Attualità - 24 ottobre 2022, 15:39

Una nuova pietra d'inciampo a Genova in onore della memoria di Bruno De Benedetti

Il medico genovese fu deportato nel campo di concentramento di Kaufering, dove morì all'età di 33 anni

Una nuova pietra d'inciampo a Genova in onore della memoria di Bruno De Benedetti

È stata posata oggi una nuova pietra d’inciampo a Genova, in via Mameli, per onorare la memoria di Bruno De Benedetti, il pediatra di origine ebraica morto nel campo di concentramento di Kaufering, Dachau, il 31 dicembre del 1944, all’età di 33 anni.

Una toccante cerimonia dedicata al all’uomo e al medico genovese, che inviò alla moglie 150 lettere per raccontare gli orrori subiti durante la prigionia. 

La pietra è stata apposta di fronte all’abitazione dei genitori di De Benedetti, nel quartiere di Castelletto, alla presenza dei familiari, del sindaco di Genova, del prefetto Franceschelli, della presidente della comunità ebraica genovese Raffaella Petraroli, di Massimo Bisca presidente Anpi Genova e del sopravvissuto Gilberto Salmoni. 

Genova si unisce nel ricordo e nella riflessione - è il commento di Marco Bucci - Lo dobbiamo a tutte le persone morte in quegli anni terribili e lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti, per educarli al rispetto del prossimo per costruire un futuro basato su libertà e uguaglianza, princìpi su cui si fonda il nostro Paese”. 

"La tragica storia dello zio Bruno me l'ha raccontata zia Franca indicandomi un giorno una panchina in piazza Corvetto dove le era vietato sedersi per le leggi razziali - ha spiegato il nipote, l’avvocato Biolè -. Da allora ho raccolto testimonianze e trovato le lettere che di nascoso inviava dal campo alla moglie Armanda. Nell'ultima scrisse 'coraggio amata, ritornerò' e mi piace pensare che ora finalmente con questa pietra Bruno sia tornato". 

"Con questa pietra d'inciampo - ha aggiunto il vicepresidente della comunità ebraica genovese Angiolo Veroli - mi piacerebbe che la gente potesse ricordarsi che abbiamo sempre la possibilità di fare delle scelte. Possiamo scegliere da che parte stare e come agire. Agire contro l'ignoranza, l' intolleranza e l'indifferenza come ieri e più di ieri"

Le pietre d’inciampo sono piccoli blocchi quadrati di pietra ricoperti di ottone, che vengono posti davanti alle porte delle abitazioni dei deportati nei campi di sterminio nazista: se ne ricorda il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione, la data della morte. In Europa sono già state installate oltre 70mila pietre: la prima è stata posta in Germania, a Colonia, nel 1995, su idea dell’artista Gunter Demnig come reazione a ogni forma di negazionismo e di oblio. “Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome” fu la motivazione che Demnig diede per motivare la propria idea: un inciampo mentale ed emotivo, per non perdere il ricordo del passato e per invitare alla riflessioni chiunque si trovi di passaggio.

Redazione

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