Genova - 02 maggio 2021, 16:25

Viadotto Bisagno: tutto ancora fermo per il trasferimento delle famiglie che vivono in salita delle Gavette

Dopo il crollo delle impalcature dal cantiere per la messa in sicurezza del ponte, i cittadini spingono per uno spostamento definitivo. La consigliera Pd, Lodi, pronta a riportare il discorso in Sala Rossa

Viadotto Bisagno: tutto ancora fermo per il trasferimento delle famiglie che vivono in salita delle Gavette

Tutto tace attorno al trasferimento delle 30 famiglie residenti sotto il viadotto Bisagno. Dopo le interrogazioni arrivate in Sala Rossa, le risposte rassicuranti dell'assessore Pietro Piciocchi (“Sono fiducioso che una soluzione arriverà”, aveva risposto in Consiglio), alle famiglie non è arrivata nessuna comunicazione, anzi hanno scoperto di aver vissuto, finora, non solo sotto un viadotto pericolante ma anche sotto un cantiere non sicuro.

“È una vergogna”, tuona Chiara Ottonello, portavoce del del ‘Comitato abitanti sotto il ponte Bisagno’. “Tutti stanno aspettando le valutazioni del Rina sulla sicurezza del cantiere e quello di cui si è già certi, è che le impalcature montate non sono idonee e si sta facendo un piano per il loro smontaggio e rimontaggio”.

Si riparte da zero, in pratica: “Se non fosse che abitiamo lì sotto, sembrerebbe una barzelletta”, commenta amara. Quindi si aspetta, e non si sa come saranno i prossimi mesi: “Un nostro ingegnere si è incontrato con Rina e Autostrade e quello che è emerso, anche se non è ancora stato scritto nero su bianco, è che, a quanto pare, ci saranno dei momenti in cui durante il montaggio e lo smontaggio non potremo stare sotto il ponte, quindi a fasi alterne potrebbero spostarci”, è l’ipotesi. 

Nel frattempo la scorsa settimana “è caduto un pezzo di legno accanto a una bambina di un anno e mezzo, nel piazzale del parcheggio sotto il viadotto dove c’è il cantiere”, racconta Ottonello che aggiunge: “Non siamo in sicurezza, il pezzo di cantiere sospeso sulle nostre teste, da cui sono cadute le passerelle, è ancora pericoloso perché è stato fatto un intervento d’urgenza togliendo quelle non cadute ma la struttura rimane insicura”.

“Ogni volta che usciamo dal portone guardiamo verso l’alto, ci facciamo il segno della croce, e speriamo che tutto regga”, è il rito quotidiano che accompagna gli abitanti. E per questo, visto i tempi del cantiere, visto il rischio, chiedono un trasferimento definitivo: “C’è la signora anziana, il ragazzo disabile, non è facile pensare di spostarci e ritornare. Invece loro stanno cercando soluzioni temporanee per trovare il modo di farci stare qui sotto”. 

Dal consiglio comunale a sostegno degli abitanti e delle loro istanze si solleva la voce della consigliera del Pd Cristina Lodi, che aveva già presentato un’interrogazione e che ora è pronta a tornare in aula a chiedere nuove spiegazioni: “L’amministrazione comunale dovrebbe farsi sentire di più in Regione, anche se è dello stesso schieramento politico, per ottenere che il tavolo del Pris lavori agli indennizzi e si ottenga il finanziamento da parte di Autostrade per lo spostamento definitivo delle famiglie che lo chiedono”.

Intanto il tavolo del Pris è stato convocato, a farlo sapere è Pippo Rossetti, consigliere regionale del Pd: “Dopo tanto insistere la convocazione c’è stata, ma dalle notizie che abbiamo è Autostrade che deve verificare i rischi e probabilmente valuterà dei trasferimenti temporanei, e non uno spostamento definitivo delle 30 famiglie. Bisogna che Comune e Regione prendano le difese dei cittadini”. Nel frattempo in salita delle Gavette si guarda il cielo ogni volta che si esce di casa.

Rosangela Urso

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