Tecnologia e Innovazione - 28 ottobre 2026, 12:01

Festival della Scienza - L'intelligenza artificiale sa comporre musica, ma sa anche ascoltare? La sfida tra algoritmi e musicisti

Alle 19 alla Claque del Teatro della Tosse lo spettacolo "Sei algoritmi in cerca di autore". Sofia Agostoni: "Il piacere di fare musica è qualcosa che una macchina non può sostituire"

Una canzone scritta da un essere umano e tre generate dall'intelligenza artificiale. Riuscireste a riconoscere quella autentica? Non è affatto scontato, soprattutto quando si parla della musica pop che ascoltiamo quotidianamente alla radio. E se ormai un algoritmo è in grado di produrre un brano completo in pochi secondi, resta una domanda: che cosa significa davvero fare musica, e quanto conta ancora il musicista?

"Sei algoritmi in cerca di autore. Il crocevia fra musica e informatica", lo spettacolo in programma alle 19 alla Claque , nell'ambito del Festival della Scienza, parte proprio da queste riflessioni.  Sul palco ci saranno Sofia Agostoni, dottoranda in Computer Science che si occupa di ricostruzione di immagini attraverso il machine learning e che ha studiato pianoforte al Conservatorio di Milano,  Edoardo Caldarelli, ricercatore postdoc all'Istituto Italiano di Tecnologia, con una formazione in robotica e un diploma in chitarra classica al Conservatorio di Como, e Massimiliano Ciranni, dottorando in Computer Science all'Università di Genova, impegnato anche nella divulgazione scientifica e nell'organizzazione di eventi musicali e artistici. Tre ricercatori che alla formazione scientifica affiancano una passione e una preparazione musicale, pronti a mettere alla prova l'intelligenza artificiale attraverso sei esperimenti, performance dal vivo e interazioni con gli algoritmi.

L'obiettivo non è dimostrare che le macchine siano incapaci di comporre, né sostenere che possano sostituire completamente gli artisti. Piuttosto, capire che cosa sappiano fare davvero e come possano diventare strumenti al servizio della creatività.

"Per un musicista il bello non è avere il prodotto fatto e finito, ma fare musica - racconta Agostoni -. Il piacere che trovo nella musica è proprio mettermi lì e suonare, cantare, fare quello che mi piace. Questa è una cosa che l'intelligenza artificiale non può sostituire e non può togliermi. Posso però utilizzare questi strumenti per aiutarmi a fare musica. All'inizio dello spettacolo mostreremo proprio come si possano creare brani da zero utilizzando un semplice prompt. Il risultato è un prodotto fatto e finito, sul quale però, da musicista, non posso intervenire. Esistono invece altri strumenti che permettono di collaborare con l'intelligenza artificiale, sfruttandone le capacità senza annullare il contributo umano. È questo che vogliamo far vedere".

Non sempre gli algoritmi si comportano come ci si aspetterebbe. "A volte falliscono, altre volte sono bravissimi, fanno cose davvero pazzesche", spiega Agostoni. I sei esperimenti dello spettacolo serviranno proprio a mostrare queste differenze, passando da situazioni in cui l'IA riesce a ottenere risultati sorprendenti ad altre nelle quali incontra difficoltà.

Ma torniamo alla domanda iniziale: siamo davvero in grado di riconoscere una canzone composta da una macchina? "Durante lo spettacolo proporremo una sorta di test di Turing musicale. Faremo ascoltare quattro brani, tre generati dall'intelligenza artificiale e uno composto da un essere umano, naturalmente non conosciuto. Chiederemo al pubblico di individuare quello realizzato da una persona. Non so quali saranno le risposte, ma non mi aspetto affatto che tutti riescano a riconoscerlo".

La difficoltà, secondo Agostoni, aumenta soprattutto quando gli algoritmi si confrontano con i generi più commerciali: "Per la musica pop che siamo abituati ad ascoltare tutti i giorni, l'intelligenza artificiale funziona molto bene. Se ci spostiamo verso generi più specifici o di nicchia, forse diventa ancora possibile distinguere il contributo umano, ma in generale è molto difficile. Anche perché questi sistemi lavorano proprio sul tipo di musica più ascoltato, quello che probabilmente vende di più". Una riflessione che chiama in causa anche l'omologazione dei gusti musicali: se le canzoni tendono ad assomigliarsi, per un algoritmo diventa più semplice riprodurne le caratteristiche. E per l'ascoltatore sempre più complicato individuare una differenza.

C'è però qualcosa che, almeno per il momento, l'intelligenza artificiale fatica ancora a fare: ascoltare gli altri musicisti. "Preparando lo spettacolo ci siamo resi conto che una delle difficoltà maggiori riguarda proprio la capacità di ascoltare quello che succede intorno. L'intelligenza artificiale segue degli schemi più o meno rigidi e, per esempio, quando deve improvvisare su tracce già esistenti, spesso fatica ad adattarsi a quello che sente. Non è abbastanza reattiva". Il problema emerge soprattutto quando la musica smette di essere un prodotto da generare e diventa un'interazione tra persone. "Suonare insieme significa capire il contesto, ascoltare gli altri, percepire l'emotività che emerge da un ambiente. Su questo l'intelligenza artificiale fa ancora fatica. È pur sempre uno strumento informatico".

E proprio sul rapporto tra musicisti e tecnologia si concentra il messaggio che i tre ricercatori vogliono portare sul palco.  "Credo che demonizzare completamente l'intelligenza artificiale sia sbagliato. È uno strumento molto interessante, estremamente potente, che bisogna imparare a utilizzare con criterio e senso critico, senza annullare l'essere umano. Questo vale per la musica, ma anche per l'arte, la ricerca e tantissimi altri ambiti".

Lo spettacolo avrà anche una componente di sperimentazione sul pubblico: prima e dopo la rappresentazione, gli spettatori potranno rispondere alle stesse domande, esprimendo le proprie opinioni sul rapporto tra musica e intelligenza artificiale e sulla possibilità che gli algoritmi sostituiscano gli artisti."Ci aspettiamo risposte molto diverse. Ci sarà probabilmente chi è spaventatissimo dall'intelligenza artificiale e chi, al contrario, è convinto che non potrà mai sostituire l'uomo. Vogliamo capire se, dopo aver visto lo spettacolo, qualcosa sarà cambiato nella percezione delle persone. Se anche soltanto uno spettatore uscirà un po' più tranquillo, avendo compreso che questi strumenti possono essere utilizzati senza sostituire completamente l'artista, avremo raggiunto un risultato".

Per Agostoni, Caldarelli e Ciranni si tratta di un debutto; l'idea nasce da una precedente esperienza divulgativa di altri colleghi del Dipartimento di Informatica, ma è stata ripensata e trasformata in uno spettacolo serale, con intermezzi musicali e dimostrazioni dal vivo. "Abbiamo costruito tutto da zero per il Festival della Scienza. Se funzionerà, ci farebbe molto piacere riproporlo anche in altre occasioni. Per il momento non abbiamo ancora programmato nulla".

L'appuntamento, inserito nel progetto Erzelli Tech Campus, è curato dal Machine Learning Genoa Center e dal Dipartimento di Informatica, Bioingegneria, Robotica e Ingegneria dei Sistemi dell'Università di Genova ed è rivolto al pubblico dai 14 anni.