Attualità - 30 luglio 2021, 15:47

La Quercia del sagrato di Montesignano, citata da Sbarbaro in una poesia, entra nell’elenco degli alberi Monumentali d’Italia (FOTO)

Accolta la richiesta degli Amici di Pontecarrega: piantata tra il 1831 e il 1832, sotto la sua ombra hanno giocato generazioni di bambini e si sono dati il primo bacio decine di timidi adolescenti

La Quercia del sagrato di Montesignano, citata da Sbarbaro in una poesia, entra nell’elenco degli alberi Monumentali d’Italia (FOTO)

“Gli alberi del greto, allampanati, bruciarono, fiamme chete. Dal rogo scampavano solo le querce del sagrato. Pontecarrega arrossiva”: Camillo Sbarbaro le descrive così le querce del sagrato di Montesignano nella poesia ‘Tramonto a Ponte Carrega’, nella raccolta ‘Trucioli’. Oggi di quei tre maestosi alberi, piantati tra il 1831 e il 1832, ne rimane solo uno, e grazie a una richiesta inviata al Ministero delle politiche agricole e forestali dagli Amici di Pontecarrega è stato inserito nell’elenco degli Alberi monumentali e di interesse culturale d’Italia.

“L’idea è stata di segnalare la quercia al Ministero non solo per la sua monumentalità, ma anche perché menzionata nella lirica di Sbarbaro. Quindi è un riconoscimento che ha una doppia importanza” spiega Antonio Bassi, che ha avuto l’idea di avviare questo percorso. L’istanza presentata nel 2018, indicando le coordinate di dove si trova l’albero con allegato la poesia e i motivi della richiesta del riconoscimento, è stata accolta nel 2020. Per suggellare questo traguardo gli Amici di Pontecarrega hanno realizzato anche una targa che verrà sistemata in autunno sul sagrato accanto alla quercia “per raccontare la storia di quest’albero che impreziosisce la Valbisagno” dice Fabrizio Spiniello che informa: “A Genova di alberi riconosciuti dal ministero e inseriti nell’elenco degli alberi monumentali e di interesse culturale ce ne sono in tutto sette, in Valbisagno c’è solo questo, gli altri si trovano ai Parchi di Nervi, a Voltri alla Villa Duchessa e a Pegli”.

“Gli alberi furono messi a dimora dopo che era stata ristrutturata la chiesa e subito dopo che sono stati piantati è stato realizzato il sagrato fatto di ciottoli raccolti nel greto del Bisagno”, racconta un’altra particolarità di questo scenario l’architetto Stefano Repetto che ha contribuito all’ultimo restauro della chiesa di Montesignano nei primi anni del 2000. Attorno a questa quercia Anita Ottonello, invece, ricostruisce i suoi ricordi, non solo perché erede di quegli avi che l’hanno messa a dimora quasi duecento anni fa, ma anche perché attorno a quell’albero è cresciuta insieme a generazioni di suoi coetanei: “Ricordo quando bambina giocavamo a rincorrerci dietro questi alberi” e una volta adolescenti diventavano rifugio di nuovi amori, “che dietro i loro tronchi si nascondevano per darsi i primi baci”. Lo dice con pudore, quasi sottovoce, “perché allora non era come oggi”, osserva dai suoi 90 anni portati benissimo, i baci erano segreti, emozioni da proteggere dagli sguardi degli adulti. Ma ricorda anche di quando qualcuno voleva abbattere quell’albero per piantare una croce: “Mio padre era arrabbiatissimo, diceva che non si doveva toccare perché quell’albero aveva una storia”, lo diceva anche se non sapeva che a piantarlo era stato un bisnonno di sua moglie, “ci teneva che restasse”.

Fu una battaglia vinta, la lungimiranza dell’allora sacerdote riuscì a far convivere la croce vicino alla quercia e ancora oggi vivono così, uno accanto all’altra, senza che nessuno abbia tolto ossigeno all’altra. Rispetto a ieri, oggi, saranno meno i ragazzi che si nasconderanno dietro quel tronco per baciarsi, ma saranno tanti quelli che venendo in Valbisagno potranno ancora ammirarla: “Un altro simbolo della Valbisagno che arricchisce un territorio e che fa parte del percorso della memoria di Sbarbaro a Ponte Carrega e Montesignano”, commenta Spiniello che chiede “un vincolo paesaggistico per questa valle”, forte anche di quest’altra conquista.

Rosangela Urso

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