Genova - 19 ottobre 2026, 17:39

Ex Ilva, Urso: "Se gli stabilimenti non possono produrre, la cassa integrazione è necessaria"

Il ministro interviene mentre gli operai di Cornigliano occupano l'aeroporto di Genova: "Non vedo cosa altro si possa fare". Attesa per la Cassazione sulla chiusura dell'area a caldo di Taranto

Mentre i lavoratori dell'ex Ilva di Cornigliano continuano a occupare l'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova per protestare contro il ricorso alla cassa integrazione, dal Governo arrivano dichiarazioni poco rassicuranti. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, interpellato a margine dell'assemblea dell'Unione Industriali di Torino, difende infatti la necessità degli ammortizzatori sociali in assenza di attività produttiva.

"I commissari hanno presentato il loro piano. Se gli stabilimenti non possono produrre, la cassa integrazione è necessaria, non vedo cosa altro si possa fare", ha dichiarato il ministro.

Parole che arrivano nel pieno di una giornata particolarmente delicata per la vertenza genovese, con gli operai che da questa mattina presidiano lo scalo aeroportuale e hanno annunciato l'intenzione di proseguire la mobilitazione a oltranza. Al centro della protesta c'è la comunicazione inviata venerdì dai commissari, che prevede il ricorso alla cassa integrazione nonostante le rassicurazioni sulla continuità produttiva ricevute appena due giorni prima. I sindacati chiedono ora un impegno politico scritto che sospenda la procedura almeno fino al 27 ottobre, data del prossimo confronto a Palazzo Chigi.

Urso ha quindi richiamato la situazione dello stabilimento di Taranto e le conseguenze della decisione giudiziaria che impone la chiusura dell'area a caldo.

"Dobbiamo aspettare la decisione della Cassazione per sapere se sarà confermata o no la decisione della Corte d'Appello che ha imposto la chiusura dell'intera area a caldo entro il 28 ottobre e le sentenze della magistratura si devono necessariamente rispettare", ha spiegato il ministro.

Il Governo, ha ricordato Urso, è intervenuto attraverso un decreto legge per garantire il mantenimento in riscaldo degli altiforni, nell'attesa che la Suprema Corte si pronunci sul futuro degli impianti.

"Il Governo nel decreto legge ora in corso di approvazione in Parlamento si è assunto la responsabilità di mantenere almeno il riscaldo degli altiforni, che altrimenti avrebbero già dovuto chiudere, in attesa della decisione della Cassazione, nella speranza che ci consenta di riattivarli e quindi di riprendere a produrre".

Infine, il ministro ha assicurato che il provvedimento tiene conto delle ricadute occupazionali sull'intero gruppo siderurgico: "Il decreto legge che abbiamo portato a conoscenza dei sindacati affronta i problemi che riguardano la tutela di tutti i lavoratori dell'Ilva e di quelli dell'indotto".

Resta però aperto il nodo di Cornigliano, dove i sindacati contestano l'ipotesi della cassa integrazione e chiedono che vengano garantiti gli approvvigionamenti di coils necessari a mantenere attive le lavorazioni. Una situazione che, secondo le rappresentanze dei lavoratori, non può essere equiparata a quella di Taranto e che ha portato alla nuova mobilitazione, con l'occupazione dell'aeroporto genovese e la richiesta di un intervento diretto del Governo.

Redazione


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