni economiche e demografiche del quartiere sono legate a doppio filo. La progressiva perdita di attività commerciali si accompagna a quella di residenti, relazioni e presenze quotidiane, indebolendo la capacità del quartiere di mantenere vivi i propri spazi e di esercitare una cura condivisa del territorio.
L’associazione ricorda di avere già evidenziato i limiti del Bonus Caruggi e chiede politiche di rilancio basate su un’analisi concreta delle trasformazioni territoriali, in grado di individuare le aree più bisognose di nuove attività e favorirne l’insediamento.
“Non abbiamo perso soltanto negozi: abbiamo perso pezzi di comunità. Per invertire questa tendenza servono politiche territoriali fondate sui dati e un progetto di insediamento durevole per famiglie, commercianti e realtà associative. La sicurezza passa anche dalla presenza quotidiana delle persone, dalle relazioni e dalla cura condivisa degli spazi”.
Il ragionamento parte dall’idea che un quartiere abitato, frequentato e dotato di attività economiche e luoghi di relazione abbia maggiori possibilità di contrastare il degrado e di tutelare la vivibilità degli spazi pubblici. Per questo, secondo l’associazione, gli interventi sulla sicurezza dovrebbero essere inseriti in una strategia più ampia, capace di ricostruire le condizioni per una presenza stabile di residenti, commercianti e realtà associative.
Tra le questioni indicate da AMA c’è anche il contrasto alla tratta, allo sfruttamento delle persone e allo sfruttamento della prostituzione, con particolare attenzione alle situazioni di vulnerabilità legate alle dipendenze.
“Il centro storico non può essere considerato un luogo in cui situazioni di degrado e sfruttamento diventano inevitabili o tollerabili”, sottolineano dall’associazione, rivendicando il diritto di chi vive e lavora nel quartiere a disporre di spazi pubblici sicuri e vivibili. Allo stesso tempo, aggiunge, “le persone più fragili devono poter accedere a percorsi di tutela e assistenza”.
Anche in questo caso, la richiesta è di intervenire su più livelli: contrastare chi sfrutta la vulnerabilità altrui e garantire alle persone coinvolte la possibilità di accedere a strumenti di protezione e sostegno. Una risposta che, per AMA, deve entrare a pieno titolo nel piano per il centro storico.
Non manca poi una luce sulla tempestività degli interventi delle Forze dell’Ordine e sull’accessibilità delle procedure per presentare denunce e segnalazioni. Un aspetto che riguarda direttamente la percezione di sicurezza di chi si trova ad affrontare episodi di violenza o situazioni potenzialmente pericolose.
“Chi chiama il 112 durante una rissa o un’aggressione ha bisogno di una risposta tempestiva e di procedure accessibili, non di ulteriori ostacoli proprio nel momento in cui chiede aiuto”, afferma AMA.
Telecamere e strumenti tecnologici possono contribuire a documentare i reati e supportare le indagini, ma non sostituiscono la presenza sul territorio, il pronto intervento e l’applicazione delle norme. Consumo e spaccio in strada, attività predatorie e situazioni che compromettono la vivibilità quotidiana richiedono, secondo l’associazione, interventi coordinati che comprendano prevenzione, indagini, servizi sociali e controlli efficaci.
AMA invita inoltre a valutare con attenzione i risultati delle misure adottate in passato, dai pattuglioni alle sanzioni applicate anche a persone senza dimora, interrogandosi sulla loro effettiva capacità di risolvere i problemi anziché limitarsi a gestirne le manifestazioni più visibili.
La richiesta finale è quella di trasformare il confronto tra le istituzioni in un piano d’azione concreto per il centro storico, con responsabilità definite, interventi coordinati e continuità nel tempo. L’associazione chiede che la sicurezza venga valutata non soltanto in base agli annunci e alle misure messe in campo, ma anche attraverso i cambiamenti percepibili da chi abita e lavora ogni giorno nella Maddalena.
“La sicurezza significa poter abitare, lavorare e attraversare le strade senza paura. Significa tutelare le persone in difficoltà senza abbandonare chi vive e lavora nel quartiere. Significa contrastare la criminalità e lo sfruttamento, ma anche ricostruire le condizioni che permettono a una comunità di esistere e di prendersi cura di sé”, sostiene AMA.
L’associazione annuncia che continuerà a osservare e segnalare le criticità, chiedendo risposte concrete: “Attendiamo che le soluzioni annunciate si traducano in cambiamenti reali, perché il centro storico non può continuare ad aspettare mentre i problemi si consolidano e il tessuto sociale si indebolisce”.
La conclusione è un richiamo alle istituzioni affinché gli impegni assunti si traducano in interventi riconoscibili nella vita quotidiana del quartiere: “La sicurezza non si misura dalle parole pronunciate in Consiglio comunale, ma dai risultati nella vita quotidiana di chi abita la Maddalena”.