Ma ci pensiamo mai, quando siamo seduti alle nostre tavole da pranzo, che magari, anche a poca distanza da casa nostra, c’è chi neppure riesce a sfamarsi? Se riusciamo a riflettere almeno un attimo su questo, eviteremo di gettare via avanzi o magari pure cibi intonsi, acquistati in eccedenza o dimenticati nei pensili di cucina o nel frigo. Alimenti che potremmo invece donare a chi li accoglierà come fosse festa.
In questo senso, di recupero e poi consegna cibo a chi ha fame, appare esemplare ed efficace l’attività di Ricibo, un progetto sostenuto dalle Fondazioni della Compagnia di San Paolo e Carige e dal Comune di Genova.
“La nostra - spiega il coordinatore di Ricibo, Marco Malfatto - è un’associazione temporanea di scopo che raggruppa sei enti, con San Benedetto al Porto che ne è capofila, poi Caritas, Croce Rossa, Soleluna, Oratorio Morte e Orazione di Voltri e Borgo Solidale, e con una cinquantina di associazioni aderenti che hanno sottoscritto una carta dei valori”.
Azione benemerita quella di evitare sprechi alimentari e di permettere a chi ha assoluta necessità, di poter usufruire di quanto andrebbe tristemente sprecato o gettato. Segno di una società che ha persone preoccupate di aiutare le sacche (non poche) di indigenza. A Genova ci sono oltre 220 realtà che si occupano di recuperare eccedenze alimentari e di distribuire cibo alle persone in difficoltà economica; eppure, ogni anno, vengono sprecate, nel solo capoluogo ligure, quasi diecimila tonnellate di cibo e ci sono oltre ventimila persone in povertà alimentare.
Situazioni drammatiche, cui Ricibo cerca di dare risposta, dopo essere nata nel 2017 proprio allo scopo di ovviare a quanto sopra, creando una rete che possa dare forza a recupero e distribuzione. “Abbiamo studiato come recuperare più cibo e meglio ed in modo corretto - informa Malfatto - ed abbiamo costruito una rete vera che lavora dal basso. Abbiamo studiato per due anni il fenomeno osservando chi donava e come. Quindi abbiamo organizzato momenti di incontro e realizzato condivisione circa le modalità. È stato pure creato un gruppo WhatsApp che ci permette di intercettare le donazioni. Siamo un po’ un pronto soccorso cibo”.
Alimenti che arrivano peraltro da tante parti e situazioni come, di recente, una classe in quarantena e quindi con 90 pasti pronti che sarebbero stati inutilizzati e quindi sprecati. Oppure i supermercati che hanno prodotti che getterebbero e compagnie di navigazione che hanno scorte in eccedenza.
“Chiunque, anche un privato - fa sapere Marco Malfatto - può dare il suo contributo. Sul nostro sito ricibo.org c’è la piantina dove poter portare il cibo, ma anche il numero verde cui rivolgersi. O ancora è possibile chiamare il numero di cellulare 328 9213252. Ma anche inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica info@ricibo.org. In diversi casi possiamo provvedere noi al ritiro”.
La rete Ricibo è riconosciuta come un bene comune del Comune di Genova. Per sua natura è apartitica e aperta a tutte quelle realtà che si riconoscono nei suoi valori e nella sua missione attraverso un accordo di cooperazione.
“Se all’inizio pensavamo che diminuire la quantità di cibo che finisce in discarica fosse già un buon risultato - affermano i responsabili dell'associazione - con il tempo abbiamo cominciato a volere di più. Ora proviamo ad avere un approccio sistemico al tema dello spreco alimentare, per gettare le basi per una città a spreco zero”.






