Attualità - 08 agosto 2025, 08:00

Genova, viaggio nei bagni pubblici introvabili, tra assenza e accessi a pagamento. E non sempre realmente fruibili

In centro il riferimento solo i bar, dove però si deve prima consumare. In stazione si paga, ma non sempre il servizio è all’altezza

Genova, viaggio nei bagni pubblici introvabili, tra assenza e accessi a pagamento. E non sempre realmente fruibili

Ci sono quelli free e quelli a pagamento, quelli che classicamente hanno la fila e non sempre e solo per ragioni di igiene, quelli faticosi da raggiungere, quelli pulp, quelli che ‘proprio no’ salvo la situazione non detti altrimenti. E poi ci sono quelle che fuori casa mai, men che meno in viaggio.
Ma la fatica, che si fa a trovare una toilette più o meno pubblica a Genova? Tanta. Partendo dalle stazioni ferroviarie.

Una necessità indicibile, che qualche volta però va detta. In particolare se diventa impellente e se si parla di bagni. O più spesso di ‘cessi’, nel senso non figurato del termine.
Indicatore assoluto di civiltà, dalle condizioni di un bagno puoi misurare il livello di un locale, in senso più ampio di benessere collettivo, decoro urbano.

Tutto più o meno da dimenticare se ti trovi a percorrere le vie del centro e l’unico riferimento per una pipì lampo diventa un centro commerciale, un bar - dove ovviamente devi prima consumare - o un grande magazzino.
Per gli uomini apparentemente un tema che non si pone, anche se sono rimasti rari i coraggiosi che si avventurano per orinatoi ancora sparpagliati in giro per la città. Si contano sulle dita di una mano, che non c'è modo di lavare comunque una volta usciti. Uno spettacolo per temerari, ma che offre un’alternativa in extremis. Almeno quello.

Ma se la storia non breve dei bagni delle donne potrebbe arricchire di aneddoti un’enciclopedia, tra web e social negli ultimi anni sono fiorite guide sul tema, canali dedicati e persino manualistica e una classifica, datata 2023 quindi da aggiornare, con gli indicatori tipo e un protocollo di regole e cataloghi di giudizio (“da uno a cinque spazzoloni”) per ristoranti, bar e pasticcerie, centri commerciali, bagni a pagamento e una non meglio precisata ‘categoria’ special. 

Tutto facile, e poi? Nella vita di tutti i giorni, 30 gradi all'ombra e due bottiglie d’acqua ingollate a metà mattina, può essere necessario trovare un bagno in città.

A Genova, tutti orfani di un punto di riferimento - non si offendano gli ex gestori - ma  generazioni sono cresciute nel rigore del giro shopping+pipì in nota ex catena commerciale del centrissimo: la ex Rinascente, parlandone da viva: bagni pulitissimi e fruibili gratuitamente, che hanno lasciato un vuoto nel cuore di molti frequentatori della ‘city’. Dove, tra l’altro, entravi senza timore di sorprese.

Come quella del gettone a pagamento, tanto in voga nelle stazioni, dove i bagni ci sono. Magari anche accessibili e rinnovati. Ma tutti o quasi restano chiusi. Alla modica cifra di un euro e 20 centesimi, come alla stazione di Principe. Lavandini agli ultrasuoni, sapone telecomandato, asciugamani col sensore: bellissimo e persino tornelli da stadio all’ingresso dotati di pos. Inarrivabili bagni a singhiozzo, nel senso che li trovi aperti un giorno sì e l'altro chissà. Ma lo scopri solo una volta dentro, e già pagato l’obolo, se su sei toilette disponibili ce ne sarà più di una agibile (ieri lo erano tutte tranne una, nei giorni scorsi e per settimane, nell'ora di punta c’era solo un bagno a disposizione, gli altri chiusi senza spiegazione). In coda manipoli di signore in attesa spasmodica mentre il tempo è contato, magari tra un treno e l’altro, e una volta dentro non sai se riuscirai, o se dovrai scappare via per non perdere la coincidenza.

Valentina Carosini

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