A sette anni dal tragico crollo del ponte Morandi, che il 14 agosto 2018 costò la vita a 43 persone, la città ricorda. Durante la commemorazione ufficiale, il procuratore capo Nicola Piacente ha ribadito il delicato equilibrio tra attese sociali e rispetto delle garanzie costituzionali.
“La politica aspetta risposte, così come le famiglie delle vittime. È una responsabilità che ci portiamo addosso ogni giorno, ma dobbiamo muoverci entro i confini costituzionali: la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, sancito dall’articolo 101 della Costituzione”, ha affermato Piacente, sottolineando come il lavoro giudiziario sia guidato non solo dall’urgenza morale, ma anche da vincoli istituzionali imprescindibili.
Il processo in corso, che dovrà stabilire la verità giuridica dei fatti, è, secondo il procuratore, una delle chiavi di lettura della tragedia: “Ci interroghiamo non solo sulla manutenzione, ma anche sui controlli della manutenzione. È lecito e doveroso chiedersi cosa sia stato fatto e cosa si sarebbe potuto fare. Ma io, per il mio ruolo, non posso formulare ipotesi di responsabilità”.
Piacente ha però sollecitato una riflessione più ampia: “Il crollo del ponte e il processo che ne è seguito hanno acceso un faro su quello che è stato fatto e che si doveva e poteva fare per quanto concerne non soltanto la manutenzione ma anche sui controlli della manutenzione stessa. Quella che emergerà sarà una verità processuale".
La verità storica? "Andrà ricercata e analizzata altrove non solo nelle carte processuali ma in tutto quello che non sarà emerso nel processo per impossibilità di farla emergere ma che però fa parte della memoria di chi in un determinato momento storico avrebbe dovuto vigilare e controllare sulla manutenzione", conclude Piacente.






