A Genova una famiglia con un reddito annuo di 20mila euro arriva a spendere 1.928 euro tra tasse e tariffe locali, pari al 9,64% delle proprie entrate. È il dato più alto tra i quattro capoluoghi liguri e uno degli elementi emersi oggi, mercoledì 4 novembre, ai Giardini Luzzati, durante il panel "Fiscalità territoriale: meno pressione fiscale sui salari, più risorse per una sanità efficiente", organizzato nell'ambito del Laboratorio Sindacale della Uil Liguria, alla presenza del segretario generale nazionale Pierpaolo Bombardieri.
A fotografare la situazione è uno studio della Uil Nazionale, elaborato sui dati del 2025, che prende in considerazione il peso complessivo delle addizionali Irpef regionali e comunali, della Tari, delle tariffe dell'acqua e dei servizi per l'infanzia.
L'analisi si basa su una famiglia tipo con un reddito di 20mila euro e un ISEE di 15mila euro, senza Imu a carico ma con spese per asilo nido e mensa scolastica.
Genova risulta il capoluogo con l'incidenza più elevata, seguita da Imperia, dove la spesa annuale raggiunge 1.626 euro, pari all'8,13% del reddito. A La Spezia il costo complessivo è di 1.488 euro, corrispondente al 7,44%, mentre a Savona si ferma a 1.410 euro, pari al 7,05%.
Nel capoluogo ligure, inoltre, le sole addizionali regionale e comunale Irpef comportano una spesa di 446 euro all'anno per un reddito di 20mila euro. A questo quadro si aggiunge, nel 2026, l'aumento medio della Tari del 5,7%, approvato dal Consiglio comunale.
Per il sindacato, i numeri evidenziano la necessità di intervenire sulla pressione fiscale territoriale, soprattutto per evitare che il peso del finanziamento dei servizi pubblici ricada in misura eccessiva sui redditi da lavoro e sulle pensioni.
Negli ultimi tre anni, la contrattazione tra Cgil, Cisl, Uil e Regione Liguria ha già prodotto alcuni risultati. Tra il 2023 e il 2025 sono stati sottoscritti tre accordi, il primo nel dicembre 2023, il secondo nel marzo 2024 e il terzo nel luglio 2025, che hanno consentito di mantenere l'esenzione dalla maggiorazione dell'addizionale regionale Irpef per i redditi imponibili fino a 28mila euro.
Gli accordi hanno inoltre confermato, per il triennio 2025-2027, l'articolazione dell'addizionale su tre scaglioni, senza variazioni del gettito regionale, e rafforzato le detrazioni per i figli a carico nel 2025.
In particolare, il beneficio è passato da 40 a 45 euro per ciascun figlio nelle famiglie con almeno due figli e da 45 a 50 euro per ogni figlio con disabilità, anche in presenza di un solo figlio a carico.
Misure che, secondo la Uil Liguria, rappresentano un primo passo ma non sono sufficienti a compensare il peso della fiscalità e delle tariffe sui bilanci familiari.
Le richieste del sindacato si concentrano ora sul Comune di Genova, al quale viene chiesto di rafforzare gli interventi a sostegno delle famiglie in difficoltà.
In particolare, la Uil propone di aumentare lo stanziamento destinato alle agevolazioni Tari oltre 1,2 milioni di euro, incrementare gli importi dei contributi e innalzare a 25mila euro la soglia ISEE per accedere ai benefici.
Il sindacato chiede inoltre l'introduzione di fasce ISEE progressive, con contributi differenziati in base alla situazione economica dei nuclei familiari, e che le agevolazioni comunali siano aggiuntive rispetto al bonus sociale Tari nazionale previsto da Arera.
L'obiettivo è rendere più equa la distribuzione del carico fiscale, rafforzando le tutele per le fasce di reddito medio-basse senza compromettere la sostenibilità dei bilanci pubblici.
Per la Uil, infatti, la sostenibilità finanziaria degli enti locali deve procedere insieme a quella sociale. Da qui la richiesta di proseguire il confronto con le amministrazioni sulla progressività delle addizionali, sull'ampliamento delle soglie di esenzione e sul rafforzamento delle agevolazioni tariffarie.
Tra le priorità indicate anche una maggiore efficacia nel contrasto all'evasione fiscale, affinché le necessità di finanziamento dei Comuni e della Regione non si traducano in ulteriori aumenti a carico di lavoratori e pensionati, soprattutto in assenza di un corrispondente miglioramento dei servizi pubblici.