Sanità - 20 febbraio 2022, 17:08

Il virus attacca anche la testa: boom di richieste di assistenza psicologica

Erika Panchieri: “Siamo a una media di tre al giorno. I giovani sono i più bisognosi. Prima si curavano quasi esclusivamente disturbi d’ansia. Ora, i disturbi d’ansia sono rimasti, ma arrivano anche parecchi casi di depressione e di disordini alimentari”

Il virus attacca anche la testa: boom di richieste di assistenza psicologica

Ai tempi del primo lockdown, quello tra marzo e maggio del 2020, lo si era già ampiamente previsto. Poi, la situazione è andata anche peggiorando e oggi sono moltissimi i giovani che si rivolgono agli psicologi per richiedere assistenza. Conseguenza dei due anni di pandemia, che hanno fatto esplodere problematiche adolescenziali già latenti, o che in parecchi casi le hanno aggravate sino a farle diventare cliniche.

Sono stati periodi durissimi per tutti, “ma se c’è una fascia che dall’emergenza sanitaria ci ha rimesso maggiormente, questa è proprio la preadolescenziale, insieme all’adolescenziale e, per certi versi, anche insieme ai giovani adulti”. A spiegarlo è Erika Panchieri, psicologa e psicoterapeuta molto conosciuta e stimata nel Tigullio sia come libera professionista che come ideatrice e coordinatrice, insieme alla collega Chiara Feno, del progetto ‘ScuolAscolta’ che anche quest’anno viene portato avanti negli istituti della zona grazie al supporto del Fondo Chiara Rama. 

Erika Panchieri, che da moltissimi anni studia, analizza e approfondisce le dinamiche giovanili, fornendo sempre un punto di vista preciso, puntuale e soprattutto equilibrato, e che proprio grazie all’ascolto dei ragazzi ha costantemente in mano il ‘termometro’ della situazione, racconta: “Negli ultimi mesi ricevo in media tre richieste di assistenza al giorno. Sono tantissime. Anche i miei colleghi sono contattati con altrettanta frequenza. Abbiamo tutti le agende molto piene e questa non può non essere una conseguenza della pandemia, anche se il disagio giovanile c’era anche molto, ma molto prima”.

Però è innegabile che il quadro sia peggiorato: “Prima si curavano quasi esclusivamente disturbi d’ansia. Ora, i disturbi d’ansia sono rimasti, ma arrivano anche parecchi casi di depressione e di bambini e ragazzi che si lasciano andare a disordini alimentari, sia in un senso che nell’altro. O sono affetti da ipercontrollo, quindi mangiano pochissimo, oppure da discontrollo, quindi mangiano qualsiasi cosa”.

Stare chiusi in casa per tre mesi di fila, non andare a scuola, poi ritrovarsi da soli, poi dover indossare una mascherina, poi dover mantenere il distanziamento, poi tornare a scuola ma dovendo rispettare rigidissime regole e, non da ultimo, le cervellotiche regole sulle quarantene, che hanno costretto molte classi a lavorare in didattica a distanza, e poi di nuovo in presenza, e poi di nuovo in didattica a distanza… “Insomma, una sollecitazione continua, una variazione continua da un giorno all’altro, e anche in maniera piuttosto caotica - osserva Erika Panchieri - Va da sé che tutto questo comporti dei problemi. La sensazione di instabilità è ben presente, poi mancano i contatti umani, i punti di riferimento”.

Il virus prende alle vie respiratorie, spesso in maniera evidente, ma prende anche alla testa e alle sensazioni, e qui magari in maniera non evidente, però fa i suoi danni. “C’è da dire - sostiene la psicologa e psicoterapeuta - che rispetto al passato si chiede molto più spesso e con meno remore l’aiuto esterno. Una volta, cioè, andare dallo psicologo era considerata l’extrema ratio. Adesso sono le famiglie a mandarci i ragazzi o sono gli stessi ragazzi a chiedere una visita. Nella maggior parte dei casi, i genitori hanno sensazioni giustificate e gli incontri rivelano che un problema c’è. Poi, c’è pure un 20% di situazioni in cui il nostro intervento non era necessario e si è trattato esclusivamente di un eccesso di zelo da parte dei genitori. Nell’80%, però, intercettiamo problematiche che, come ho detto, non sono solamente attacchi d’ansia, ma sempre più anche qualcosa di maggiormente grave”.

Se mamma e papà riescono a intercettare bene gli stati d’ansia, “è molto più difficile, invece, intercettare lo stato depressivo, per questo è bene che si rivolgano agli specialisti. Rispetto al passato, adolescenti e preadolescenti sono più in difficoltà e questa difficoltà parte appunto dal mondo della scuola e da questa prolungata mancanza di relazioni sociali. Anche con la ‘ScuolAscolta’ abbiamo questo quadro: nel passato, molto spesso, i casi venivano chiusi all’interno dei tre incontri previsti dal programma, senza cioè che diventassero clinici. Adesso, spesso anche dopo il primo incontro, ci si rende immediatamente conto che è necessaria la presa in carico da parte di uno psicologo. Da tutte le parti la si giri, la situazione è peggiorata”.

Alberto Bruzzone

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