Legambiente valuta luci e ombre della mobilità genovese, sottolineando come alcuni dati positivi non siano dei veri meriti dell'amministrazione o dei genovesi, ma solo fortunate coincidenze o letture parziali dei dati. “Genova città verde solo se si considera il territorio nell'insieme con i parchi collinari che alzano la media, ma in realtà il centro città scarseggia di verde” e ancora “La città ha poche immatricolazioni di macchine, ma basta controllare le immatricolazioni di moto per vedere quanto conti ancora il trasporto privato”.
I dati emersi descrivono una città che da un lato ha fatto e farà grandi sforzi, ma che non riesce ancora a fare il salto di qualità verso la mobilità sostenibile.
Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, Genova non eccelle, e i parametri sono aiutati dalla fortuna: è il vento che garantisce un'aria migliore rispetto a quella di altre città per esempio della Pianura Padana. L'inquinamento è nella media annuale, ma diminuisce ancora troppo lentamente: di questo passo neanche nel 2030 si potrà sperare di rientrare nei nuovi valori limite che stanno per essere adottati dall’Europa. Il PM10 dovrà essere ridotto del 7%, ma soprattutto gli ossidi d’azoto (NO2) del 34% entro il 2030. Si devono dunque raddoppiare gli sforzi per trasporti e riscaldamento elettrico e zero emissioni.
Per quanto riguarda il traffico, il dato preoccupante è quello riferito agli incidenti stradali, decisamente sopra la media nazionale: i morti e feriti sono 8,54 ogni 1.000 ab/anno; l’obiettivo al 2030 è indicato sotto i 2. (Fonte dati ACI. Istat 2021). Il numero di auto per abitante è tra i più bassi d’Italia, ma sono ancora troppe se si tiene conto dell’estensione e dell’orografia di Genova.
Migliorabile anche il trasporto pubblico. Se complessivamente l’offerta è buona nella città di Genova - anche se ancora non all’altezza di una città europea - sono da intensificare e ammodernare i collegamenti con la provincia.
Andrea Poggio, responsabile mobilità Legambiente, indica la strada da seguire: “Ci attendiamo un rinnovo più rapido degli autobus e la loro conversione verso elettrico rinnovabile (oggi solo 15% dell’offerta di posti, anche con l’aiuto del governo e degli investimenti del PNRR, in modo da offrire come altre città italiane un TPL completamente emissioni zero entro il 2030. La sharing mobility deve ripartire dagli scooter (obiettivo è 750 mezzi con 3 operatori) e dal nuovo servizio di car sharing totalmente elettrico (sino a 100). Il futuro della mobilità delle persone a Genova si può realizzare attraverso l’integrazione dei servizi, l’ammodernamento (anche ascensori, scale mobili), la digitalizzazione dell’offerta.”.
Sui fondi del PNRR Legambiente auspica che si apra quanto prima un dibattito pubblico coinvolgendo la cittadinanza nella definizione di quei progetti che impatteranno sul territorio. Tra questi quella della Diga foranea, nel merito del quale Legambiente Liguria ha già espresso grande preoccupazione per “l’eccessivo aumento di traffico gomma che causeranno impatti elevati sulla mobilità cittadina e sulla salute pubblica”.
Per Stefano Bigliazzi, presidente Ceag Legambiente parlare di mobilità è anche ponderare criticamente i temi scottanti di alcuni grandi cantieri “I finanziamenti nazionali per la mobilità e per il Pnrr sono l'occasione per investire su una mobilità davvero sostenibile e rimediare ai ritardi. Si deve però avere il coraggio di cambiare davvero, non fare strutture utili all'immagine solo perché c'è il finanziamento (vedi SkyMetro della Valbisagno e Funivia del Lagaccio) ma costruire qualcosa di sostenibile per tutta la città, come ad esempio il tram.
Ottima invece la prosecuzione della Metropolitana fino a San Martino, l'Ospedale deve essere servito da mezzi pubblici efficienti e non deve più essere un gigantesco parcheggio”.
Mobilità sostenibile è anche bicicletta, e in questi anni sono aumentati i km di percorsi ciclabili: oggi sono 68 l’obiettivo è 130, ma non ci sono strade a velocità max 20 0 30 km/h, argomento che sta venendo preso in considerazione.
“Per diventare una città sicura e favorire la mobilità ciclopedonale, Genova deve diventare anche una “città 30” - spiega Romolo Solari, presidente circolo Amici della Bicicletta Legambiente e Fiab Genova -. Purtroppo oggi manca ancora questa consapevolezza: il Comune non è stato neanche quest’anno in grado di dirci quali e quanto lunghe sono ora le strade a 20 e 30 all’ora. Persino le strade del centro storico, già per loro natura a bassa velocità perché strette e tortuose. A Genova si dovrebbe dare l’obiettivo di calmierare la velocità lungo 1.100 km di strade urbane (80% strade cittadine): non si tratta solo di applicare segnaletica e far rispettare divieti, ma di prevedere elementi di moderazione del traffico e “disegnare” quartiere per quartiere, percorsi e strade per un abitare di prossimità, per la “città 15 minuti.”
L'assessore alla mobilità Matteo Campora commenta i vari spunti offerti: “Un momento per leggere i dati e fare il punto. Stiamo andando nella direzione giusta ma dobbiamo aumentare gli sforzi per raggiungere gli obiettivi di una città green, avendo come punto di riferimento il 2030. Dobbiamo anche migliorare nel censire quello che abbiamo già fatto come le zone 30, aumentare i servizi di sharing, ha ripreso il moto sharing, ma nei prossimi mesi dobbiamo anche emanare un bando per il bike sharing”.
Inevitabili le domande sulle grandi opere “Assi di forza, skymetro, funivia, sono argomenti che è giusto stimolino la discussione, ma sono anche 3 grandi progetti che innovano la nostra città e che porteranno a un servizio migliore a tutti i cittadini. Stiamo costruendo quella che è la mobilità del futuro genovese”.






