Attualità - 17 ottobre 2026, 17:22

Ex Ilva, la Uilm contro l’aumento della cassa integrazione: "Basta giocare allo sfascio"

A Cornigliano la richiesta riguarda fino a 870 addetti su 917. Carbonaro e Micheli contestano Governo e commissari: "Annunciata la continuità produttiva, poi nuove sospensioni". Lunedì l’assemblea per decidere come proseguire

"Basta giocare allo sfascio: è necessario assumere scelte chiare e risolutive". La Uilm Genova contesta la richiesta di ampliamento della cassa integrazione straordinaria per l’ex Ilva, che a Cornigliano riguarda fino a 870 lavoratori su un organico di 917. A intervenire sono Fabio Carbonaro, responsabile Uilm Genova della siderurgia, e Mauro Micheli, Rsu Ilva, che accusano Governo e commissari di aver annunciato nuove sospensioni a pochi giorni dalle rassicurazioni sulla continuità produttiva.

La procedura presentata da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria prevede altri 4.172 dipendenti in Cigs nell’intero gruppo, con validità fino al 28 febbraio 2027, salvo proroghe o rinnovi. La richiesta segue lo stop giudiziario all’area a caldo di Taranto e indica il limite massimo medio delle sospensioni contemporanee: non comporta quindi che tutti gli addetti interessati restino continuativamente in cassa integrazione. 

Uilm contesta la distanza tra quanto comunicato il 14 ottobre e il successivo annuncio dell’aumento della cassa. Secondo Carbonaro e Micheli, l’atto ufficiale ricevuto dal sindacato prevedeva che Taranto e Genova continuassero a produrre nei mesi successivi, con il richiamo di personale e il reperimento all’estero delle bramme e dei coils necessari alle lavorazioni.

"È incredibile la leggerezza con cui il Governo e i commissari, dopo averci notificato con un atto ufficiale del 14 ottobre che gli stabilimenti di Taranto e Genova avrebbero continuato a produrre nei prossimi mesi, prevedendo il richiamo del personale dalla cassa integrazione e annunciando il reperimento all’estero dei quantitativi di bramme d’acciaio e coils necessari a garantire il funzionamento delle aree di laminazione, abbiano comunicato, a tarda notte, un ulteriore aumento della cassa integrazione", dichiarano i due rappresentanti sindacali.

Il giudizio sulla gestione coinvolge anche il ministro Adolfo Urso: "I tre commissari, insieme al ministro Urso, nell’arco di un triennio di gestione che giudichiamo fallimentare, hanno portato la siderurgia sull’orlo del baratro, creando una voragine che rischia di mettere in discussione un asset strategico per il Paese".

La Uilm torna a chiedere un piano industriale che garantisca una prospettiva ai lavoratori e strumenti per affrontare la transizione, dagli ammortizzatori sociali ai prepensionamenti e agli incentivi all’esodo.

Carbonaro e Micheli richiamano anche le giornate di sciopero e il sostegno ricevuto dalle istituzioni: "La Uilm ha mantenuto un atteggiamento responsabile, per nostra cultura senza trionfalismi né fughe in avanti, come la gravità della situazione richiedeva. Per questo abbiamo apprezzato la presenza e il sostegno delle istituzioni al nostro fianco".

La richiesta al Governo è di assumere impegni precisi sul futuro produttivo: "Respingiamo al mittente l’ennesima provocazione. In questa fase transitoria abbiamo bisogno di un Governo che si assuma fino in fondo le proprie responsabilità e garantisca una vera prospettiva industriale. La siderurgia è un fattore trainante dello sviluppo industriale. Rinunciarvi significherebbe condannare l’Italia, dal punto di vista industriale, a un ruolo di irrilevanza".

Il prossimo passaggio sarà l’assemblea di lunedì 19 ottobre: "Parteciperemo per decidere come proseguire", annunciano Carbonaro e Micheli.

Redazione