Cronaca - 27 ottobre 2026, 18:19

Marassi, incendio in un deposito vicino al centro clinico del carcere: sei agenti intossicati e detenuti messi in salvo

Il rogo è divampato lunedì intorno alle 18 al terzo piano dell'istituto penitenziario. Secondo il SAPPE, ad appiccare le fiamme sarebbe stato un detenuto con disturbi psichiatrici. Il sindacato: "Servono strutture idonee, personale sanitario qualificato e percorsi di cura adeguati"

Momenti di forte tensione nel carcere di Genova Marassi, dove nel tardo pomeriggio di ieri, lunedì 26 ottobre, un incendio ha provocato l'intossicazione di sei agenti della Polizia Penitenziaria. Le fiamme sono divampate intorno alle 18 all'interno di un deposito dell'ASL adiacente al Centro Clinico, al terzo piano della casa circondariale. Il tempestivo intervento degli agenti ha permesso di mettere in salvo i detenuti presenti, evitando conseguenze potenzialmente ancora più gravi.

Secondo quanto ricostruito dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), a provocare l'incendio sarebbe stato un detenuto italiano di oltre cinquant'anni, affetto da disturbi psichiatrici e già protagonista, in passato, di ripetuti episodi problematici. L'uomo avrebbe danneggiato la parete del bagno della propria cella, riuscendo così a raggiungere un deposito dell'ASL, la cui presenza, secondo il sindacato, non era nota al personale di Polizia Penitenziaria. Una volta all'interno, avrebbe appiccato il fuoco.

Il fumo si è rapidamente propagato nei locali, rendendo particolarmente delicate le operazioni di intervento. Nonostante le condizioni di pericolo, gli agenti sono riusciti a raggiungere l'area interessata dalle fiamme e a portare in salvo i detenuti, compreso il presunto responsabile del rogo. Sei poliziotti penitenziari sono rimasti intossicati.

A intervenire sull'accaduto sono Donato Capece, segretario generale del SAPPE, e Vincenzo Tristaino, segretario regionale del sindacato per la Liguria, che esprimono solidarietà agli agenti coinvolti, sottolineando il ruolo determinante del personale nell'affrontare l'emergenza.

"Esprimiamo la massima solidarietà ai sei colleghi rimasti intossicati, ai quali auguriamo una pronta guarigione, e riconosciamo il valore e la professionalità di tutti gli operatori intervenuti, che hanno evitato conseguenze potenzialmente ben più gravi. Ancora una volta, i Baschi Azzurri hanno dimostrato senso del dovere e capacità di intervento in condizioni di grave pericolo. Ma non è accettabile che il personale debba continuare a fronteggiare emergenze di questa portata senza risposte strutturali e strumenti adeguati".

L'episodio riaccende la discussione sulla gestione dei detenuti affetti da gravi disturbi psichiatrici, una questione che, secondo il SAPPE, continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema penitenziario. Il sindacato punta il dito contro le carenze nell'assistenza specialistica e le difficoltà delle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (REMS) nel rispondere alle necessità delle persone che richiedono percorsi di cura specifici.

"La chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, senza una riorganizzazione realmente efficace dell'assistenza e dei percorsi dedicati, ha lasciato irrisolte situazioni di estrema complessità. Le REMS non riescono a rispondere a tutte le esigenze e, troppo spesso, il peso delle criticità viene trasferito sugli istituti penitenziari e sugli agenti. La Polizia Penitenziaria non può essere chiamata a sostituirsi agli specialisti della salute mentale: servono strutture idonee, personale sanitario qualificato e percorsi di cura adeguati", sottolineano Capece e Tristaino.

Da qui la richiesta di un intervento urgente rivolta al Ministero della Giustizia, al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e al Provveditorato regionale competente, con sede a Torino. Per il sindacato, il ripetersi di aggressioni, atti distruttivi ed episodi critici negli istituti penitenziari mette a rischio non soltanto il personale in servizio, ma anche gli stessi detenuti, in particolare quelli che necessitano di assistenza sanitaria specialistica.

I rappresentanti del SAPPE invitano inoltre a evitare strumentalizzazioni e polemiche personali attorno a quanto accaduto, chiedendo che l'attenzione rimanga concentrata sulle condizioni di lavoro degli agenti e sulle criticità strutturali del sistema carcerario.

La richiesta conclusiva è quella di riaprire una riflessione sulla necessità di strutture dedicate ai detenuti con gravi patologie psichiatriche, valutando anche il ripristino di un circuito specialistico capace di svolgere, nel rispetto della normativa e dei diritti delle persone, alcune delle funzioni un tempo affidate agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

"Non si può continuare a scaricare sulle donne e sugli uomini della Polizia Penitenziaria responsabilità che richiedono competenze e risorse diverse. La sicurezza degli operatori e il diritto alle cure dei detenuti devono diventare priorità effettive, non dichiarazioni di principio. I Baschi Azzurri meritano rispetto, tutela e condizioni di lavoro sicure", concludono Capece e Tristaino.

Redazione