Municipio Centro Ovest - 02 agosto 2021, 11:30

Il primo neonato lasciato nella culla della vita a Genova commuove Giuseppe Buffa, avvocato e Lion tra gli ideatori e realizzatori della struttura

La culla della vita è stata realizzata grazie ai Lions nel 2008 presso gli ospedali Galliera e Villa Scassi. Mai usata finora, aveva creato qualche motivo di riflessione sul denaro che si sarebbe potuto usare per altre iniziative

Il primo neonato lasciato nella culla della vita a Genova commuove Giuseppe Buffa, avvocato e Lion tra gli ideatori e realizzatori della struttura

“Emozione, commozione, felicità. Sono questi i sentimenti che abbiamo provato l’altro giorno, durante una riunione del nostro gruppo Lions, quando è arrivata la notizia della bimba lasciata a Villa Scassi nella culla della vita che, nel 2008, come Lions Eur. All’epoca avevamo finanziato e realizzato sia all’ospedale di Sampierdarena che al Galliera di Carignano”.

A tracciare questo amarcord, misto di ricordi e tanto sentimento è Giuseppe Buffa, Pino per amici e colleghi, uno degli ultimi, autentici principi del Foro e pezzo da 90 da quasi 40 anni dei Lions genovesi. L’uomo di legge ricorda come fosse ieri quando venne l’idea di realizzare la culla e questa venne inaugurata nei due ospedali. Lions Eur quello promotore, che si fuse poi con il Lanterna e quindi divenne Janua.

“L’idea di tali culle per alloggiare bambini che le donne non potevano o volevano tenere - narra l’avvocato Buffa - ci venne in mente pensando come in quegli anni si fossero verificati terribili casi di donne che si erano sbarazzate di neonati gettandoli persino nella spazzatura, dentro dei cassonetti come rifiuti o lasciati dove capitava. Fu così che pensammo di limitare i danni di queste tragedie umane inventando un posto dove queste madri disperate potevano lasciare i bimbi. Un posto attiguo a un ospedale dove ci sono sensori che appena registrano un peso anche piccolo come un neonato, fanno squillare un campanello e qualche addetto dell'ospedale lo sente e va a prendere il bimbo”.

Un sistema, evoca Pino Buffa, che deriva dalla storia lontana: “Una volta nei conventi c’era una ruota. La donna metteva il neonato, faceva girare questa ruota e la suora se ne accorgeva e raccoglieva il bambino. Noi ci siano ispirati a questo per proporre la culla della vita”.

“Sono passati molti anni da allora e la culla - spiega Buffa - non è stata mai usata e per questo pensavamo di avere sbagliato; messo del denaro in una cosa che non serviva e che magari sarebbe stato meglio investirlo in altri dei tanti services che promuoviamo come Lions. Poi è arrivata la notizia da Villa Scassi che, pure nella drammaticità dell’abbandono del figlio da parte di una madre, ci ha fatto piacere; la nostra lontana iniziativa era valsa a salvare un bambino che potrà così avere una vita, un futuro che speriamo sia per lui bello, felice, visto com’è iniziata la sua vita. Probabilmente sua madre non si sentiva di allevarlo, forse non aveva le possibilità. Quindi la nostra culla è stata utile. Certo da un punto di vista umano sarebbe stato meglio non fosse successo. Un bambino non voluto è una tragedia, ma per il bimbo meglio la culla che il cassonetto della spazzatura. Nel 2008 non abbiamo buttato via soldi ma fatto una cosa è servita”.

L’avvocato Buffa parla con passione e commozione. Padre e felicemente nonno, l’infanzia e la tutela di questa è nel suo cuore. Come professionista e come uomo si è occupato a lungo di adozioni a distanza. Con successo e sentitamente, tanto che, unico nel suo gruppo Lions ad averla ottenuta due volte, gli è stata conferita la più alta onorificenza lionistica: il Melvin Jones Fellow, proprio per questo impegno sociale e solidaristico. “Mi sono emozionato alla notizia del bimbo nella culla e con i soci Lions ci siamo scambiati molti commenti in chat su questo fatto”.i

Dino Frambati

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

SU