Attualità - 29 ottobre 2026, 18:42

Ex Ilva, Appice (Fim Cisl): "La sentenza è un dramma. A Cornigliano dobbiamo resistere fino a gennaio"

Il rappresentante sindacale dopo la decisione della Cassazione: "Da gennaio garantite 35mila tonnellate al mese, la questione è per quanto tempo". Ad oggi "a Genova non ci saranno ulteriori sviluppi" e l'obiettivo è rilanciare i lavori socialmente utili per i "dipendenti eventualmente a zero ore"

La sentenza della Cassazione che conferma lo stop dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto apre nuovi interrogativi sul futuro dei lavoratori del gruppo siderurgico, anche a Genova Cornigliano. Se da gennaio dovrebbero essere garantite forniture alternative per 35mila tonnellate mensili, resta da affrontare una fase di transizione particolarmente delicata, con il rischio di un aumento del ricorso alla cassa integrazione.

A esprimere preoccupazione è Nicola Appice, rappresentante della Rsu Fim Cisl dello stabilimento genovese, che commenta la decisione delle Sezioni Unite Civili della Suprema Corte e le possibili conseguenze occupazionali. "La sentenza della Cassazione per noi è un dramma, perché sappiamo che a Taranto dovranno gestire 8.600 lavoratori in cassa integrazione - spiega Appice -. Qui a Genova, grazie alle lotte che abbiamo portato avanti, siamo riusciti a ottenere un piano B, che ci garantisce un percorso per i prossimi mesi, in attesa della vendita".

Il riferimento è al piano alternativo di approvvigionamento dei materiali, necessario per consentire allo stabilimento di Cornigliano di proseguire le lavorazioni anche in assenza delle forniture provenienti dall'area a caldo di Taranto. "Parliamo di 35mila tonnellate mensili che saranno garantite da gennaio. La questione, però, è capire per quanto tempo. Saranno i commissari a dover reperire tutto il materiale necessario. Esistono dei percorsi individuati, ma bisogna capire come verranno gestiti".

L'immediata preoccupazione del sindacato riguarda soprattutto l'organizzazione del lavoro nei prossimi mesi. Proprio nella giornata di oggi era atteso un confronto interno sulla gestione degli ammortizzatori sociali, con l'obiettivo di distribuire in maniera più equilibrata i periodi di sospensione dell'attività. "Noi oggi speravamo di arrivare a un accordo interno, con un'alternanza e una rotazione tra cassa integrazione e ferie - prosegue Appice -. Dopo questa notizia, però, il rischio è che il ricorso alla cassa integrazione possa aumentare".

Nonostante il nuovo scenario determinato dalla decisione della Cassazione, al momento non risultano in programma ulteriori incontri sulla vertenza, anche alla luce delle rassicurazioni già ricevute a livello governativo. "Non sono previste nuove riunioni perché abbiamo avuto delle garanzie, ribadite anche a Palazzo Chigi. Per ora dobbiamo gestire soprattutto l'equità nella distribuzione della cassa integrazione. È una situazione nella quale dovremo resistere fino a gennaio. Se non arriveranno novità rispetto a quanto già annunciato, a Genova non dovrebbero esserci ulteriori sviluppi nell'immediato".

Per la Fim Cisl, tuttavia, la gestione degli ammortizzatori sociali non può rappresentare l'unica risposta alla crisi. La priorità resta il mantenimento delle attività produttive, unica strada per ridurre progressivamente il numero dei lavoratori coinvolti nelle sospensioni. "Non possiamo contrastare la cassa integrazione senza avere lavoro. Solo creando nuove attività produttive potremo diminuirne l'impatto sui dipendenti", sottolinea Appice.

Tra le richieste del sindacato torna quindi anche il tema dei lavori socialmente utili, già previsto nell'ambito del percorso avviato con l'Accordo di programma per la chiusura dell'area a caldo di Cornigliano. "Un altro nostro obiettivo è rilanciare i lavori socialmente utili. È un meccanismo che risale all'Accordo di programma e che permette di non lasciare i dipendenti semplicemente in cassa integrazione, ma di impiegarli anche presso enti pubblici".

Il sistema, secondo il rappresentante sindacale, consentirebbe ai lavoratori di partecipare volontariamente ad attività di pubblica utilità, beneficiando anche di un'integrazione economica. "Si tratta di un percorso che prevede, su base volontaria, un meccanismo che ci aiuterebbe a dare una prospettiva ai lavoratori e soprattutto a sostenere coloro che eventualmente dovessero trovarsi in cassa integrazione a zero ore".

L'obiettivo, dunque, è attraversare i prossimi mesi limitando il più possibile le conseguenze occupazionali, in attesa che il piano di approvvigionamento alternativo possa garantire una maggiore continuità produttiva allo stabilimento genovese.