La richiesta di ampliamento della cassa integrazione straordinaria presentata da Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria coinvolge fino a 870 lavoratori sui 917 dello stabilimento di Cornigliano. Una misura che interessa quindi quasi tutto il personale del sito genovese e che rientra nella procedura avviata dal gruppo per portare il numero massimo dei dipendenti in Cigs dagli attuali 4.450 a 8.622, con validità fino al 28 febbraio 2027, salvo proroghe o rinnovi.
La comunicazione è stata inviata ai sindacati, ai ministeri competenti e alle Regioni interessate. L'estensione riguarda altri 4.172 dipendenti e coinvolge quasi tutti gli stabilimenti dell'ex Ilva, dopo lo stop imposto all'area a caldo di Taranto. I commissari motivano la richiesta con la necessità di adeguare l'organizzazione aziendale alle conseguenze del provvedimento giudiziario.
Le ricadute riguardano anche gli impianti del Nord: oltre ai 870 lavoratori di Cornigliano, la richiesta prevede fino a 515 dipendenti in cassa integrazione a Novi Ligure, su un organico di 542. A Taranto il numero sale a 6.964 su 7.875. Sono coinvolte anche le sedi di Racconigi, Marghera, Paderno e Legnaro.
Secondo i dati contenuti nella comunicazione, il gruppo conta complessivamente 9.626 dipendenti. L'azienda precisa che gli 8.622 indicati nella richiesta rappresentano il limite massimo medio delle sospensioni contemporanee: il dato non significa quindi che tutte le persone coinvolte resteranno continuativamente in cassa integrazione. Sono previste 1.004 unità in servizio per la custodia degli impianti, gli adempimenti amministrativi e ambientali e le attività necessarie alla continuità operativa.
Sull'apertura della procedura interviene Valerio D'Alò, segretario nazionale della Fim Cisl, che descrive una situazione complessa ma già prospettata nel confronto con le istituzioni.
"Le lettere di avvio della nuova Cigs non rappresentano una sorpresa: era un tema già discusso con le istituzioni e i lavoratori erano stati informati della possibilità di questa nuova procedura a fronte delle incertezze legate alle decisioni della Corte di Cassazione".
Il sindacalista richiama le tutele previste dall'ultimo decreto approvato dal Consiglio dei ministri per i lavoratori e l'indotto, sottolineando però che restano aspetti da migliorare. Per la Fim Cisl, il nodo è garantire una prospettiva produttiva e occupazionale anche agli stabilimenti con lavorazioni a freddo.
"Abbiamo lavorato e continueremo a lavorare per garantire una continuità occupazionale, anche nelle aree a freddo, proprio perché sappiamo che l'unico modo per uscire dalla Cigs è attraverso la creazione di lavoro", afferma D'Alò. "È un momento difficile, ma dobbiamo rimanere uniti e concentrati su soluzioni concrete e sostenibili, affinché i lavoratori non siano lasciati soli in questo percorso. La nostra priorità deve restare il sostegno all'occupazione e la ricerca di alternative valide che garantiscano un futuro a tutti".
Durissima la reazione delle segreterie di Fim Liguria e Fiom Genova, che denunciano l'invio della procedura nel cuore della notte e contestano ai commissari di aver smentito gli impegni assunti pochi giorni prima. "A firmarla sono gli stessi commissari che mercoledì scorso avevano garantito continuità lavorativa per il sito genovese. Siamo di fronte a un atteggiamento schizofrenico, irresponsabile e codardo, che non tiene conto di quanto definito nei giorni scorsi, conquistato con la lotta", scrivono i sindacati. La richiesta viene definita "un autentico insulto ai lavoratori e a tutta la città di Genova", alle istituzioni e alle realtà che si sono schierate al fianco della fabbrica. "I sindacati e i lavoratori non possono accettarlo", proseguono Fim e Fiom, annunciando che lunedì mattina i siderurgici genovesi si ritroveranno davanti ai cancelli dello stabilimento per decidere come proseguire la mobilitazione.
Salis: "Basta prendere in giro i lavoratori. Pretendiamo rispetto delle promesse"
"Le parole hanno un valore e la dignità dei lavoratori genovesi non si calpesta. Ho ringraziato per prima il governo e la struttura commissariale quando sono state prospettate soluzioni e garanzie per la nostra città e per il nostro comparto industriale. L'ho fatto con spirito istituzionale e di collaborazione, perché Genova vuole credere alle soluzioni ed è pronta a fare la propria parte. Ma non è tollerabile che gli impegni assunti durino soltanto qualche ora. I lavoratori, le famiglie e un'intera città non possono essere presi in giro con annunci e garanzie che paiono scritti sulla sabbia, fatti al solo scopo di frenare le proteste per poi essere smentiti nel giro di pochissimo tempo. Alle promesse va dato un seguito concreto". Lo dichiara la sindaca di Genova, Silvia Salis, commentando l’annuncio dei commissari di Acciaierie d’Italia in A.S. sul prossimo aumento della cassa integrazione. "Quanto accaduto con la procedura inviata dai commissari di Acciaierie d’Italia in A.S. — che smentisce drammaticamente le rassicurazioni di pochi giorni fa sulla continuità lavorativa — rappresenta un segnale grave e inaccettabile nei confronti dei lavoratori, delle organizzazioni sindacali e di tutte le istituzioni genovesi che compattamente hanno difeso e continuano a difendere il lavoro – prosegue la sindaca – Ci aspettiamo immediati chiarimenti dai commissari e dal governo".
"Quanto sta accadendo sulla vertenza ex ILVA è drammaticamente simile alla situazione che stanno subendo i lavoratori di Ericsson, per cui la multinazionale sembra essersi rimangiata il percorso annunciato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo l’incontro con i vertici aziendali. Da troppo tempo si rincorrono promesse di tenuta industriale ed esuberi che rischiano di svuotare le competenze tecnologiche della nostra città. Non possiamo permettere che la narrazione per il nostro tessuto industriale sia quella del costante ridimensionamento mascherato da temporanee rassicurazioni. Se le istituzioni nazionali e le aziende pensano di poter gestire Genova con l'incertezza e con mezze verità, sappiano che troveranno questa amministrazione al fianco dei lavoratori, con determinazione e fermezza. Pretendiamo chiarezza e il rispetto di quanto promesso".
PD Liguria e PD Genova: “Raddoppio della cassa integrazione, uno scenario gravissimo. Il governo intervenga subito e non si lascino soli i lavoratori”
“Quando sembrava che la tempesta si fosse almeno in parte calmata, arriva una notizia che rischia di assestare un altro colpo durissimo all’ex Ilva e alla città di Genova. Se la richiesta di estendere la cassa integrazione a 870 lavoratori su 917 fino alla fine di febbraio non dovesse essere ritirata, saremmo di fronte a uno scenario gravissimo, che non può essere affrontato con ulteriori rinvii e promesse mancate. Serve la massima chiarezza sul futuro dello stabilimento di Cornigliano e delle persone che ci lavorano. Non si può scherzare con la prospettiva industriale del nostro Paese, con la tenuta di un presidio produttivo strategico e con il destino di centinaia di famiglie. Dopo le tante incertezze e gli impegni annunciati, non è accettabile che si torni a prospettare una situazione di questa portata. Il governo intervenga immediatamente per fare chiarezza, scongiurare un ulteriore peggioramento della situazione e garantire una prospettiva industriale credibile allo stabilimento genovese. Questa battaglia non può essere lasciata sulle spalle dei lavoratori e dei sindacati che in questi anni con tenacia e coerenza hanno sostenuto e affrontato ogni scenario, difendendo il posto di lavoro e questo settore industriale fondamentale. Ora servono risposte certe, impegni definitivi e chiari. Cornigliano non può vivere sospesa tra annunci e nuove emergenze”.
AVS: “Governo tradisce lavoratori dell’ex ILVA”
“Per la seconda volta in pochi giorni, il governo disattende le promesse fatte ai lavoratori genovesi. Dopo il dietrofront su Ericsson, adesso tocca all’ex ILVA. Con un blitz notturno, i commissari di Acciaierie hanno comunicato la richiesta di raddoppiare i lavoratori in cassa integrazione straordinaria per i prossimi quattro mesi. Una misura che colpirà 870 lavoratori dello stabilimento di Genova. Una scelta inaspettata, che contraddice quando detto appena tre giorni fa, quando il governo aveva assicurato la continuità produttiva di Cornigliano attraverso l’acquisto dei coils. Continuiamo a ribadire il problema di fondo: il governo aveva tutto il tempo necessario per fare un piano industriale serio che salvaguardasse il lavoro e la salute delle persone. Invece si è perso tempo prezioso e adesso i lavoratori rischiano di pagare il conto di questa inefficienza”. Così Selena Candia, capogruppo regionale di AVS, e Jan Casella, consigliere regionale di AVS e vice-presidente della Commissione Lavoro.
Ghio, Pandolfo e Pastorino (PD): “Le rassicurazioni del governo non trovano riscontro nelle azioni dell’azienda. Chiarezza immediata su coils, bramme e risorse. Il governo accolga il nostro emendamento”
“Siamo di fronte a una contraddizione sempre più evidente: alle rassicurazioni del governo sul futuro dell’ex Ilva non corrispondono azioni concrete da parte dell’azienda, che chiede il raddoppio della cassa integrazione fino a coinvolgere 870 lavoratori su 917 dello stabilimento di Cornigliano. Il governo chiarisca immediatamente quali risorse intende mettere a disposizione per garantire gli approvvigionamenti necessari alla continuità produttiva degli impianti di laminazione a freddo, di zincatura e di rivestimento. Vogliamo sapere con precisione quali volumi di coils e bramme saranno disponibili, attraverso quali canali, con quali finanziamenti e in quali tempi è previsto il loro arrivo negli stabilimenti di Genova. Occorre utilizzare tutte le risorse disponibili e attivare rapidamente forniture sul mercato nazionale ed estero, così da garantire la tenuta degli impianti e tutelare l’occupazione. Per questo chiediamo al governo di dare già dalla prossima settimana un segnale concreto, sostenendo il nostro emendamento al decreto Ilva, che prevede un piano di approvvigionamento dei semilavorati, l’indicazione dei volumi necessari, delle fonti di fornitura, dei tempi di consegna e delle risorse finanziarie occorrenti. Il governo deve assumersi la responsabilità di indicare tempi, risorse e strumenti per garantire la continuità produttiva e occupazionale”, così i deputati liguri del Partito democratico Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino.
“Oggi abbiamo capito perché il ministro Urso si è tenuto lontano da Genova nonostante lo avessimo invitato a partecipare ai presidi Ilva ed Ericsson: stavano apparecchiando l’ennesimo tradimento ai danni delle lavoratrici e dei lavoratori - dichiarano i capigruppo M5S al Senato, in Regione e in Comune di Genova Luca Pirondini, Stefano Giordano e Marco Mes -. Purtroppo avevamo ragione ad accogliere sì con soddisfazione la firma dell’accordo sui coils, confidando negli impegni sulla continuità produttiva e occupazionale, ma allo stesso tempo con prudenza. L’accordo è durato a malapena tre giorni. Oggi, la procedura per l’aumento della cassa integrazione che rischia di coinvolgere quasi tutti i lavoratori di Cornigliano, infatti, smentisce clamorosamente quelle rassicurazioni: l’accordo piazzato come soluzione si sta rivelando, nei fatti, una promessa senza garanzie. È uno schiaffo a un’intera città. Saremo nuovamente al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori: pretendiamo che la Regione si mobiliti per tutelare migliaia di famiglie la cui sopravvivenza dipende dall’ex Ilva”.