Cultura e spettacoli - 06 novembre 2026, 11:40

Mauro Pagani, dopo 23 anni un nuovo album: “Le cadute e i passi falsi sono parte del viaggio”

Il musicista torna con “Tutto è già qui”, dieci inediti che sono un bilancio personale, senza nascondere fragilità e sconfitte. Oggi la presentazione in viadelcampo29rosso, nel luogo legato al suo sodalizio con Fabrizio De André

“Avevo il bisogno di narrare le mie umane vulnerabilità, il mio amore per la vita”. 

Forse è in queste parole che si trova la chiave di Tutto è già qui, il nuovo album di Mauro Pagani, uscito il 16 ottobre per BMG, a ventitré anni di distanza da Domani. Dieci brani che arrivano mentre il musicista festeggia i suoi ottant’anni e sceglie di guardarsi indietro senza indulgenze, ma anche senza rimpianti, raccontando ciò che è stato, riconoscendole proprie fragilità e cercando di dare un senso al tempo che passa.

Il disco sarà presentato a Genova oggi, venerdì 6 novembre, alle 18, negli spazi di viadelcampo29rosso, il museo dedicato alla scuola genovese dei cantautori. 

Pagani incontrerà il pubblico in dialogo con il giornalista Renato Tortarolo, ripercorrendo la genesi del lavoro attraverso storie e aneddoti, prima di firmare le copie dell’album. Una scelta che ha un significato particolare per l'artista, legato alla città e soprattutto a Fabrizio De André, con cui ha condiviso una delle collaborazioni più importanti della sua carriera.

Ma il centro dell'appuntamento è soprattutto il racconto di un disco che Pagani definisce “un diario intimo ed essenziale, aperto al mondo”. Un lavoro nato dall'esigenza di fare i conti con la propria storia e di ritrovare, attraverso la scrittura, “la forza dei legami resistenti alle tempeste degli anni”. Non una celebrazione degli ottant'anni, dunque, ma un'occasione per mettere in musica un'esperienza umana, con tutto ciò che porta con sé.

“Il mio bisogno di scavare nei sentimenti profondi dell'animo umano, esplorando la nostalgia, l'amore, l'amicizia e la fragilità del tempo. Non mancano i bilanci personali, ho scelto una narrazione trasparente che mette sullo stesso piano le vittorie e le sconfitte”, spiega Pagani. 

È una trasparenza che attraversa l'intero progetto dove non si nascondono le cadute, dove il passato non è edulcorato ma, soprattutto, dove gli sbagli hanno pari ‘dignità’ e diventano necessari: “Non ho voluto nascondere le cadute e i passi falsi- continua -, sono state, sono e saranno tappe fondamentali di un lungo e intenso viaggio creativo”.

Il tempo, del resto, è uno dei temi che attraversano le canzoni. Il disco prova a raccontarne il trascorrere e il senso di transitorietà, ma senza cedere alla malinconia fine a se stessa. Così Pagani racconta di una ricerca di poesia nel presente e ribadisce la volontà di accettare ciò che è stato e ciò che arriverà: “Le sconfitte che narro assumono il valore di insegnamento, feritoie da cui ripartire con rinnovata energia”. È uno sguardo che cerca nelle fratture la possibilità di ricominciare.

Da qui anche il desiderio di instaurare con chi ascolta un rapporto che vada oltre la semplice fruizione musicale. “Mi piacerebbe che l'ascolto fosse un'esperienza quasi terapeutica, un invito a fermarsi, a riflettere, a capire, per comprendere che, dopotutto, la bellezza risiede nel cammino stesso". Lui stesso si definisce “un artigiano della musica” e racconta di aver faticato per rimanere fedele a se stesso, cercando di preservare la purezza dei sentimenti. L’auspicio è dunque che il nuovo disco possa diventare uno strumento per comprendere “la affascinante complessità del mondo e delle relazioni umane”.

La scelta di pubblicare un album in formato fisico, CD e vinile, è precisa e vuole spingere verso “un ascolto intimo e tangibile”.

“Vorrei condurre chi ascolta in un labirinto di memorie, trasformando il mio privato in una riflessione, spero, universale”. Un racconto personale che aspira a trovare un punto di contatto con le esperienze di chiunque si riconosca nei sentimenti messi in musica.

La tracklist raccoglie dieci brani: Lunedì, Almeno tu, Vivi per caso, NME, Tic Tac, Rotta orientale con Daniela Pes, Aparthate, Va così, Marie e Tutto mi manca. Quest'ultimo ha anticipato l'uscita del disco, insieme a Tic Tac, canzone che guarda a un mondo in crisi, segnato dalla perdita di valori e dall’egoismo.

La presentazione genovese riporta l'artista in via del Campo, luogo che nel 2022 aveva scelto anche per raccontare la propria autobiografia, Nove vite e dieci blues, e che lo riporta al suo legame con Fabrizio De André con cui ha lavorato dando note a lavori fondamentali come Crêuza de mä e Le Nuvole, ma anche attraverso una frequentazione artistica che ha segnato profondamente il percorso di entrambi. Per Pagani, tornare in questo spazio significa ritrovare un luogo in cui sentirsi “a casa”, dove la memoria di Faber è ancora presente.

Dagli esordi con la Premiata Forneria Marconi alle collaborazioni con De André, dal lavoro di produttore e arrangiatore alle colonne sonore, Pagani ha attraversato oltre mezzo secolo di musica italiana. Con Tutto è già qui, però, non sembra interessato a ripercorrere una carriera per celebrarne le tappe. Preferisce fermarsi a osservare ciò che resta, ciò che cambia e ciò che continua a tenere insieme una vita. “Ho cercato di mettere poesia profonda nel raccontare il presente”, ricorda.

Con una musicalità inconfondibile, in punta di penna, Pagani regala a chiunque decida di ascoltarlo un messaggio prezioso: non arrivare a una conclusione ma riconoscere un viaggio che è ancora in corso, anche e soprattutto a ottant’anni.