- 04 febbraio 2023, 09:30

Dritto al punto... con la psicologa - La maternità oggi: pensieri, paure e significati più profondi

Qualche spunto di riflessione per un'attesa che permetta davvero di "fare spazio"

Dritto al punto... con la psicologa - La maternità oggi: pensieri, paure e significati più profondi

La maternità è un aspetto molto delicato della vita di una donna, lo è sempre stato, ma oggi forse ancora di più. Un dato è che molte donne infatti ad oggi riscoprono la maternità più tardi rispetto alle loro madri e alle loro nonne, questo perché il mondo è naturalmente cambiato. 

Prima di una certa età infatti ( ormai attorno ai 30 o 35 anni), può non esserci ancora una sicurezza economica, lavorativa o abitativa, o ancora una sicurezza interna e una solidità abbastanza forti, tanto che può diventare difficile accedere al pensiero di un figlio. 

Sicuramente rispetto alle generazioni precedenti questo è un momento storico in cui insomma, bisogna aspettare. Aspettare per essere grandi, aspettare per essere madri.

Un fattore molto importante è che quindi attualmente un bambino viene molto progettato, pensato, aspettato appunto. Questo sia per chi ha una gravidanza naturale, sia per chi utilizza altri metodi. Il bambino o la bambina in arrivo vengono desiderati e quindi tenuti in mente probabilmente più tempo.

La difficoltà di questo periodo però, a mio parere, diventa il fatto che spesso le mamme rischiano di vivere o vivono per davvero la maternità con una modalità estremamente controllante, non facilitando se stesse e nemmeno la futura creatura che cresceranno.

Il mondo di oggi non aiuta, poiché i bisogni del bambino sembrano essere sempre maggiori e non riuscire mai ad essere soddisfatti, basti pensare ai negozi che vendono ormai qualunque accessorio possibile per il benessere di questi piccoli. Siamo sicuri che sia tutto davvero necessario? Una mamma che ha tanto desiderato un figlio, finisce per pensare di sì e il rischio è quello di costruire attorno alla nascita un'impalcatura di pensieri, paure, alle volte paranoie, tenuti assieme dal controllo di tutti i fattori esterni che devono essere pronti per la nascita. La camera deve essere pronta, tutte le tutine o i vestiti a posto, tutti i libri possibili già letti e memorizzati, i potenziali asili già quasi allertati un anno prima e così via. Questo non aiuta le mamme a vivere con serenità il momento della gravidanza e quindi come un momento di possibilità e di riflessione, sulla propria crescita e sulla potenza di offrire la vita ad un nuovo essere. 

La mente infatti risulta essere a quel punto troppo intasata di queste paure e pensieri ripetitivi che fanno passare assolutamente in secondo piano la vera cosa importante che al neonato dovrà arrivare: la relazione. Una relazione solida, sentita, veramente desiderata. Questa rischia di essere unbaspetto che rimane secondario, sotterrato da pensieri più emergenti e tendenzialmente pratici. È utile fare attenzione a limitarli quindi, e a pensare che anche se il bambino non avrà tutto subito e sistemato nel migliore dei modi, starà benissimo lo stesso, a patto che abbia due persone che lo pensino e lo tengano stretto.

Altra cosa importante per molte mamme è fare i conti con il lavoro: alcune si sentono agitate su come sarà il futuro da mamma lavoratrice e che fine farà il loro bambino se non potranno essere presenti come vorranno per il tempo che si erano previste. 

Anche qui, una cosa buona che i giorni di oggi ci insegnano, è che la diade madre bambino ormai è qualcosa di passato. Per i primissimi mesi sicuramente la mamma è fondamentale e sarà uno degli unici riferimenti, ma non si ferma lì la questione. Il bambino già da piccolissimo potrà usufruire anche di un gruppo che lo aiuterà a crescere e a maturare, a sviluppare le proprie risorse. Si intende con questo gruppo la famiglia dei genitori, i fratelli, oppure gli amici stretti. Ad oggi chi cresce un bambino può essere il gruppo stesso, che corre in aiuto delle mamme lavoratrici in difficoltà e impaurite per questo loro doppio ruolo. Se la famiglia dei genitori non potrà essere disponibile, il gruppo lo si potrà costruire comunque. Diversi studi di etnopsicologia infatti, hanno verificato come i bambini delle tribù di paesi africani abbiano un giovamento psicologico enorme dalla crescita nel gruppo, dove non è solo la madre a prendersi cura e carico del bambino: ci sono anche altre persone a compiere questo passaggio fondamentale. Il bambino ne gioverà e anzi potrà mettere in campo le proprie risorse anche con altri e sperimentare le relazioni significative al di là del nido materno. Il gruppo può essere creato con amici stretti dei genitori, persone di riferimento importanti presenti nella loro cerchia, che aiuteranno il percorso del bambino.

Dunque le mamme hanno tutte le possibilità quindi di vivere tranquille la loro attesa, nella mente, nel cuore, e negli aspetti più pratici.

Cristina Fregara

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