Il Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia nasce nell’edizione 2012 del Festival dell’Eccellenza al Femminile con la finalità di valorizzare il ruolo e l’immagine della donna nel Teatro e nello spettacolo. Ha l’obiettivo di mettere in contatto gli esperti di settore con i drammaturghi per favorire nuove opportunità di lavoro. Ogni anno gli autori e le autrici sono chiamati ad affrontare nei loro testi tematiche al femminile. Un'iniziativa che vede confermato il successo di molte tra le opere segnalate e premiate negli anni, oggi rappresentate sui palcoscenici nazionali e internazionali. Ricordiamo in particolare "Mille volte tua" di Letizia Sperzaga, attualmente in scena ad opera di 2 compagnie teatrali, e "Fino a prova contraria" di Paolo Sartori, tradotto e rappresentato dai Teatri Nazionali a Varsavia e Parigi.
Per l’anno 2022 il tema del Bando sarà 'La voce della donna', in linea con il tema del 'Festival dell'eccellenza al femminile 2022 XVIII edizione/Next Generation Woman. Insieme ai membri del Comitato Premio Ipazia interverranno alla presentazione del nuovo bando tre donne impegnate in tre diversi mestieri in cui è prioritario l'uso della voce: Irene Celle, cantante lirica soprano, Gabriella De Filippis, avvocata penalista vice presidente della Consulta Femminile di Genova e Rahel Saya, giornalista afghana profuga a Genova. Le ospiti condivideranno la narrazione dell'importanza della loro voce nell'empowerment femminile, offrendo, tra i molteplici significati che ha l'argomento, una chiave di lettura negli scenari dell'Arte, della Giustizia e della battaglia per i diritti delle donne.
“Gli antichi Greci ritenevano che l’apertura della bocca nella donna fosse paragonabile alla perturbazione dell’ordine cosmico." - ricorda la regista Consuelo Barilari, ideatrice e direttrice del Premio e del Festival per l'associazione Schegge di Mediterraneo - "Nella cultura antica le donne non erano ritenute idonee alla sophrosyne, ovvero alla moderazione, al controllo su di sé, al ritegno. Il loro parlare era percepito come disordinato e chiassoso. La poetessa e filologa classica Anne Carson nel suo saggio The gender of sound ha raccolto antichi esempi di come le donne venissero messe a tacere: la donna era un’entità 'fallata', che esternava cose ed emozioni che sarebbero dovute rimanere all’interno. Un’altra studiosa della cultura antica, Mary Beard, nel suo libro Donne e potere, ricorda, che il primo esempio di donna messa a tacere da un uomo è nell’Odissea, nella scena in cui Telemaco ordina a Penelope di stare zitta: 'O Madre mia, Or tu risali / nelle tue stanze, ed ai lavori tuoi, / spola e conocchia, intendi. ...Il favellar tra gli uomini assembrati / Cura è dell’uomo […]”.
Gli inglesi del tardo medioevo inventarono la 'briglia della comare', uno strumento di tortura che veniva messo sul viso e immobilizzava la lingua delle donne che osavano prendere parola in pubblico”.






