Attualità - 04 luglio 2025, 14:35

Il futuro passa dalla cura degli anziani. L’appello di Sant’Egidio: “Caldo e solitudine sono la normalità con cui bisogna fare i conti”

Proteggere chi è più fragile è un dovere di tutti, ma servono scelte politiche, volontariato e reti di prossimità per sostenere gli anziani a domicilio. Genova può diventare laboratorio nazionale: il 37% degli over 65 vive da solo

Il futuro passa dalla cura degli anziani. L’appello di Sant’Egidio: “Caldo e solitudine sono la normalità con cui bisogna fare i conti”

Caldo e solitudine non sono fenomeni occasionali, ma la normalità con cui la nostra società deve fare i conti”. 

Questo il messaggio lanciato dalla Comunità di Sant’Egidio attraverso le parole del suo responsabile ligure, Andrea Chiappori, nel corso della presentazione del programma nazionale “Viva gli Anziani!”. 

L’incontro è stata anche l’occasione per denunciare i rischi crescenti a cui sono esposti gli anziani durante i mesi estivi e per proporre alternative concrete, già sperimentate con successo, per una società più attenta e solidale.

Il caldo non è un’emergenza temporanea: è tempo di una svolta culturale. Facciamo appello alle istituzioni e ai cittadini liguri di ricordarsi degli anziani, particolarmente in questo periodo caldo e con un’attenzione speciale a chi è a rischio di isolamento” ha ricordato Chiappori.

"Per molti anni abbiamo pensato caldo e solitudine come emergenze temporanee – ha continuato – oggi però non è più così: nei prossimi anni non farà meno caldo, e la solitudine aumenterà, viste le tendenze demografiche. Ondate di calore, isolamento e invecchiamento della popolazione sono ormai realtà strutturali”. 

L’invito è a leggere con attenzione i cambiamenti demografici in atto: la Liguria è una delle regioni più anziane al mondo, e la tendenza all’invecchiamento della popolazione continuerà nei prossimi anni. “Serve un cambiamento di mentalità – ha detto ancora Chiappori – una società ricentrata sugli anziani, capace di proteggerli, valorizzarli, ascoltarli ripensando in profondità le politiche e i modelli di assistenza”.

In Italia, ci sono oggi 9,3 milioni di persone sole, di cui 4,4 milioni hanno più di 65 anni. Le donne anziane sono le più esposte: una su due oltre i settantacinque anni vive da sola. Nell’area metropolitana di Genova il 37% della popolazione over 65 vive in famiglie unipersonali: più di un anziano su tre vive da solo. Sempre secondo ISTAT, 845.000 over 65 dichiarano di non avere nessuno su cui contare. Il disagio psichico è in aumento: si registrano 1.400 suicidi l'anno tra gli anziani, pari al 38% del totale nazionale, pur essendo gli anziani solo il 24% della popolazione.

Sono dati impressionanti – ha commentato il Responsabile di Sant’Egidio in Liguria – che però non devono spaventare, ma devono orientare a ripensare le politiche, e più in generale la vita della società, in modo diverso”.

La Liguria, e in particolare Genova, rappresenta uno scenario paradigmatico: la città più anziana d’Italia e una delle più vecchie d’Europa. Qui il programma “Viva gli Anziani!” segue 4.500 over 80 in quattro quartieri – Begato, Sampierdarena, Centro Storico e Sestri Ponente – attraverso una rete di 2.065 soggetti di prossimità (volontari, medici, portieri, farmacisti, vicini). L’investimento attuale è simbolico: circa 30 euro per anziano. Eppure, i risultati parlano chiaro: -20% di accessi impropri al pronto soccorso, una diminuzione della spesa pubblica e, soprattutto, un miglioramento della qualità della vita degli anziani.

È una cifra minima – spiega Chiappori – ma sufficiente a costruire una rete umana che monitora, accompagna e protegge. Con un modesto incremento di risorse potremmo estendere enormemente il raggio d’azione, risparmiando sui costi sanitari e sociali. Investire nella prossimità è una strategia intelligente”.

Sant’Egidio rifiuta l’idea che l’unica risposta per gli anziani fragili sia il ricovero in RSA o case di riposo. “Nessuna struttura – ribadisce Chiappori nel corso della conferenza stampa – potrà mai sostituire la sicurezza e la dignità che offre una casa. La permanenza a domicilio, se supportata da reti di prossimità, è non solo più umana ma anche più sostenibile economicamente”.

Attorno agli anziani gli operatori hanno creato reti di prossimità fatte da 2.065 attori sociali coinvolti, di cui circa 80 anziani attivisti, tra volontari, medici, portieri, commercianti, vicini, assistenti familiari e anziani vicini di casa. Maria Pittaluga, che si occupa degli anziani a Begato, ha descritto la situazione nel quartiere: "Begato è un quartiere molto difficile perché oltre a essere un concentrato di problematiche che riguardano anziani e giovani. Gli anziani oggi sono quelli che quarant’anni fa sono stati trasferiti dal quartiere di via Madre di Dio. Finché erano giovani e automi si muovevano bene e non c’erano problemi. Diventati anziani, rimangono chiusi in casa senza la possibilità di uscire perché, se non abitano sulla strada principale dove passano i mezzi pubblici, possono solo muoversi a piedi in una zona piena di salite, scale e non solo”.

Mario Piano, un volontario ultraottantenne, ha raccontato la sua esperienza: “Questo progetto l'ho visto cominciare. All'inizio c'era gente che non era molto convinta, addirittura non voleva niente. Piano piano le cose sono cambiate; ho esperienza con tanta gente, abbiamo aiutato tante persone. Anche chi sembra più chiuso e dice di non volere nulla, poi ringrazia cento volte perché si sente ricordato e ci dice che siamo gli unici che vanno a suonare. Si sente proprio la gioia e in fondo è con poco perché noi suoniamo non è che facciamo niente, eppure ti rendi conto che fai della gente contenta con niente”.

Per questo è stato presentato anche un semplice decalogo di consigli pratici, rivolto a tutti. Pittaluga ha indicato alcuni punti fondamentali: "Per esempio è importante notare la cassetta della posta. Se in una cassetta della posta si ammucchia la posta vuol dire che c'è qualcosa che non va. È importante, magari quando si esce a far la spesa, suonare a un anziano e chiedere se ha bisogno di qualcosa. Stare attenti a anche per strada e se si nota qualcuno con problemi, magari disorientato, fermarsi un attimo e chiedere. Suonare e chiedere ai vicini anziani se è tutto a posto è già un grande gesto”.

Inoltre, anche quest’estate la Comunità di Sant’Egidio garantirà l’apertura estiva dei propri centri climatizzati, in particolare nelle periferie. Promuoverà vacanze solidali, momenti culturali e di socializzazione e visite negli istituti. Perché, ha affermato Andrea Chiappori “non vogliamo lasciare solo nessuno”.

Chiappori si è rivolto alle istituzioni: “Sarebbe interessante che il Comune di Genova, che sembra stia iniziando a muoversi in questa direzione, promuovesse azioni concrete per sviluppare ulteriormente questo modello”. Ha inoltre aggiunto che "Genova è la città più anziana d'Italia, può diventare di fatto una sorta di hub per imparare a tutelare gli anziani anche attraverso l'aiuto del volontariato quindi chiamando i giovani a farlo. Questo sicuramente noi lo auspichiamo non solo dovrebbe ma dovrebbe già essere un posto dove si studia l'invecchiamento della popolazione questo ancora non avviene del tutto speriamo che ci sia un incremento nei prossimi mesi e anni e certamente il fatto dell'apporto del volontariato è decisivo per un motivo molto semplice perché i volontari sono coloro che conoscono in maniera più approfondita la realtà degli anziani che vivono soli e quindi sono coloro che sanno immaginare e mettere in pratica le soluzioni più efficaci”.

Il futuro di Genova passa da qui: dalla capacità di prendersi cura dei propri anziani, non parcheggiandoli, ma integrandoli in comunità vive.

Isabella Rizzitano

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