L'avvio dello spegnimento degli altiforni dell'ex Ilva di Taranto riaccende le preoccupazioni anche nello stabilimento di Cornigliano, dove i lavoratori attendono garanzie sulla continuità produttiva e sul rispetto degli accordi raggiunti nelle scorse settimane. A intervenire è Armando Palombo, delegato Rsu della Fiom Cgil, che definisce quanto sta accadendo una giornata particolarmente difficile per il futuro della siderurgia nazionale.
"Oggi è una giornata triste per l'industria italiana", dichiara il sindacalista, richiamando l'attenzione sulle conseguenze che la crisi dello stabilimento pugliese potrebbe avere anche sugli altri siti del gruppo.
Per Genova, al momento, restano gli impegni formalizzati in Prefettura e a Palazzo Chigi, che prevedono la fornitura di 35mila tonnellate di coils al mese allo stabilimento di Cornigliano. Una quantità che, secondo Palombo, permetterebbe agli impianti genovesi di lavorare al 30% della propria capacità produttiva.
Le garanzie ottenute, tuttavia, non bastano a dissipare le preoccupazioni dei rappresentanti dei lavoratori. La Fiom intende verificare che gli accordi vengano effettivamente rispettati, senza escludere nuove iniziative di protesta qualora gli impegni assunti dovessero essere disattesi.
Il nodo principale resta quello della continuità produttiva e del ricorso agli ammortizzatori sociali. Palombo sottolinea come a Cornigliano gli impianti siano funzionanti e ci sia domanda di mercato, oltre alla disponibilità dei dipendenti a lavorare. Per il rappresentante sindacale, in queste condizioni, risulta difficile giustificare il ricorso alla cassa integrazione.
La situazione rimane dunque delicata, con i lavoratori genovesi che guardano agli sviluppi della crisi di Taranto e chiedono che le forniture promesse si traducano in attività produttiva concreta per lo stabilimento di Cornigliano.