Continuano i presidi di protesta per ottenere uno sportello antiviolenza all’interno dell’Università di Genova.
Questa mattina due studentesse del collettivo ‘Cambiare rotta’ si sono incatenate davanti al rettorato di via Balbi 5 per chiedere a gran voce l’istituzione immediata di uno sportello antiviolenza all’interno dell’Ateneo.
Il gesto forte nasce come risposta a quello che le manifestanti definiscono "il silenzio e l’indifferenza" del rettore Federico Delfino verso le richieste di maggiore tutela e protezione.
"Non possiamo accettare che il nostro ambiente universitario rimanga ostile e pericoloso per chiunque voglia semplicemente studiare” affermano le studentesse, facendo riferimento a episodi di molestie e abusi di potere che, denunciano, continuano a verificarsi senza adeguate misure di prevenzione o sostegno.
La recente vicenda di abusi emersa nella facoltà di Architettura ha portato il tema all’attenzione pubblica, e secondo le manifestanti, non si tratta di un caso isolato.
Durante il sit-in, le studentesse hanno ribadito con fermezza che non accetteranno promesse vaghe né soluzioni di facciata. "Pretendiamo una risposta ufficiale e concreta da parte del rettore, un impegno che garantisca l’istituzione immediata di un centro antiviolenza" hanno continuato.
L’accusa, da parte delle studentesse e degli studenti verso l’amministrazione universitaria è quella di minimizzare il problema, definito ‘sistemici’ che affligge non solo l’ateneo genovese ma tutto il sistema accademico italiano.
Le studentesse non si fermano alla richiesta locale: l’iniziativa di oggi è parte di un’azione più ampia che culminerà nella manifestazione del ‘No Meloni Day’ il 15 novembre, un’occasione per esprimere il dissenso giovanile contro abusi di potere e politiche ritenute oppressive. "Siamo stanchi di un sistema che calpesta i nostri diritti e il nostro futuro" annunciano, richiamando l’attenzione sulla necessità di riforme strutturali.
Nel frattempo, i manifestanti promettono di non lasciare il Rettorato finché non vedranno un segnale chiaro: "Non ce ne andremo finché non saranno presi provvedimenti risolutivi. Vittime mai, vogliamo giustizia ora”.







