Genova - 21 febbraio 2022, 14:05

150 medici scrivono a Toti e Asl: "Non siamo burocrati, siamo dottori"

I camici bianchi liguri hanno aderito al movimento delle Coccarde Gialle: diverse le criticità esposte che sono emerse ancora di più con la pandemia

150 medici scrivono a Toti e Asl: "Non siamo burocrati, siamo dottori"

Una lettera firmata da 150 medici di medicina di Medicina Generale, continuità assistenziale e corsisti in Medicina Generale provenienti da tutta la Liguria uniti dalla comune preoccupazione per il presente ed il futuro della professione e della qualità dell’assistenza sanitaria offerta ai cittadini liguri.

I camici bianchi l'hanno inviata all'assessore alla Sanità e presidente della Regione Giovanni Toti, ai direttori generali e alle direzioni sanitarie delle 5 ASL liguri, all'amministratore unico e direttore generale di Liguria Digitale, il direttore generale dell'area Sanità Pubblica di Liguria Digitale, gli Ordini provinciali dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Imperia – Savona – Genova – La Spezia e per conoscenza ai sindacati FIMMG Liguria, SMI Liguria e SNAMI Liguria.

"Abbiamo aderito, condividendone i principi, al movimento delle Coccarde Gialle, nato inizialmente in Toscana con una mobilitazione che ha travalicato i confini regionali e ora coinvolge ogni area del Paese. Non possiamo più tacere stretti come siamo nell’impossibilità di fornire un servizio di Cure Primarie adeguato e corrispondente alle necessità dei nostri pazienti, ed è anzitutto nel loro interesse che lanciamo un grido di aiuto" proseguono i 150 medici liguri.

"Il Medico di Medicina Generale negli ultimi anni ha dovuto farsi carico di sempre maggiori compiti, per lo più di natura burocratica, sradicando il nostro ruolo clinico, diagnostico ed assistenziale, per sopperire a compiti che non ci spetterebbero, ma di cui siamo stati incaricati solo per il fatto che siamo la prima interfaccia del SSN con il paziente. A peggiorare ulteriormente il quadro, da circa due anni, ovvero dall’avvento della COVID-19, ognuno di noi si è impegnato in risposta alle nuove richieste dettate dalla pandemia: la nostra attività è stata stravolta dall’emergenza. Il nostro ruolo professionale è stato svilito da ulteriori compiti meramente burocratici ed amministrativi, siamo stati allontanati sempre più dalla nostra funzione clinica primaria e spesso utilizzati alla stregua di “parafulmini” a copertura di evidenti disfunzioni del sistema. Tuttavia, rimaniamo l’unico vero riferimento dei cittadini sempre più smarriti in un sistema confuso ed iper-burocratico" proseguono i camici bianchi.

"Solo per citarne alcuni: modulo citologico urine, modulo richiesta TC e modulo richiesta RM (sospesi solo fino a termine emergenza), modulo richiesta PET, modulo pre-intervento cataratta, richiesta/rinnovo presidi per diabetici, rinnovo presidi incontinenza, modulo trasporto ambulanza, piani terapeutici, anamnestici, certificato di malattia, modulo richiesta ADI (scheda AGED) e ancora certificato di guarigione covid-19 e relativa emissione green pass, segnalazione su POLISS di positività o contatto covid-19, certificato di quarantena, modulo per terapia monoclonale, richiesta per tampone covid, segnalazione per visita GSAT, richiesta per la DAD, certificato di rientro a scuola, modulo richiesta ADP, modulo per richiesta elettromiografia e così via in un elenco senza fine. Se non fossimo oppressi dal peso della burocrazia che ci sottrae tempo prezioso potremmo dedicare la giusta attenzione a quei compiti clinici che realmente ci competerebbero per formazione e professionalità. Anzitutto l’attuazione di programmi di prevenzione personalizzati secondo il modello della “Medicina di iniziativa” con obiettivi di promozione della salute, di prevenzione e di diagnosi precoce.

"Per esprimere al meglio la funzione curativa è necessario inoltre ascoltare, visitare, prescrivere esami e terapia, monitorare l’andamento clinico guidando il paziente nel corretto percorso assistenziale dentro e fuori l’Ospedale. Siamo pronti e in grado di organizzare il territorio per fare fronte alle nuove sfide dettate dall’aumento delle cronicità; siamo pronti a integrare diagnostica di primo livello nei nostri studi per una migliore e più efficace presa in carico dei nostri pazienti; siamo pronti a guidare percorsi personalizzati di cura in un'equipe multidisciplinare di professionisti; per fare tutto questo occorre tempo - puntualizzano - E invece le nostre linee telefoniche risultano sempre occupate dalle innumerevoli richieste dei cittadini ed il paziente percepisce il disagio di non riuscire a mettersi in contatto con noi, sentendosi abbandonato. Le chiamate, costanti nelle 12 ore giornaliere, sono infatti generate da motivi sempre più spesso di carattere amministrativo".

"Eppure, le soluzioni ci sarebbero e vengono invocate da più parti dalle organizzazioni professionali rimanendo per lo più inascoltate, come ad esempio l’autocertificazione di malattia per i primi giorni o l’eliminazione della ripetizione dei farmaci cronici, nonché l’implementazione di personale amministrativo e infermieristico - specificano ancora i medici - Ad aggravare il quadro è la mancanza della possibilità effettiva dei Medici di Medicina Generale di poter usufruire del riposo lavorativo in malattia e per condizioni di gravidanza/ maternità. Infatti, se è vero che è prevista da contratto convenzionale la possibilità di assentarsi da lavoro nei suddetti casi, è altresì vero che, nelle attuali condizioni allo stato pratico è molto difficile, se non impossibile, reperire sostituti, specie per assenze di lungo periodo. Questo ha portato molti di noi a ritrovarsi, per senso di responsabilità e per non abbandonare i propri pazienti, a lavorare da casa come meglio potevano, pur malati o con figli piccoli da accudire. Oltre allo stress psicofisico a cui viene sottoposto il medico, che si ritrova a lavorare in condizioni di salute precarie vorremmo ulteriormente qui sottolineare il danno al servizio che può essere offerto al cittadino".

"Quale garanzia di qualità possiamo fornire e quale lucidità clinica possiamo avere se siamo costretti a lavorare anche quando stiamo male o abbiamo appena partorito? Davanti a una grave carenza di professionisti, non vi può essere altra soluzione se non l’evoluzione della Medicina Generale in forme associative reali e non solo teoriche, che consentano di costituire una rete diffusa di professionisti in grado di accedere, nel pieno rispetto della privacy, ai dati clinici dei pazienti, in condivisione con le strutture emergenziali, specialistiche e ospedaliere. Assistiamo invece all’implementazione di infrastrutture informatiche sviluppate lontano da chi ne dovrebbe fruire, incapaci di soddisfare le necessità professionali e i bisogni dei pazienti. In assenza di una progettualità su tutte queste tematiche la costruzione delle Case di Comunità da sola non è sufficiente a portare al rinnovamento profondo di cui la Medicina del Territorio ha bisogno".

"Siamo pronti a scrivere con le parti interessate una progettualità che non sia vuota ma si prenda carico di tutto quanto necessario a costruire una medicina del territorio integrata e presente. Chiediamo pertanto un confronto per esporre i contenuti di un documento tecnico in cui spieghiamo nel dettaglio le criticità e avanziamo proposte concrete. Noi Medici di Medicina Generale possiamo dare tanto per un reale rinnovamento. Dateci la possibilità di farlo" concludono i 150 medici liguri firmatari.

Luciano Parodi

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