Genova si specchia nel suo passato per capire quale sarà il proprio futuro.
Così, dopo mesi in cui l’attenzione è stata catalizzata dal dibattito politico per decidere a chi sarà affidato il governo della città, fare un salto indietro nell’albo dei sindaci della città fa emergere con forza due figure: Andrea Podestà e Vannuccio Faralli. Entrambi si potrebbero definire pionieri della sindacata genovese, protagonisti di due momenti fondativi della città.
Il primo, Podestà, è stato sindaco dell’Unità d’Italia mentre il secondo, Faralli, lo è stato della Genova liberata.
Due periodi profondamente diversi e due uomini profondamente diversi che si sono contraddistinti per la capacità di farsi traghettatori della Superba verso il futuro.
Nel 1863, quando l’Italia era stata unita da appena due anni, a capo del governo cittadino venne eletto Andrea Podestà. Avvocato di spessore e politico visionario, Podestà fu il primo sindaco dell’era moderna. In quegli anni Genova stava facendo i conti con una realtà diversa da quanto era stata abituata a vivere: dopo i fasti della gloriosa Repubblica che l’aveva incoronata regina dei mari e città dal peso non indifferente, con la Restaurazione alle spalle, la città ora era parte di una nazione che si stava costruendo.
Durante i suoi lunghi mandati, tra il 1866 e il 1895, Podestà guidò la città verso un’espansione urbanistica senza precedenti. A lui, che fu l’ultimo acquirente di Palazzo Lomellino, si deve la realizzazione di piazza Corvetto, quella del Ponte Monumentale e l’ampliamento del porto a cui si aggiunse la visione sempre più industriale di Genova. E se molto di quello che noi ancora oggi vediamo è frutto della sua politica, al Podestà non mancarono critiche e accuse di speculazioni edilizie e di vicinanza agli interessi privati.
Ottant’anni più tardi, Genova è un’altra. Ha attraversato la Seconda Guerra Mondiale e ne è rimasta ferita in modo profondo. Con un moto d’orgoglio che le è valso la Medaglia d’Oro al Valor Militare, era riuscita a liberarsi da sola dall’occupazione tedesca tornando a essere sin da subito una città viva.
Sindaco di questa rinascita è Vannuccio Faralli, primo sindaco della Genova Repubblicana. Giornalista, intellettuale, partigiano socialista, Faralli è stato nominato proprio il 25 aprile del 1945, giorno della Liberazione.
Un mandato breve, il suo, terminato nel dicembre del ’46, ma cruciale perché è stato lui a rilanciare l’impegno civile e a restituire la fiducia di un’amministrazione vicina al popolo. Genova si risolleva, un quartiere accanto all’altro, una delegazione accanto all’altra, e si ricompone per aggiungere alla sua storia un’altra pagina fondamentale.
Entrambi, seppur con visioni diverse, sono stati capaci di lavorare per rendere Genova una città in cui passato e presente si fondono per scommettere sul futuro, che ha i contorni del bene comune.










