Attualità - 18 aprile 2025, 08:00

Addio a Castaldi, storico negozio di San Teodoro: "Chiudo con amarezza, ma non c’è più futuro"

Dopo settantotto anni abbassa la saracinesca il punto vendita di abbigliamento e intimo di via Bruno Buozzi. Il titolare Andrea Solinas: “Questa zona era un gioiello, ora non è più appetibile. Degrado, insicurezza e la chiusura della banca di quartiere ha dato il colpo di grazia”

Il 12 maggio ci sarà un rinfresco per salutare i clienti storici, poi la saracinesca si abbasserà definitivamente dopo settantotto anni di attività. È la storia di Castaldi, storico negozio di abbigliamento e intimo di via Bruno Buozzi, a San Teodoro, gestito da trentatrè anni e ancora per qualche settimana da Andrea Solinas, nipote del fondatore Enrico Castaldi. “La mia famiglia è alla guida di questa attività da tre generazioni, da quando nel 1947 il nonno aprì la sede di via Fassolo, proprio qui dietro”. Ai tempi, via Buozzi era un’arteria di passaggio, mentre i negozi si concentravano nella parte interna. Per tutti questi anni, Castaldi ha rappresentato un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere, come un baluardo di tradizione e familiarità.

Solinas ricorda con un velo di tristezza, e anche con un po’ di rabbia, come la sua attività, insieme alle altre, contribuì a trasformare via Bruno Buozzi nel cuore pulsante del commercio locale: “Qui negli anni Ottanta era tutto diverso, Adriano Celentano era addirittura venuto a girare qui alcune scene di un suo film. Mio nonno Enrico era un’istituzione per il quartiere, è stato nominato anche Cavaliere del Commercio e dello Sport per il suo impegno calcistico con la Gargiulo, la sua squadra. Ancora oggi mi capita di incontrare persone che hanno giocato per lui. Insieme a un altro punto di riferimento della zona, il parroco della Chiesa di San Teodoro Don Bruno Venturelli, aveva ideato il Premio Regionale Ligure dedicato ai nativi di San Teodoro, durante il quale, in piazza Sopranis, venivano premiati i migliori nei campi dello sport e dello spettacolo”.

Ma il tempo, inesorabile, ha iniziato a scorrere in un'altra direzione. “Il primo negozio a chiudere è stato Protti, il negozio di calzature, che è stato sostituito da un kebab. Poi è stata la volta di Rivella, a cui è subentrato un night club; più di recente anche il ferramenta Chessa ha chiuso, ora al suo posto c’è una lavanderia a gettoni”.

L'arrivo di attività diverse, spesso legate a un flusso di passaggio più che a una clientela stabile e affezionata, ha segnato una lenta ma inesorabile trasformazione. “La realtà è che, commercialmente, questa via non è più appetibile: c'è un surplus di bed and breakfast, ma mancano i servizi per chi vive qui tutto l’anno” constata amaramente Solinas, che è anche il presidente del CIV della zona. Le vetrine si sono fatte sempre più rade, sostituite da tanti negozi di alimentari etnici che hanno spinto il titolare a soprannominarla ‘La via del gusto’. Anche la gente sembra aver perso l'abitudine di passeggiare e curiosare, troppo spesso con gli occhi incollati al cellulare.

Gli ultimi anni sono stati particolarmente difficili. La chiusura della filiale di Banca Bper, “la numero 2, una delle agenzie più grosse e più importanti di tutta Genova”, ha rappresentato un colpo durissimo per l'intero quartiere. “Dallo scorso novembre è stato un disastro totale: scomparsa la filiale, e anche il bancomat, la gente non passa più qui davanti. I problemi esistevano anche prima, la zona è ormai frequentata poco e si respira un clima di insicurezza e paura sempre più predominante”. Anche il cambiamento demografico ha giocato un ruolo cruciale: gli anziani qui non ci abitano più, i figli hanno affittato o venduto i loro appartamenti e si sono allontanati. Le nuove generazioni, poi, sono sempre più orientate sugli acquisti online di prodotti di grandi marchi.

Nonostante il suo ruolo di presidente del CIV, Andrea Solinas ha dovuto assistere impotente al declino, lamentando la scarsa attenzione da parte delle varie giunte comunali nei confronti di via Bruno Buozzi: “Dovrebbe essere il biglietto da visita di Genova, perché i crocieristi che sbarcano arrivano subito qui, è la prima cosa che vedono… Invece nessuno è mai riuscito a trovare una soluzione a questo progressivo declino”. Quello che emerge dal suo racconto è un senso di frustrazione e di impotenza, accentuato dal focalizzarsi degli interventi e delle attenzioni sul vicino quartiere di Sampierdarena, che rientra nel medesimo Municipio e che, forte delle tante problematiche che lo interessano, ha spesso catalizzato l’attenzione delle amministrazioni.

Oggi, con la decisione di chiudere l'attività, la nostalgia si mescola all'amarezza: “Abbiamo dovuto anche fronteggiare gli anni del Covid, che per noi commercianti sono stati davvero impossibili, con aiuti praticamente inesistenti da parte dello Stato. Quella è stata la prima mazzata, e da lì è iniziato piano piano a calare il lavoro sempre di più".

A preoccupare Solinas è soprattutto il degrado che sta colpendo la zona: “Le aiuole sono abbandonate, la zona verso la caserma dei carabinieri è dimenticata, e le ordinanze anti-alcol non sono mai state davvero applicate. Durante la giunta Doria, ad esempio, provvedimenti del genere sono stati presi per altre zone, ma qui no. C’erano due minimarket che vendevano alcol fino a tardi, e per anni la strada è stata invasa da ubriachi, creando disagio e paura tra i residenti. La presenza del Ceis ha peggiorato ulteriormente la situazione: i minori non accompagnati ospitati nella struttura spesso escono di notte, provocano danni e mettono in allarme chi vive nel quartiere. Incontri con le istituzioni e i responsabili del centro non hanno risolto nulla: le persone hanno paura, alcuni evitano persino di uscire la sera. Neanche il turismo da crociera porta benefici concreti: i visitatori non consumano, non comprano, non aiutano davvero il tessuto economico del quartiere”.

Per ora, resta solo il ricordo di un tempo in cui via Bruno Buozzi era un vero cuore commerciale pulsante, un ricordo custodito con malinconia da chi, come Andrea Solinas, ha vissuto la sua epoca d'oro. Ma che spera, un giorno, di poter vedere di nuovo acquisire la dignità che merita: “Abbiamo il mare qui davanti, in altre zone della città le case e i negozi avrebbero tutto un altro prezzo. Questa zona mi sta a cuore: i miei nonni hanno combattuto per farla diventare bella, accogliente, vivibile, e cercherò, per quello che posso, di occuparmene sempre, anche se non sarà facile”.

Chiara Orsetti

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