Politica - 28 ottobre 2022, 16:30

Bando per i beni confiscati alla mafia, 493mila euro di contributi chiesti dai comuni

Centi: "Contento per i progetti presentati dai sei comuni che hanno partecipato"

Bando per i beni confiscati alla mafia, 493mila euro di contributi chiesti dai comuni

“Mi ritengo molto soddisfatto del risultato del bando destinato ai Comuni liguri per i beni confiscati alle mafie. 493 mila euro di contributi richiesti per 8 progetti da parte di 6 diversi Comuni, sono il frutto del lavoro portato avanti anche dalla Commissione che presiedo, che nell'ultimo anno, grazie ad una proposta di legge sui beni confiscati, ha stimolato la Giunta ad attivarsi in tempi celeri sul bando”. Questo il commento di Roberto Centi, presidente della Commissione Regionale Antimafia, ai risultati pubblicati dall'assessore regionale Andrea Benveduti sul bando da 500 mila euro aperto a tutti gli enti locali per i beni confiscati alle mafie.

“Rispetto alle soluzioni improvvisate precedenti, con gravi ritardi nell'investimento delle somme previste, trovo molto positivo il fatto che le risorse quest'anno andranno suddivise in modo equilibrato tra progetti che riguardano diversi Comuni – osserva Centi -. Penso ad esempio al piccolo Comune di Arcola, nello spezzino, che ha presentato domanda per un contributo da 166 mila euro per realizzare una Comunità energetica nel bene confiscato di via Giovato, intitolato a Piersanti Mattarella”.

Il bando della Regione, chiuso lo scorso 25 ottobre, prevedeva una dotazione totale di 500 mila euro, a valere sul fondo strategico regionale, per singoli contributi finanziabili fino all'80% delle spese ammissibili. Gl interventi di recupero dei beni confiscati ammessi dal bando dovranno concludersi entro 12 mesi dalla concessione del contributo (prorogabili una volta sola per ulteriori 6 mesi). I progetti presentati in questo bando sono stati 8, suddivisi in 6 Comuni: Genova (due progetti), La Spezia (due progetti), Arcola, Spotorno, Pietra Ligure e Serra Riccò.

“Nel riconoscere all'assessore Benveduti la bontà del risultato raggiunto con questo bando – sottolinea Centi – auspico che in futuro queste iniziative possano essere comunicate e diffuse in modo ancora più capillare tra i Comuni liguri rispetto a quanto fatto quest'anno. Come Commissione Regionale Antimafia abbiamo sfruttato ogni occasione per diffondere la conoscenza del bando. Concentrando di più gli sforzi, da ambo le parti, in futuro potremo essere in grado di raggiungere risultati ancora più positivi e mirare a una accelerazione ulteriore verso un uso sociale dei beni stessi”.

Oltre all'importanza dell'aspetto economico del contributo totale da 493 mila euro (che potrà arrivare ad un totale di 713 mila euro di investimenti sul territorio tra contributi regionali e contributi dei singoli Comuni), il bando per Roberto Centi si caratterizza per il messaggio che dà alla comunità. “Il valore simbolico del bene confiscato ricollocato e messo a disposizione della collettività, è enorme – spiega il presidente della Commissione Regionale Antimafia -. Finalmente ci si è resi conto che la Liguria merita di affrontare il tema mafia di petto, perché viviamo in una realtà in cui il radicamento della 'ndrangheta è grave. La criminalità organizzata va affrontata con queste misure e con un lavoro costante e continuativo anche dal punto di vista culturale e antropologico. Proprio su questo aspetto ieri ho avuto modo di partecipare ad un interessante confronto a Savona, a fianco del Prefetto, del Questore e del Presidente della Provincia, per la presentazione del libro 'Senza ndrangheta, analisi e riflessioni intorno ad un obiettivo possibile' di Pasquale Romeo e Franco Musolino, organizzato dal collega Brunello Brunetto. La mafia non è solo un fenomeno criminale, ma anche sociale, che tanto influenza gli atteggiamenti e le scelte dei singoli individui nella realtà di tutti i giorni, tanto più in un territorio che ne ha costituito la culla e il rifugio, in quel caso la Calabria.

Solo sollevando i cittadini dal sentirsi sudditi si può uscirne, anche e soprattutto attraverso l'esempio delle istituzioni”.

Redazione


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