Economia - 16 maggio 2025, 10:33

A Genova il record nazionale di inflazione: è il capoluogo di regione con l’incremento maggiore in Italia

Nella città che è già alle prese con una Tari tra le più care del Paese, si registra un aumento del 2,6 per cento contro la media nazionale dell’1,9 per cento

Non solo una Tari tra le più care d’Italia, i genovesi fanno i conti tutti i giorni anche con l’inflazione più alta del Paese tra i capoluoghi di regione e i Comuni con più di 150mila abitanti.
Nell’ultimo report pubblicato da Istat, Genova risulta al top in Italia con il +2,6% di inflazione contro una media nazionale dell’1,9%. Al secondo posto c’è Padova con il +2,5%, poi Bolzano, Napoli e Rimini a +2,4%. La crescita più contenuta, invece, si registra a Firenze (+1,2%), Catanzaro (+1,1%) e Parma (+0,9%).

Ad aprile 2025 l’inflazione si mantiene allo stesso livello di marzo (+1,9%). La stabilità del ritmo di crescita dei prezzi al consumo sintetizza dinamiche settoriali opposte: da un lato, persistono tensioni sui prezzi degli alimentari (+3,0% da +2,4%), che ad aprile si estendono anche a quelli dei servizi relativi ai trasporti (+4,4% da +1,6%). Dall’altro, si osservano tendenze deflattive nel comparto energetico (-0,8%, da +2,6%), trainate dalla componente non regolamentata (-3,4% da +0,7%). Aumenta il ritmo di crescita dei prezzi del ‘carrello della spesa’ (+2,6% da +2,1%) e dell’inflazione di fondo, che si attesta a +2,1% (da +1,7% di marzo).

Nel report di Istat si legge anche che, su scala nazionale, risultano in rallentamento i prezzi dei beni energetici non regolamentati (da +0,7% a -3,4%) e quelli dei tabacchi (da +4,6% a +3,4%). Accelerano i prezzi dei beni energetici regolamentati (da +27,2% a +31,7%), quelli dei beni alimentari, sia non lavorati (da +3,3% a +4,2%) sia lavorati (da+1,9% a +2,2%), e quelli dei servizi relativi ai trasporti (da +1,6% a +4,4%).

Nel mese di aprile l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera (da +1,7% a +2,1%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +1,8% a +2,2%).

La crescita tendenziale dei prezzi dei beni si attenua (da +1,5% a +1,0%), mentre quella dei servizi sale (da +2,5% a +3,0%). Il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni si amplia, portandosi a +2,0 punti percentuali (era +1,0 nel mese precedente).

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano un’accelerazione del tasso tendenziale di variazione (da +2,1% a +2,6%), quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto un rallentamento (da +1,9% a +1,6%).

Il lieve aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto prevalentemente alla crescita dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+3,4%), ma anche a quella dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,8%), che risentono entrambi di fattori stagionali. Aumentano inoltre i prezzi degli alimentari non lavorati (+0,7%) e lavorati (+0,5%) e quelli dei servizi relativi all’abitazione (+0,3%). Tali effetti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi degli energetici regolamentati (-6,9%) e non regolamentati (-5,8%) e di quelli dei beni durevoli (-0,3%).