Sanità - 07 novembre 2026, 10:08

L'influenza è arrivata in anticipo, ma i dati sui contagi son fermi. Bassetti: "Picco a Natale. Chi non si è vaccinato provveda" [INTERVISTA]

L'infettivologo a Torino per parlare di polmoniti e antibioticoresistenza: "Una famiglia su quattro mente ai medici per farsi dare gli antibiotici e mente per non vaccinare i figli"

Il paradosso dei dati fermi a marzo. Una forma che ha iniziato a picchiare con anticipo. Una copertura vaccinale ancora una volta insufficiente. La lotta all'influenza quest'anno si combatte con armi depotenziate. Partiamo dall'inizio. Sono ormai otto mesi che la piattaforma RespVirNet - la rete nazionale che monitora la diffusione di influenza e virus respiratori, raccogliendo i dati medici e di laboratorio su tutto il territorio - è ferma per questioni di privacy. Così le Regioni non comunicano più i dati relativi alla diffusione, non solo di influenza, ma anche morbillo e arbovirosi, ed è difficile valutarne l'andamento. 

Una situazione che l'infettivologo Matteo Bassetti, intervenuto a Torino per il 16° convegno della Società Italiana di Terapia Antinfettiva, definisce "paradossale". Ma senza i flussi di dati comunque si può dare una valutazione empirica dello stato attuale. 

Picco a Natale?

"Nell'ultima settimana al San Martino di Genova abbiamo ricoverato quattro pazienti gravi con influenza - conferma Bassetti -. Vuol dire che l'influenza è arrivata ed è arrivata in modo pesante, esattamente come era successo negli Stati Uniti nelle tre settimane precedenti".

Un anticipo che permette di fare una stima anche per valutare quando avverrà il picco. "Visti i numeri attuali la stagione attuale assomiglierà molto a quella del 2024-2025, quando il picco fu a Natale". Potrebbe essere così anche quest'anno, uno dei momenti peggiori per il carico ospedaliero del personale sanitario, ma, aggiunge Bassetti, "se invece riusciamo a spostare un po' l'inizio della stagione, potrebbe cadere intorno alla metà di gennaio".

4 italiani su 5 non si proteggono

Ma la copertura vaccinale rimane il vero vulnus. "Avevamo detto di vaccinarsi a ottobre, soprattutto i fragili: chi lo ha fatto oggi è più protetto, chi non lo ha fatto corra a farlo rapidamente perché l'influenza picchierà pesantemente già in questo novembre", è l'appello del professore. "Se mettiamo insieme gli ultimi due anni, l'anno scorso abbiamo avuto 15-16 milioni di casi e quello prima 18 milioni: vuol dire che un italiano su quattro si è messo a letto per l'influenza. Nonostante questo, quattro italiani su cinque decidono di non proteggersi, e va ricordato che nella maggioranza delle regioni il vaccino è gratis per tutti. È veramente difficile comprendere questa resistenza".

"La copertura vaccinale nel nostro paese è assolutamente insufficiente - aggiunge -. Non lo sono i bambini, non lo sono i genitori, i caregiver e nemmeno i sanitari, a cui bisogna tirare le orecchie perché chi lavora in ospedale spesso non si vaccina". 

La "zuppa alfabetica"

Non solo influenza, ma anche polmonite - o meglio polmoniti - tra i temi portati al convegno da Bassetti. Una "zuppa alfabetica" che in certi casi ha portato difficoltà di approccio nell'affrontare diverse patologie. "Il titolo dell'intervento era "Alphabet soup", quella pastina che si mette nel brodo dei bambini per imparare le lettere. Il senso è che abbiamo una serie di sigle che contraddistinguono le polmoniti prese fuori dall'ospedale rispetto a quelle prese in ospedale. Per ogni sigla c'è una patologia diversa, con microbi differenti e terapie antibiotiche diverse. Alcune hanno semplificato il lavoro dei medici, altre lo hanno complicato e probabilmente hanno fatto sì che non si utilizzassero in maniera appropriata gli antibiotici".

Un esempio è quello della HCAP, polmonite che si prende fuori dall'ospedale, ma che potrebbe avere germi simili a quelli ospedalieri. "Dagli anni 2000 e per una ventina d'anni - spiega il medico infettivologo -, abbiamo trattato queste polmoniti come ospedaliere quando in realtà erano non ospedaliere, e sarebbe bastato un antibiotico più semplice. Oggi, però, grazie anche al Covid, abbiamo test rapidi e tamponi che ci permettono di sapere se la polmonite è virale o batterica. Se facciamo più diagnostica, possiamo usare meglio gli antibiotici e usarne di meno".

L'antibiotico resistenza è la vera sfida

Ma, non solo per le polmoniti, il tema dell'antibioticoresistenza rimane la sfida dei prossimi decenni. "Alla gente bisogna spiegare che nel 2050 non si morirà più principalmente di tumore, di infarto o di ictus, ma si morirà molto di più di quanto si moriva prima dell'introduzione degli antibiotici a causa delle infezioni e dell'antibioticoresistenza. Negli ultimi cento anni abbiamo fatto un percorso straordinario per quasi tutte le malattie, tranne che per le infezioni, dove stiamo andando indietro. I batteri che causano le infezioni diventano resistenti perché la gente ha usato male gli antibiotici".

Eppure la resistenza è in primis culturale. "Quando diciamo queste cose, spesso la gente risponde che è colpa dei medici o dei veterinari che li hanno prescritti male. Certamente abbiamo le nostre colpe, ma occorre tutti cambiare il modo di utilizzare gli antibiotici. Non esiste andare a prendere l'antibiotico avanzato nel cassetto o pregare il farmacista per averne uno senza prescrizione".

Resiste, via social, la disinformazione

Difficile farlo in un contesto in cui resiste anche la mala informazione che viaggia sui social. "La disinformazione è stata devastante. I social media ci hanno fatto fare un passo indietro di tanti anni: oggi la gente si cura peggio di come si curava 20 anni fa. Per fare un esempio, una mamma su quattro mente ai medici per farsi dare gli antibiotici e mente sempre ai medici per non vaccinare i figli". 

Daniele Caponnetto