Ogni domenica 'La Voce di Genova', grazie alla rubrica ‘Gen Z - Il mondo dei giovani’, offre uno sguardo sul mondo dei ragazzi e delle ragazze di oggi. L'autrice è Martina Colladon, laureata in Scienze della Comunicazione, che cercherà, settimana dopo settimana, di raccontare le mode, le difficoltà, le speranze e i progetti di chi è nato a cavallo del nuovo millennio.
Quando arriva la fine di ottobre, è impossibile non accorgersene. Le vetrine dei negozi si riempiono di zucche, ragni e ragnatele finte, i supermercati dedicano interi scaffali a dolci a tema e sui social iniziano a circolare idee per costumi sempre più elaborati. C'è chi si trasforma in un personaggio di un film horror, chi punta su trucchi spettacolari e chi comincia a preparare la propria festa con settimane di anticipo.
Negli Stati Uniti Halloween non è soltanto una serata da trascorrere con gli amici, ma un appuntamento che coinvolge intere comunità e che, in molti luoghi, si percepisce per buona parte del mese di ottobre. Le case vengono decorate, i giardini si riempiono di scheletri giganti e fantasmi, i bambini girano per il quartiere chiedendo dolcetti e anche gli adulti partecipano con entusiasmo, spesso sfoggiando travestimenti studiati nei minimi dettagli.
In Italia, invece, il clima è un po' diverso. Halloween è diventato sempre più popolare, soprattutto tra bambini, adolescenti e giovani adulti, ma non ha ancora lo stesso peso che ha nella cultura americana. Ci sono feste nei locali, serate a tema, eventi organizzati nei centri commerciali e bambini che vanno in giro con il classico "dolcetto o scherzetto".
Eppure, per molte persone, tutto si concentra nella sera del 31 ottobre, senza trasformare l'intero mese in un periodo dedicato alla festa. Basta guardare i social per notare quanto le celebrazioni americane siano spettacolari rispetto a quelle a cui siamo abituati: decorazioni che trasformano intere abitazioni, costumi che sembrano usciti da una produzione cinematografica e quartieri che diventano vere e proprie attrazioni. Da noi, spesso, ci si limita a scegliere un costume all'ultimo momento, organizzare una serata oppure ignorare completamente la ricorrenza.
Subito dopo Halloween arrivano però due date che appartengono da molto più tempo alla nostra storia: il 1° novembre, Ognissanti, e il 2 novembre, la commemorazione dei defunti. Due giornate che hanno un significato importante nella tradizione religiosa e culturale italiana, ma che per molti giovani sono diventate soprattutto un'occasione per riposarsi da scuola o dall'università, quando il calendario permette di fare ponte.
Non c'è necessariamente una grande riunione familiare, come succede a Natale, né un rituale condiviso da tutti. In alcune famiglie si va al cimitero, si portano fiori e si ricordano i parenti scomparsi; in altre si approfitta del giorno libero per stare a casa, uscire o partire per qualche giorno. Per molti, poi, sono semplicemente due date di cui si conosce il nome, ma non sempre il significato.
Le tre ricorrenze hanno origini differenti, ma nel corso dei secoli le loro storie si sono intrecciate. Per comprendere come si sia arrivati alle celebrazioni attuali, bisogna tornare indietro nel tempo, quando il passaggio tra le stagioni e il rapporto tra il mondo dei vivi e quello dei morti occupavano un posto importante nelle credenze e nella vita delle comunità.
Le origini di Halloween, dai Celti alla tradizione americana
Le origini di Halloween vengono generalmente ricondotte a Samhain, una ricorrenza dell'antica cultura celtica celebrata nelle zone che oggi corrispondono soprattutto all'Irlanda e ad altre aree delle isole britanniche. Per quelle comunità, il passaggio dall'autunno all'inverno era un momento fondamentale: terminava la stagione dei raccolti e iniziava il periodo più freddo e buio dell'anno. Samhain segnava quindi una transizione, non soltanto nel ciclo della natura, ma anche nella visione del mondo di quelle popolazioni.
Secondo le credenze associate alla ricorrenza, durante quella notte il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventava più sottile, permettendo agli spiriti di tornare sulla Terra. Si accendevano falò e si svolgevano rituali legati alla protezione della comunità e al passaggio verso l'inverno.
Non conosciamo con certezza tutti i dettagli delle celebrazioni celtiche e alcune ricostruzioni sono state elaborate nei secoli successivi. Il legame tra Samhain, il cambiamento delle stagioni e il mondo dei defunti rappresenta comunque uno degli elementi storici che aiutano a comprendere le origini di Halloween.
Anche il nome racconta una parte di questa storia. Halloween deriva dall'espressione inglese All Hallows' Eve, cioè la vigilia di Ognissanti. Nel corso del tempo, le tradizioni popolari più antiche si sono intrecciate con quelle cristiane, trasformando progressivamente il significato della ricorrenza.
Non si può quindi affermare che Halloween sia semplicemente una festa pagana rimasta immutata per secoli, così come non è corretto attribuire tutte le sue usanze esclusivamente ai Celti. La festa moderna è il risultato di una lunga evoluzione culturale, in cui credenze, religione e tradizioni popolari si sono influenzate reciprocamente.
La svolta decisiva è arrivata con la diffusione delle tradizioni irlandesi negli Stati Uniti, favorita soprattutto dall'immigrazione. Qui Halloween ha assunto nuove forme e si è trasformato gradualmente in una celebrazione di massa.
La zucca intagliata, oggi uno dei simboli più riconoscibili della festa, ha preso il posto della rapa utilizzata in alcune tradizioni irlandesi. Le decorazioni spaventose, i costumi, le feste e il celebre trick or treat, tradotto in italiano con "dolcetto o scherzetto", sono diventati elementi centrali dell'immaginario americano.
Anche il "dolcetto o scherzetto" ha una storia più articolata di quanto si possa pensare. Nel corso dei secoli, in alcune zone europee si erano diffuse usanze in cui le persone andavano di casa in casa chiedendo cibo in cambio di preghiere per i defunti o di altre forme di partecipazione rituale.
Queste pratiche, insieme ad altre tradizioni popolari, hanno contribuito all'evoluzione delle celebrazioni moderne. Negli Stati Uniti, soprattutto nel Novecento, Halloween ha assunto sempre più la forma di una festa organizzata attorno ai bambini, al quartiere e al divertimento condiviso.
Oggi il suo successo dipende anche dalla capacità di rinnovarsi ogni anno. Film, serie televisive, videogiochi, musica e social network alimentano un immaginario riconoscibile in tutto il mondo. Ogni ottobre compaiono nuove idee per i costumi, tutorial per realizzare trucchi sempre più realistici e video dedicati alle decorazioni più impressionanti.
Per molti americani prepararsi a Halloween è quasi un progetto: si scelgono gli abiti, si addobbano le case, si organizzano feste e si partecipa agli eventi del proprio quartiere. Non è soltanto una serata, ma un'esperienza che coinvolge persone di età diverse e crea un'atmosfera condivisa.
Ognissanti e la Festa dei morti: due ricorrenze, due significati
Mentre Halloween si sviluppava attraverso l'intreccio di tradizioni popolari e cultura contemporanea, in Italia il calendario cristiano distingueva già due ricorrenze consecutive, con significati differenti.
Il 1° novembre si celebra Ognissanti, una solennità dedicata a tutti i santi, conosciuti e sconosciuti. La venerazione collettiva dei santi si sviluppò nei primi secoli del cristianesimo e la celebrazione del 1° novembre si consolidò nell'Occidente cristiano durante l'Alto Medioevo.
Per la Chiesa cattolica, Ognissanti non è una giornata dedicata principalmente ai parenti scomparsi, ma una celebrazione della santità. Il significato della ricorrenza riguarda tutte le persone considerate sante, non soltanto quelle ufficialmente riconosciute dalla Chiesa.
Nella vita quotidiana, tuttavia, il 1° novembre viene spesso associato anche alla visita ai cimiteri, soprattutto perché si trova immediatamente prima della commemorazione dei defunti. Le due giornate finiscono così per essere percepite come un unico periodo dedicato al ricordo, anche se dal punto di vista religioso non sono la stessa cosa.
Il 2 novembre è infatti la giornata dedicata alla commemorazione dei fedeli defunti. La sua diffusione nella Chiesa occidentale è legata alla decisione dell'abate benedettino Odilone di Cluny, che nel 998 promosse questa celebrazione nei monasteri della propria comunità. Da lì, la ricorrenza si diffuse progressivamente.
Nella tradizione cattolica è una giornata di preghiera per le persone morte, legata alla memoria, alla speranza e al rapporto che i vivi continuano a mantenere con chi non c'è più.
In Italia, con il passare dei secoli, queste ricorrenze hanno assunto anche un significato familiare e popolare. Visitare il cimitero, pulire una tomba, portare un mazzo di fiori o accendere una candela sono gesti che, per molte persone, fanno parte di una consuetudine tramandata tra generazioni.
Non si tratta soltanto di un obbligo religioso: per chi ha perso un genitore, un nonno, un amico o un'altra persona importante, può essere un momento per fermarsi, ricordare e dedicare un po' di tempo a quel legame.
Le tradizioni cambiano molto da una regione all'altra. In alcune zone si preparano dolci tipici come il pane dei morti, le fave dei morti e le ossa dei morti, con ricette che variano a seconda del territorio. In passato, in diverse comunità, esistevano anche usanze legate alla preparazione di cibo o all'accensione di lumi in memoria dei defunti.
Non esiste un'unica tradizione italiana, ma un insieme di pratiche locali che raccontano il modo in cui le persone hanno cercato, nel corso del tempo, di dare un significato all'assenza e alla memoria.
È interessante notare come, in queste usanze, il ricordo dei morti non fosse necessariamente separato dalla vita quotidiana. Il cibo, la famiglia, le storie raccontate e i piccoli gesti permettevano di mantenere un legame con chi era scomparso.
In molte case, i nonni raccontavano episodi della propria infanzia o ricordavano parenti che le generazioni più giovani non avevano mai conosciuto. In questo modo, la memoria non rimaneva confinata al cimitero, ma entrava nelle conversazioni e nelle abitudini familiari.
Halloween conquista l'Italia: il ruolo dei social e delle nuove generazioni
Negli ultimi decenni Halloween ha trovato sempre più spazio anche nel nostro Paese. Bambini e ragazzi partecipano a feste in maschera, i locali organizzano serate a tema e i negozi propongono decorazioni e costumi.
Nelle città più grandi, la ricorrenza è diventata un'occasione per organizzare eventi, mentre nelle scuole dell'infanzia e primarie capita spesso di proporre attività dedicate, soprattutto sotto forma di lavoretti, giochi e feste.
La sua diffusione è legata in parte alla globalizzazione culturale. Per anni film e serie televisive americane hanno mostrato bambini che giravano per i quartieri con i costumi, case decorate e feste a tema. Per chi è cresciuto guardando questi contenuti, Halloween è diventato familiare ancora prima di essere celebrato direttamente.
Successivamente, internet e i social network hanno accelerato il processo: immagini di costumi, trucchi e decorazioni possono raggiungere milioni di persone in pochi secondi, trasformando una tradizione locale in un fenomeno internazionale.
C'è poi un elemento che rende Halloween particolarmente adatto alla cultura digitale: è una festa visiva. Un costume originale, un trucco elaborato o una casa decorata in modo spettacolare diventano contenuti perfetti da fotografare e condividere.
Ogni anno si cerca qualcosa di nuovo, più creativo o più impressionante rispetto all'anno precedente. Anche chi non è particolarmente interessato alla storia della ricorrenza può essere coinvolto dal desiderio di partecipare, divertirsi e vivere una serata diversa dal solito.
Per i giovani, inoltre, Halloween offre una libertà particolare. Travestirsi permette di sperimentare con la propria immagine, interpretare un personaggio, giocare con il genere horror o semplicemente indossare qualcosa che nella vita quotidiana non si sceglierebbe mai.
È una festa che non richiede necessariamente una convinzione religiosa o una tradizione familiare: basta avere voglia di partecipare. Si può organizzare una festa in casa, andare in discoteca, uscire con gli amici oppure guardare un film horror sul divano. Non esiste un unico modo di festeggiare e proprio questa flessibilità contribuisce al suo successo.
Il carattere commerciale ha fatto il resto. Costumi, trucchi, dolci, decorazioni e serate a tema alimentano un mercato che si attiva settimane prima del 31 ottobre. Le campagne pubblicitarie ricordano continuamente l'arrivo della festa e invitano a prepararsi.
Questo non significa che Halloween sia soltanto una questione di consumi, ma è innegabile che la sua visibilità sia sostenuta anche dalla possibilità di trasformarlo in un'occasione di acquisto e intrattenimento.
Il rapporto dei giovani con Ognissanti e la memoria dei defunti
Ognissanti e la Festa dei morti, invece, non hanno lo stesso meccanismo. Non esiste una preparazione collettiva paragonabile a quella di Halloween, né un immaginario commerciale altrettanto forte.
Il loro significato è meno immediato per chi non frequenta ambienti religiosi o non ha ricevuto determinate tradizioni dalla propria famiglia. Per questo, anche se fanno parte del nostro calendario da molto tempo, possono risultare meno presenti nella quotidianità dei più giovani.
È sufficiente osservare le abitudini di molti studenti per rendersi conto di quanto queste giornate siano cambiate. Il 1° novembre è soprattutto una giornata in cui non si va a scuola o all'università, quando la ricorrenza cade in un giorno feriale. Se il calendario lo consente, può diventare l'occasione per un ponte, una gita o qualche giorno di riposo.
Il 2 novembre, che in Italia non è una festività nazionale, può essere una giornata scolastica o lavorativa normale, a seconda del calendario e delle eventuali decisioni locali.
Non c'è niente di strano nel vivere con piacere un giorno libero. Il punto è quanto conosciamo le ricorrenze che si trovano dietro quelle date.
Per chi non cresce in una famiglia particolarmente legata alle celebrazioni religiose, il significato di Ognissanti e della commemorazione dei defunti può diventare meno evidente. Se non si ha l'abitudine di visitare il cimitero, preparare un dolce tipico o ascoltare i racconti dei nonni, è più difficile percepire il 2 novembre come qualcosa di diverso da una data sul calendario.
Halloween, al contrario, è arrivato con un immaginario già pronto, alimentato da film, serie televisive, musica, pubblicità e social network.
Questo non significa che i giovani non attribuiscano valore al ricordo dei propri cari o che abbiano smesso di interessarsi alle tradizioni. Le esperienze familiari sono diverse e ognuno costruisce il proprio rapporto con queste giornate in modo personale.
C'è chi accompagna i genitori o i nonni al cimitero, chi si ritrova con la famiglia e chi preferisce ricordare le persone scomparse nella propria quotidianità, senza legare la memoria a una data precisa.
È anche vero che il rapporto con la morte è cambiato. Nella società contemporanea si tende spesso a parlarne poco, soprattutto con i bambini e i ragazzi, come se fosse un argomento da evitare o da affrontare soltanto quando diventa inevitabile.
Le ricorrenze dedicate ai defunti possono offrire un'occasione per parlarne con naturalezza, raccontare le persone che non ci sono più e condividere ricordi. Non devono necessariamente diventare giornate tristi o solenni per tutti: possono essere anche momenti in cui una famiglia si ritrova e ricorda episodi divertenti, abitudini e insegnamenti lasciati da chi è scomparso.
A differenza del Natale, però, non esiste un modello familiare unico a cui fare riferimento. A Natale molte persone si riuniscono per il pranzo o la cena, scambiano regali e seguono rituali che si ripetono ogni anno. Il 1° e il 2 novembre non hanno un equivalente altrettanto condiviso.
In alcune famiglie si pranza insieme, in altre si va al cimitero, in altre ancora non si organizza nulla. Questo rende le ricorrenze meno visibili nella vita sociale e contribuisce a farle percepire come giornate dal significato meno immediato.
Tra festa e tradizione: cosa resta e cosa cambia
Le tradizioni, però, non sono immobili: cambiano con le generazioni, si trasformano e a volte scompaiono, mentre altre vengono recuperate o reinterpretate.
Il fatto che Halloween sia diventato popolare in Italia non significa automaticamente che Ognissanti e la Festa dei morti abbiano perso ogni valore. Piuttosto, mostra come alcune ricorrenze riescano a inserirsi più facilmente nelle abitudini contemporanee, mentre altre rimangono legate a contesti familiari o religiosi specifici.
Halloween è facile da adattare a una società in cui il tempo libero, l'intrattenimento e la condivisione online hanno un ruolo importante. Non richiede necessariamente di conoscere una storia o di appartenere a una comunità: si può partecipare anche solo per divertirsi.
Le ricorrenze di novembre, invece, hanno un significato che può richiedere una maggiore consapevolezza. Per comprenderle non basta guardare una decorazione o scegliere un costume, ma bisogna conoscere almeno in parte il loro legame con la religione, la memoria e le tradizioni locali.
Questo non significa che Halloween sia una festa superficiale e che le ricorrenze italiane siano necessariamente più autentiche. Anche Halloween può diventare un'occasione per stare insieme, creare ricordi e condividere esperienze; allo stesso modo, visitare un cimitero o partecipare a una celebrazione religiosa può essere vissuto come un gesto abitudinario, senza una riflessione particolare.
Il significato di una ricorrenza non dipende soltanto dalle sue origini, ma anche da come viene vissuta dalle persone.
La differenza è che Halloween ha costruito nel tempo un linguaggio comune, fatto di immagini, simboli e attività facilmente riconoscibili in tutto il mondo. Le tradizioni italiane legate al 1° e al 2 novembre sono invece più frammentate e locali.
Non abbiamo un'unica usanza nazionale che coinvolga tutti, e questo può rendere più difficile trasmetterle alle nuove generazioni. Quando una tradizione rimane confinata alle abitudini di una famiglia, rischia di scomparire se nessuno si preoccupa di raccontarla e condividerla.
Per questo può essere utile riscoprire anche le piccole tradizioni del proprio territorio. Chiedere ai nonni come trascorrevano questi giorni quando erano bambini, conoscere i dolci tipici della propria regione o scoprire perché una determinata famiglia ha l'abitudine di visitare il cimitero può diventare un modo per recuperare un pezzo della propria storia.
Non serve organizzare grandi celebrazioni né imporre a tutti lo stesso modo di vivere queste giornate. A volte basta conoscere il significato di una ricorrenza per guardarla con occhi diversi.
Halloween, Ognissanti e la commemorazione dei defunti si trovano una accanto all'altra nel calendario, ma raccontano storie e modi di vivere differenti. Halloween è diventato soprattutto una festa popolare legata ai costumi, all'immaginario horror e al divertimento; Ognissanti celebra i santi nella tradizione cristiana; il 2 novembre è dedicato al ricordo dei defunti.
Le loro origini si sono intrecciate nel corso dei secoli, ma oggi le differenze sono evidenti.
Non è necessario scegliere tra una festa e l'altra, né rinunciare a Halloween per dimostrare rispetto verso le tradizioni italiane. Si può partecipare a una serata in maschera e, allo stesso tempo, conoscere il significato delle giornate che seguono.
Si può non essere credenti e riconoscere comunque il valore culturale e familiare della memoria dei defunti. E si può decidere di non festeggiare Halloween senza per questo sentirsi obbligati a seguire rituali religiosi.
La questione riguarda il rapporto che costruiamo con le ricorrenze. Se una festa viene vissuta soltanto perché è popolare, rischia di ridursi a un'occasione da consumare e dimenticare il giorno successivo. Ma anche una tradizione antica può perdere significato se viene ripetuta senza sapere più perché esiste.
Conoscere le origini non obbliga a celebrare una ricorrenza in un modo preciso: permette semplicemente di scegliere con maggiore consapevolezza.
Mentre negli Stati Uniti le case si trasformano in scenari spaventosi e i costumi diventano ogni anno più elaborati, in Italia il periodo tra ottobre e novembre continua a essere diviso tra la voglia di festeggiare Halloween e tradizioni che non tutti sentono più vicine.
Non c'è bisogno di trasformare questa differenza in una gara tra culture. Può essere, invece, l'occasione per riscoprire quello che abbiamo ereditato, capire che cosa è cambiato e decidere che cosa vogliamo conservare.
Divertirsi e ricordare non sono due gesti incompatibili. Una zucca illuminata può essere il simbolo di una festa, un fiore sulla tomba può rappresentare un legame che continua, una storia raccontata dai nonni può mantenere viva la memoria di una persona.
Sono gesti diversi, legati a ricorrenze diverse, ma tutti raccontano qualcosa del modo in cui le persone cercano di dare significato al tempo, alla comunità e a chi non c'è più.