Una lista-decalogo con azioni e iniziative su cui chiedere l’impegno di partiti e liste, candidate e candidati, con al centro la lotta alla corruzione e al lobbismo.
A quasi un mese dagli arresti che hanno decapitato Regione Liguria, Genova che Osa è tornata in piazza anche ieri pomeriggio. Presidio in piazza De Ferrari, davanti alla sede regionale e alla sala della Trasparenza, come accade ormai dallo scorso 7 maggio con presidi ogni martedì davanti all'aula di via D'Annunzio, per chiedere ancora le dimissioni del governatore ligure Giovanni Toti. Ma questa volta con un obiettivo ulteriore: presentare un manifesto sul quale chiedere condivisione alla politica, impegni precisi per contrastare il sistema portato alla luce dalle inchieste, che ha spostato il centro decisionale della politica ligure dai palazzi istituzionali agli incontri decentrati dove si decideva il destino dei territori.
Genova che Osa, che in queste settimane ha raccolto quasi 25mila le firme per chiedere le dimissioni di Giovanni Toti dalla presidenza della Regione, si è unita ad altre associazioni, partendo da Arci Liguria e passando per Comunità di San Benedetto al Porto, Libera Liguria, WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie, Young Caritas Genova, A.D.eS.So. Antimafia Diritti e Solidarietà Sociale, Futurevox.
"Si tratta un po' dello scatto in avanti di questa campagna - racconta il portavoce di Genova che Osa, Lorenzo Azzolini - dove ovviamente noi vogliamo le dimissioni di Toti, che sarebbero un atto giusto e dovuto. Dopodiché sappiamo anche che le dimissioni da sole non bastano a smontare questo tipo di sistema e quello che facciamo oggi insieme a una serie di associazioni è presentare una serie di proposte che aiutano a smantellare questo sistema e si rivolgono a tutti i partiti, di centrodestra e centrosinistra, invitandoli a cambiare una serie di comportamenti".
Una "messa alla prova" della politica, con l'obiettivo di creare un movimento per rimettere le persone prima del profitto, per garantire che la politica sia al servizio di tutte e tutti e non di pochi.
Tra le richieste da avanzare a politici e candidati "per prima cosa c'è ad esempio l'impegno a non accettare donazioni da imprenditori - continua Azzolini - perché noi non vogliamo che siano i soldi di pochi imprenditori privilegiati e condizionale il dibattito politico. Un altro elemento è pensare di prevedere una serie di norme di legge come il registro dei lobbisti, una normativa che in Liguria potrebbe fare la differenza".
Prioritario anche l'impegno a garantire processi decisionali trasparenti e un ricambio politico, che rompa ogni legame con il sistema di potere messo in luce dalle inchieste e con il suo modus operandi.
"È successo - sottolinea Azzolini - che sostanzialmente le ricche donazioni di pochi imprenditori privilegiati hanno determinato quali erano le priorità della nostra regione e questo processo, dove pochi ricchi possono accedere a maggiori relazioni col presidente della regione, fa sì che invece i bisogni delle persone comuni vengano messi da parte: questo è quello che è successo nella nostra regione che non vogliamo succeda mai più".
"La prima cosa da chiedere e da capire è come intendono reagire le forze politiche e che tipo di impegni si assumeranno loro, perché è vero che tutta una serie di cose è sempre meglio cambiarle per legge, ma è anche vero che le forze politiche potrebbero dire noi ci impegniamo a non accettare soldi dagli imprenditori e ci impegniamo a rendere trasparenti alcune cose non fare incontri con imprenditori in spazi che non sono quelli pubblici illegittimi canonici. È in qualche modo una sfida alla politica ad assumersi delle responsabilità".
Stop anche alle porte girevoli, tra le richieste quella di "estendere il divieto di pantouflage anche agli amministratori eletti" per evitare che i manager pubblici possano assumere incarichi nelle aziende in conflitto di interesse nel precedente incarico per tre anni.
"Di conseguenza dietro questa assunzione di responsabilità - conclude Azzolini - ci può essere anche qualcosa di più, come cambiare una legge a livello regionale, introdurre una normativa che impedisca a chi ha avuto ruoli di un certo rilievo all'interno della regione di passare dall'altra parte del tavolo e assumere quelli degli stessi ruoli per aziende private, perché questo ovviamente crea un corto circuito nelle priorità e la stessa cosa si può riprodurre a livello nazionale. C'è già una legge sulle lobby in Parlamento, manca l’approvazione del Senato. Ma si può andare avanti, se c'è la volontà politica".






