Ci sarà ancora da attendere poco più di un anno per poter ammirare "Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova a Londra”, una mostra che si annuncia come una delle più importanti mai dedicate al genio fiammingo.
Un evento espositivo di grande riguardo che sarà accolto nelle sale dell’appartamento del Doge di Palazzo Ducale. La data da segnare sul calendario è quella del 26 marzo 2026 per l’apertura della mostra che vorrà raccontare la vita, l’arte e l’evoluzione stilistica di uno dei più grandi maestri della pittura europea: Antoon Van Dyck.
La curatela è affidata ad Anna Orlando, tra le maggiori studiose di Van Dyck, e la belga Katlijne Van der Stighelen dell'Università di Leuven.
La mostra presenterà circa quaranta dipinti del maestro fiammingo, tra cui numerosi capolavori provenienti dai più prestigiosi musei d'Europa e collezioni private, rendendo l'esposizione un evento imperdibile per gli appassionati di arte di tutta Europa. Insieme ai dipinti, saranno esposti anche disegni, incisioni e altre opere significative che documentano l’abilità del maestro fiammingo di adattarsi a ogni contesto. Durante la sua permanenza a Genova tra il 1621 e il 1627, Van Dyck plasmò il suo stile in modo unico, rispondendo alle esigenze particolari della città e della sua aristocrazia.

"Sarà la più grande mostra su Van Dyck mai fatta a Genova - afferma Orlando - Abbiamo iniziato a ricevere le conferme dei prestiti da tutta Europa e, nei prossimi mesi, confermeremo quaranta dipinti del maestro, capolavori che mostrano come Van Dyck, pur lavorando nella prima metà del Seicento, è riuscito a scolpire il volto della pittura europea”. La mostra si concentrerà non solo sugli aspetti formali dell'opera di Van Dyck, ma anche sull’evoluzione del suo approccio artistico, che mutò significativamente a seguito delle sue esperienze nei vari luoghi dove visse e operò. "Racconteremo Van Dyck come non lo abbiamo ancora fatto", prosegue ancora Orlando, "per mostrare come un genio come lui si sintonizzò con grande maestria con le diverse realtà urbane in cui visse, da Anversa a Genova, fino a Londra. Ogni città richiedeva approcci differenti, e Van Dyck rispose con un linguaggio pittorico capace di codificare la cultura sociale e politica del proprio tempo".
In particolare, la fase genovese di Van Dyck è cruciale per comprendere la metamorfosi che trasformò il giovane artista fiammingo in uno dei rappresentanti più brillanti dell'arte barocca. "A Genova - conclude - Van Dyck dipinse in un modo preciso, esprimendo i desideri e i gusti dell'élite genovese, scegliendo soggetti e atmosfere che rispondevano all'ambiente intimo e raffinato della città. Ma quando tornò nelle Fiandre e, successivamente, in Inghilterra, il suo stile mutò profondamente, adattandosi alle nuove richieste del mercato e della clientele del re Carlo I”.
Accanto alla cura scientifica del progetto, il percorso espositivo sarà arricchito da sezioni multimediali innovative, che offriranno al pubblico una visione più dinamica e immersiva dell’opera di Van Dyck, facendo interagire le opere d'arte con altri manufatti, tra cui sculture e oggetti dell’epoca con l’obiettivo di immergere visitatori e visitatrici nell’esperienza storia dei periodi e dei luoghi.
Il presidente della Fondazione Palazzo Ducale, Beppe Costa, evidenzia anche l'importanza di un progetto che afferma il ruolo culturale internazionalmente riconosciuto di Genova: “Questa mostra rappresenta un punto di svolta per la nostra città. Ospitare i capolavori di Van Dyck in Palazzo Ducale non solo celebra l’incontro tra arte e storia, ma testimonia il ruolo insostituibile di Genova come crocevia culturale internazionale. La capacità di Van Dyck di adattarsi e trasformarsi in risposta alle differenti esigenze dei suoi committenti è la prova inconfutabile del suo genio senza tempo. Con questa retrospettiva, vogliamo raccontare come il maestro, arrivato in Italia a soli ventuno anni, abbia saputo sintonizzarsi con ogni contesto, dipingendo in modo specifico a Genova e cambiando il suo linguaggio artistico al ritorno nelle sue terre d’origine, fino a raggiungere il culmine della sua carriera lavorando per il re Carlo I d’Inghilterra. È un viaggio nell’evoluzione stilistica che dimostra come ciò che qui veniva richiesto e ciò che altrove si esprimeva fossero mondi completamente diversi”.
Costa ha aggiunto: "Genova, nel Seicento, era un vero e proprio faro culturale. Il nostro obiettivo con questa mostra è far rivivere quella magia, evidenziando come l’ambiente genovese abbia influito sulla scelta dei soggetti e sullo stile di Van Dyck. Celebrare questo artista, capace di reinventarsi in base al contesto, significa anche riaffermare l’identità e la ricchezza culturale della nostra Repubblica, che continua a influenzare l’arte europea fino ad oggi"
Importante sottolineare che l'evento non si limita a Palazzo Ducale. Un programma di mostre collaterali, che include spazi museali come i Musei di Strada Nuova, il Museo Diocesano e altri luoghi storici cittadini, contribuirà a estendere l’esperienza culturalmente, permettendo ai visitatori di esplorare a 360 gradi l’impatto dell’arte fiamminga sulla cultura locale.
Inoltre, il progetto si inserisce in un ambizioso programma denominato “Van Dyck 2026”, che comprende altre iniziative che coinvolgeranno anche il mondo accademico. L’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Lorenza Rosso, ha dichiarato: “Sarà una mostra grandiosa, sarà bellissima. Dopo Rubens, il suo maestro, arriviamo a Van Dyck, un artista importante per Genova, anche perché l'ha rappresentata in moltissimi dei suoi dipinti. Qui ha iniziatola sua fase ritrattistica ed è un pittore che può farci vedere la Genova del Seicento.Per me cultura è sociale, quindi puntiamo anche su questi grandissimi uomini del passato per far riconoscere Genova e farla tornare a quello che era”.

Anche Pietro Piciocchi, vice sindaco facente funzione, ha salutato l’iniziativa con entusiasmo, evidenziando poi il ruolo cruciale svolto da Palazzo Ducale: “Sono molto contento perché ancora una volta Palazzo Ducale conferma il suo ruolo e la sua reputazione ormai ampiamente internazionale. Ringrazio Palazzo Ducale perché segue il percorso di crescita della nostra città. Inoltre si tratta di una mostra in collaborazione con il Comune di Genova e questo credo sia anche un aspetto molto importante che esprime la capacità dei nostri uffici di fare cose grandi al pari di quello che avviene in tante altre città internazionali perché la cultura è certamente un volano enorme di sviluppo del nostro territorio”.
Palazzo Ducale, dunque, torna centrale e, in attesa della grande mostra di Van Dyck, si prepara a raccontare la grande arte contemporanea di Giorgio Griffa come spiega Ilaria Bonacossa, direttrice di Palazzo Ducale: “Si intitola ‘Dipingere l’invisibile', curata da me e Sébastien Deló, che è un curatore francese, curatore al Museo Picasso; sarà una monografica di Giorgio Griffa, un maestro della pittura astratta contemporanea, le cui opere sono nei grandi musei, sono al MoMA, sono al Pompidou, ha partecipato tre volte alla Biennale di Venezia e in molte collezioni italiane, sta avendo un grande ritorno anche di critica. È un artista che lavora con dei tratti minimali che sembrano dei ghirigori, dei segni astratti per marcare il passaggio del tempo, delle tele non intelaiate, lui lavora con le tele stese per terra in una sorta di quasi balletto, un signore che compierà ottantanove anni il giorno dopo l'inaugurazione, che però fa questi quadri da sempre di questi colori pastello con una delicatezza e un'allegria e questa sensazione di un tempo lento, proprio una pittura che invita a dedicare tempo e rientrare in qualche modo in contatto con le proprie emozioni. Inoltre per la prima volta apre delle finestre a Palazzo Ducale, riapre dei saloni, lascia i pavimenti originali, entrando proprio con il suo lavoro in dialogo con lo spazio”.

A supporto della curatela c’è un nutrito comitato scientifico composto di nove studiosi italiani e stranieri di grande levatura: Anna Maria Bava, direttore della Galleria Sabauda e responsabile gestione e cura del Patrimonio dei Musei Reali di Torino; Maria Grazia Bernardini, già direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini e del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma; Nils Büttner, Presidente del Centrum Rubenianum di Anversa e professore della Staatliche Akademie del Bildenden Künste di Stoccarda; Gregory Martin, membro dell’Editorial Board del Corpus Rubenianum Ludwig Burchard e del Rubenianum Fund di Anversa, già direttore di Christie’s Londra e viceconservatore alla National Gallery di Londra; Jennifer Scott, Direttrice della Dulwich Picture Gallery di Londra; Alejandro Vergara, Senior Curator of Flemish Art and Northern Schools, Museo del Prado, Madrid; Hans Vlieghe, professore emerito dell’Università di Leuven e membro dell’Editorial Board del Corpus Rubenianum L. Burchard di Anversa e Bert Watteeuw, direttore del museo Rubenshuis di Anversa. Il catalogo, previsto anche in una edizione in lingua inglese, ospiterà contributi dei membri del comitato e di altri studiosi italiani e stranieri e arricchirà l’offerta al pubblico e alla comunità scientifica, attraverso saggi di approfondimento e schede delle opere esposte.
Dal 20 marzo 2026, Genova sarà dunque pronta a diventare crocevia centrale per gli amanti dell’arte europea, celebrando la testimonianza senza tempo di uno dei più grandi ritrattisti di tutti i tempi.









