Attualità - 26 marzo 2022, 11:54

Il premio Ipazia alla nuova drammaturgia giunge alla decima edizione

Il 30 marzo al Museo Biblioteca dell'Attore Genova verrà presentato il Nuovo Bando per la X edizione del Premio

Il premio Ipazia alla nuova drammaturgia giunge alla decima edizione

Il Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia nasce nell’edizione 2012 del Festival dell’Eccellenza al Femminile con la finalità di valorizzare il ruolo e l’immagine della donna nel Teatro e nello spettacolo. Ha l’obiettivo di mettere in contatto gli esperti di settore con i drammaturghi per favorire nuove opportunità di lavoro. Ogni anno gli autori e le autrici sono chiamati ad affrontare nei loro testi tematiche al femminile. Un'iniziativa che vede confermato il successo di molte tra le opere segnalate e premiate negli anni, oggi rappresentate sui palcoscenici nazionali e internazionali. Ricordiamo in particolare "Mille volte tua" di Letizia Sperzaga, attualmente in scena ad opera di 2 compagnie teatrali, e "Fino a prova contraria" di Paolo Sartori, tradotto e rappresentato dai Teatri Nazionali a Varsavia e Parigi.

Per l’anno 2022 il tema del Bando sarà 'La voce della donna', in linea con il tema del 'Festival dell'eccellenza al femminile 2022 XVIII edizione/Next Generation Woman. Insieme ai membri del Comitato Premio Ipazia interverranno alla presentazione del nuovo bando tre donne impegnate in tre diversi mestieri in cui è prioritario l'uso della voce: Irene Celle, cantante lirica soprano, Gabriella De Filippis, avvocata penalista vice presidente della Consulta Femminile di Genova e Rahel Saya, giornalista afghana profuga a Genova. Le ospiti condivideranno la narrazione dell'importanza della loro voce nell'empowerment femminile, offrendo, tra i molteplici significati che ha l'argomento, una chiave di lettura negli scenari dell'Arte, della Giustizia e della battaglia per i diritti delle donne.

“Gli antichi Greci ritenevano che l’apertura della bocca nella donna fosse paragonabile alla perturbazione dell’ordine cosmico." - ricorda la regista Consuelo Barilari, ideatrice e direttrice del Premio e del Festival per l'associazione Schegge di Mediterraneo - "Nella cultura antica le donne non erano ritenute idonee alla sophrosyne, ovvero alla moderazione, al controllo su di sé, al ritegno. Il loro parlare era percepito come disordinato e chiassoso. La poetessa e filologa classica Anne Carson nel suo saggio The gender of sound ha raccolto antichi esempi di come le donne venissero messe a tacere: la donna era un’entità 'fallata', che esternava cose ed emozioni che sarebbero dovute rimanere all’interno. Un’altra studiosa della cultura antica, Mary Beard, nel suo libro Donne e potere, ricorda, che il primo esempio di donna messa a tacere da un uomo è nell’Odissea, nella scena in cui Telemaco ordina a Penelope di stare zitta: 'O Madre mia, Or tu risali / nelle tue stanze, ed ai lavori tuoi, / spola e conocchia, intendi. ...Il favellar tra gli uomini assembrati / Cura è dell’uomo […]”.

Gli inglesi del tardo medioevo inventarono la 'briglia della comare', uno strumento di tortura che veniva messo sul viso e immobilizzava la lingua delle donne che osavano prendere parola in pubblico”.

Redazione

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