“La dad per i non vaccinati? Una misura ingestibile”. È il parere di Maurizio Mana, segretario organizzativo di Flc-Cgil della provincia di Genova sul protocollo ministeriale in vigore dal 6 novembre, ma mai applicato, che prevede la didattica a distanza per gli studenti non vaccinati in caso di due contagi in una classe. La proposta è stata rilanciata dalla commissione salute delle Regioni, ma sarebbe stata bocciata dal governo.
“Alcuni collegi doventi hanno deliberato che per omogeneità si atterrano al periodo più lungo di quarantena per tutti”, aggiunge Mana. In altre parole, per allontanare qualsiasi forma di discriminazione, i collegi docenti deliberano che in caso di focolai, in dad ci andranno tutti, vaccinati e non. “Esistono le norme, ma le scuole applicano i propri protocolli di sicurezza”, spiega ancora il sindacalista.
Le scuole sono al centro dell’attenzione del governo che sta cercando di limitare l’aumento dei contagi. Nelle ultime settimane si è tornato a parlare di didattica a distanza, una misura che il ministro all’istruzione Patrizio Bianchi aveva smentito, ma che ora si sta riconsiderando. “Noi continuiamo a sostenere che la scuola sia sicura e che il contagio deriva dai comportamenti all’esterno, come le attività sportive o le feste di compleanno. – continua Mana – Quelle sono le attività svolte con maggiore contatto diretto e spesso senza precauzioni. In questo caso il ruolo dei genitori è rilevante, spero che durante le feste ci sia stata la giusta accortezza”.
Di parere contrario è Ferdinando Agostino, segretario generale Uil Scuola Liguria: “Ci avevano detto he la scuola è un posto sicuro, ma poi è venuto fuori che ci sono i contagi. Se avessero attuato i protocolli che avevamo chiesto forse non saremmo a questi punti. È vero che i contagi possono essere portati da fuori, ma a scuola i protocolli non sono stati applicati”.
Per quanto riguarda il personale, in seguito all’obbligo vaccinale, Mana denuncia che i no vax veri e propri sarebbero una minoranza, mentre molti tra docenti e personale Ata non potrebbero vaccinarsi a causa di patologie. “La partita è complessa e chi non può vaccinarsi, dal punto di vista burocratico non viene aiutato. Questo fa sì che ci siano defezioni, una decina a Genova su circa 150 lavoratori, che però mettono a rischio la struttura”.
“C’è parecchia gente che a malincuore si sta vaccinando, tanti sono contrari, ma sono stati obbligati per evitare la sospensione e mantenere lo stipendio. La cosa strana è che l’obbligo sia stato previsto per la scuola e non per l’università”, commenta Agostino.






