Attualità - 24 gennaio 2025, 08:00

Alla scoperta dei Rolli - Nobile residenza, sede accademica e dimora papale: l’affascinante storia di Palazzo Belimbau

Fatto erigere da Antoniotto Cattaneo e ampliato da Francesco De Ferrari, questo maestoso edificio domina piazza della Nunziata conservando decorazioni a fresco del Tavarone del primo Seicento. Oggi riferimento del mondo accademico, è un connubio perfetto tra passato e presente

Prosegue oggi, e andrà avanti per tutti i venerdì successivi, ‘Alla scoperta dei Rolli’, un servizio seriale de ‘La Voce di Genova’ dedicato a una delle caratteristiche principali della nostra città, che è valsa anni fa il riconoscimento Unesco come Patrimonio dell’Umanità. Si tratta del sistema dei Palazzi dei Rolli: edifici che sono vere e proprie perle del centro storico e non solo. Vi accompagneremo dentro con i nostri racconti, ve li faremo scoprire con le fotografie, vi illustreremo aneddoti e curiosità. Sempre per amore di Genova e delle nostre eccellenze. Buon viaggio insieme a noi!

Affacciato in piazza della Nunziata, a dialogare visivamente con la splendida Basilica del Vastato, palazzo Belimbau è un esempio riuscito di unione tra passato e presente.

Fondato alla fine del Cinquecento, alla fine degli anni Novanta è stato donato all’Università di Genova dagli ultimi proprietari, la famiglia Belimbau, e oggi accogliere il Centro Universitario di Formazione Permanente (PERFORM).

La storia di questo palazzo inizia nel 1594 quando Antoniotto Cattaneo fece completare la costruzione di una residenza che incarnava i canoni manieristici tipici del Cinquecento Genovese.

Appena qualche anno più tardi, nel 1611, Francesco De Ferrari, nuovo proprietario, ampliò l’edificio inglobando un tratto delle mura medievali del XII secolo (a poca distanza si trova Porta dei Vacca, una delle porte di accesso della città n.d.r.) e una torre regia, probabilmente su progetto di Andrea Ceresola, architetto noto come il Vannone.

La serie di modifiche e trasformazioni fecero si che la struttura divenisse un complesso articolato e armonioso, riflettendo architettonicamente le ambizioni della famiglia De Ferrari e la volontà della stessa di consolidare il proprio prestigio sociale anche attraverso gli edifici.

Al suo interno, palazzo Belimbau conserva preziose decorazioni a fresco realizzate da Lazzaro Tavarone entro il 1610; la volta del salone principale del piano nobile racconta il ‘Primo viaggio di Cristoforo Colombo’ in cui si osserva una veduta idealizzata che si estende simbolicamente sul promontorio di Portofino a levante e sulla Lanterna a ponente.

Le suggestioni paesaggistiche di Tavarone, allievo di Luca Cambiaso, si rincontrano nelle decorazioni dell’atrio in cui si possono osservare le ‘Storie di Antonio e Cleopatra’, basate sulla narrazione di Plutarco.

Nel 1785 il palazzo passò alla famiglia Negrotto Cambiaso, che scelse di affidare una profonda ristrutturazione all’architetto ticinese Giovanni Battista Pellegrini. Egli reinterpretò il linguaggio manierista con un importante filtro neoclassico.

Fu così che la facciata venne ampliata con nove assi di finestre, creando una connessione tra gli ambienti del palazzo e la piazza antistante. All’interno, lo scalone principale venne ridisegnato abbandonando l’impostazione cinquecentesca con rampe divergenti in favore di una spazialità fluida e grandiosa, dettata dal gusto settecentesco.

Nel 1890, l’edificio fu acquistato prima dalla famiglia Cohen, poi da quella Belimbau, che ne fece una sede rappresentativa e lo adattò progressivamente a uffici. Tuttavia, durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, il palazzo subì gravi danni, perdendo parte delle sue decorazioni interne.

Nel 1999, gli eredi Belimbau donarono il palazzo all’Università di Genova. Fu l’avvio di un ambizioso progetto di restauro che si concentrò particolarmente sul mantenimento del valore storico e artistico dell’architettura.

Tante sono le vicende di questo palazzo ma una su tutte è ancora ricordata da una importante targa e riguarda un evento storico accaduto nel 1815.

In quell’anno, infatti, papa Pio VII, prigioniero di Napoleone Bonaparte, durante il suo passaggio a Genova si trovò a soggiornare proprio a palazzo Belimbau.

Isabella Rizzitano

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