Termina questo mercoledì ‘I mestieri di una volta’, un ciclo di servizi de ‘La Voce di Genova’ dedicato a chi ancora svolge quei mestieri antichi, con il medesimo impegno e la medesima passione. Ogni settimana vi abbiamo raccontato storie di ingegno, di orgogliosa resistenza, di rinascita, di ritorni alla moda: storie fatte di mani sapienti, di teste pensanti, di tantissimo amore e attaccamento alle proprie radici. Buona lettura!
“L’antiquario è il secondo mestiere più antico del mondo, i romani vedevano la roba dei greci, i greci quella dei fenici. Si va indietro così”.
Lo racconta sorridendo Alberto Capozzi, antiquario genovese, titolare dell’omonima attività di piazza Fontane Marose, con alle spalle una storia di famiglia che attraversa quattro generazioni, tra cinema, arte e una passione diventata mestiere.
L’inizio della vicenda sembra saltare fuori dalle pagine di un romanzo: “Il mio bisnonno, anche lui Alberto Capozzi, è stato il divo più pagato del cinema muto in Italia. Essendo un artista, amava l’arte. Quella vera, quella antica, perché l’arte moderna doveva ancora arrivare. Viveva tra Parigi, l’America Latina e diceva sempre a mio nonno e mio zio: ‘Ragazzi, interessatevi di queste cose, sono belle’. Quando lui morì, durante la guerra, trovarono la sua casa saccheggiata. Ma qualcosa era rimasto. Caricarono su un camioncino quelle che sembravano cose di poco conto e le portarono a Genova. Lì, un certo Bossi, il più importante antiquario genovese del Novecento, comprò tutto. E allora mio nonno capì: quella roba valeva qualcosa. Da lì è iniziato tutto”.
Capozzi racconta il mestiere con una passione tipica di chi ogni giorno porta avanti non un semplice lavoro, ma qualcosa di più. Dalle sue parole emerge l’essenza più autentica dell’antiquario:un ricercatore, storico, appassionato.
“Ho iniziato da ragazzo, andavo alle aste già a 16 anni. Ho studiato legge, ma sapevo che non era il mio futuro. Ho sempre visto cose antiche, e ogni oggetto mi raccontava qualcosa”.
E in tanti anni di attività, per le mani Capozzi ha stretto tesori di ogni tipo. “Tra gli oggetti di maggior valore c’è un vaso ‘Primavera’ di Barovier & Toso, degli anni ’30. Un capolavoro. Ma il mio oggetto del cuore è un quadro di Piola, che vale molto meno del vaso ma che mi ha sempre parlato. Mio padre non me l’ha mai fatto vendere. Certe volte un oggetto da quattrocento euro ti emoziona più di uno da centomila”.
L’antiquariato, secondo Capozzi, non è solo un lavoro, ma una caccia al tesoro quotidiana, un’avventura. “Esci la mattina e puoi scoprire qualcosa. Se lo trovi, è una gioia. Se non lo trovi, magari lo sfiori, e impari qualcosa. È un mestiere che ti diverte, ma che non perdona l’improvvisazione. La crisi ha spazzato via chi non aveva passione, qualità o onestà intellettuale. Perché un vero antiquario deve vendere qualcosa in cui crede, non qualcosa per fregarti”.
E qui emerge anche l’etica del mestiere: “Se vendi qualcosa, devi essere coerente. Non basta avere l’occhio: ci vuole cultura, studio, esperienza. Una vita intera”.
Il rischio più grande per un antiquario? Confondersi con il collezionista. “Se ti affezioni troppo alle cose, diventi dispendioso. L’antiquario deve amare le cose, ma poi lasciarle andare. Il cliente può comprare per bellezza, noi dobbiamo comprare per poter rivendere. È una differenza fondamentale. Però sì, mi affeziono alle persone. Quelle non le cambio mai”.
Alla domanda se oggi conviene investire nell’antiquariato, Capozzi risponde senza esitazioni: “Sì. Io ci credo. Ci investo tantissimo. Il collezionismo antico non si ferma mai. L’arredamento è un po’ fuori moda, ma proprio per questo si fanno buoni affari. Basta saper scegliere: o lo fai con competenza, o paghi un professionista. Ma la qualità vince sempre. E il mercato, a mio parere, sta tornando su”.
Per chi volesse intraprendere questo mestiere oggi il consiglio è uno: “Avere passione. Oggi è il momento giusto. Ma ci vuole tempo. Una clientela si costruisce in anni. I soldi non arrivano subito ma è un mestiere che regala divertimento, studio, sorprese. Poi, se ci si diverte e si diventa bravi, allora si guadagnerà anche”.
Per il futuro, poi, il desiderio è uno solo e riconferma ancora una volta la passione di Capozzi: “Trovare tesori. Quando trovi qualcosa che ti piace, anche se non la vendi subito, torni a casa contento. Comprare è più importante che vendere. Vendere è una necessità. Comprare è la magia”.






